Nella cornice della sede di Banca Passadore si è svolta la conferenza stampa di presentazione dell’ormai consueta rassegna del Festival della Comunicazione. Per quest’anno, in continuità con il tema dell’edizione 2025 dedicata all’Ispirazione, il Festival della Comunicazione sposta lo sguardo verso ciò che permette alle idee di prendere forma: il Coraggio.
Il Coraggio, che può essere inteso anche come chiave di lettura per decifrare un presente segnato da profonde tensioni internazionali e mutamenti. È questo il fulcro concettuale attorno al quale ruoterà la tredicesima edizione del Festival della Comunicazione, in programma, come di consueto, a Camogli dal 10 al 13 settembre 2026. L’evento, la cui eredità intellettuale affonda le radici nel pensiero di Umberto Eco (in cui, proprio quest’anno, ricorrono dieci anni dalla sua scomparsa), si propone di esplorare il coraggio non solo come virtù etica individuale, ma come strumento essenziale per affrontare le sfide globali, mitigare la paura del futuro e contrastare le viltà di fronte all’impegno politico e sociale. In un’epoca che richiede lucidità e capacità di scelta, il festival offre pure una piattaforma di dibattito cruciale per analizzare le dinamiche dell’attuale scacchiere geopolitico.
All’interno del palinsesto, tra gli innumerevoli e svariati temi toccati, spicca un’attenta riflessione sulle mutevoli architetture del potere globale, con un focus specifico sul posizionamento del Vecchio Continente. Il panel intitolato “L’Italia e l’Europa nel secolo delle nuove superpotenze”, che vedrà dialogare figure di rilievo come Federico Fubini, Mara Gergolet e Gilles Gressani, promette di spingere il confronto su terreni d’indagine inediti, essenziali per comprendere le attuali traiettorie dell’egemonia tra Occidente e potenze asiatiche. Questa analisi del presente si intreccia inevitabilmente con la memoria storica recente: a venticinque anni dagli attentati alle Torri Gemelle, l’evento “Io c’ero” riporterà l’attenzione sull’11 settembre attraverso il confronto tra Marco Bucci e Federico Rampini, entrambi presenti nella Grande Mela quel giorno: si tratta di uno spunto fondamentale per rileggere un momento di profonda rottura sistemica, un evento che ha drammaticamente ridefinito la politica estera statunitense e alterato in modo permanente gli equilibri in Medio Oriente e nel resto del mondo.
Le analisi proposte dal festival si arricchiscono ulteriormente attraverso la lente della leadership storica e dell’impegno per la risoluzione dei conflitti. Il programma dedica ampio spazio alle declinazioni del coraggio nella diplomazia e nella sfera pubblica: dal “Coraggio della Pace” discusso da Andrea Riccardi, alla resilienza politica incarnata da Winston Churchill, esaminata da Maurizio Ferraris nel panel “We shall never surrender”. Un approfondimento particolare sarà inoltre dedicato alla figura di Nelson Mandela, esplorata da Marcello Flores e Viviana Mazza, per rimarcare il ruolo cruciale del rispetto delle diversità nei processi di stabilizzazione democratica. A queste dinamiche puramente umane si affianca il nuovo e dirimente campo di battaglia della competizione internazionale: l’intelligenza artificiale. L’intervento di Paolo Benanti, rappresentante ONU, getterà luce sull’impatto etico, normativo e strategico delle nuove tecnologie, un ambito destinato a ridisegnare i rapporti di forza tra le nazioni e la stessa forma mentis delle società contemporanee.
In questo contesto, il borgo ligure non si limita a fare da sfondocaratteristico, ma si pone come crocevia di riflessioni che abbracciano economia, innovazione e relazioni internazionali. Come ricordato durante la presentazione della kermesse, richiamando proprio lo spirito di Eco, l’unica paura salutare è la paura di aver paura. Per chi si occupa di analisi internazionale, il Festival della Comunicazione 2026 rappresenta dunque un’occasione preziosa per riaffermare la necessità di assumersi rischi intellettuali nell’interpretazione della realtà, promuovendo un coraggio delle idee indispensabile per tracciare nuove rotte in un orizzonte globale sempre più frammentato.
