La sicurezza europea torna al centro del dibattito strategico continentale e lo fa partendo da Viterbo, dove la Gaminger Initiative Europe (GIE) ha riunito i rappresentanti delle forze di riserva di undici Paesi europei in un vertice che assume un significato politico e militare particolarmente rilevante nel contesto internazionale attuale. In un’Europa chiamata a confrontarsi con scenari di crisi sempre più complessi, dalla guerra ibrida alla minaccia cibernetica, fino alla necessità di rafforzare la propria autonomia strategica, il ruolo delle riserve militari viene oggi reinterpretato come elemento fondamentale della resilienza nazionale ed europea.
L’incontro, ospitato dall’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia (UNUCI) in occasione del centenario dell’associazione, ha rappresentato un momento di confronto ad alto livello tra vertici militari, esperti di difesa e rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali legate alle forze di riserva. Il tema scelto per il congresso, “Difesa europea: una nuova frontiera per le riserve”, sintetizza efficacemente la trasformazione in atto nelle dottrine di sicurezza occidentali.
A guidare l’organizzazione dell’evento è stato il comandante Giuseppe “Pino” Imbalzano, mentre il Centro di Addestramento dell’Aviazione dell’Esercito Italiano, che celebra quest’anno il suo 75° anniversario, ha fornito il supporto logistico e operativo alle delegazioni internazionali. Una scelta non casuale: l’Aviazione dell’Esercito rappresenta oggi uno dei laboratori più avanzati dell’innovazione militare italiana, soprattutto sul fronte dell’integrazione tra sistemi pilotati e piattaforme autonome.
Il vertice di Viterbo ha assunto un valore ancora più simbolico per la presenza congiunta dei futuri vertici delle due principali organizzazioni internazionali delle forze di riserva: il Generale di Divisione Fulvio Poli, designato alla presidenza del NATO National Reserve Forces Committee (NRFC) per il triennio 2026-2028, e il Tenente Colonnello Lars Bak, prossimo presidente della Confederazione Interalleata degli Ufficiali di Riserva (CIOR). La loro partecipazione testimonia il crescente interesse della NATO verso il tema della mobilitazione strategica delle riserve e il consolidamento di una rete europea sempre più interoperabile.
Particolarmente significativa la riflessione proposta dal Generale Poli, che ha sottolineato come le riserve non possano più essere considerate un semplice elemento di supporto alle forze armate regolari. “La riserva non è più semplicemente un supporto. È la pietra angolare assoluta della nostra profondità strategica e della nostra resilienza”, ha dichiarato, evidenziando come la capacità di resistere nel tempo a conflitti prolungati e multidimensionali dipenda ormai dalla qualità dell’integrazione tra componenti permanenti e forze di riserva.
Si tratta di un passaggio cruciale nella ridefinizione del concetto di deterrenza europea. La guerra in Ucraina ha infatti dimostrato che la superiorità tecnologica da sola non basta: servono profondità strategica, capacità industriale, addestramento continuo e disponibilità di personale qualificato in grado di essere mobilitato rapidamente. In questo quadro le riserve diventano un moltiplicatore di potenza, soprattutto in settori altamente specialistici come la cybersicurezza, l’intelligenza artificiale, la guerra elettronica e l’impiego dei droni.
Anche il Tenente Colonnello Lars Bak ha insistito sull’importanza della cooperazione concreta tra le organizzazioni internazionali delle riserve europee, richiamando il Memorandum d’Intesa esistente tra CIOR e GIE. Un’intesa che punta a trasformare il coordinamento teorico in interoperabilità quotidiana, elemento ormai essenziale per qualsiasi architettura di difesa continentale credibile.
Il congresso ha inoltre affrontato il tema della transizione generazionale, considerato strategico per garantire continuità alle strutture di difesa europee. Il Tenente Colonnello Alenka Kovač, primo vicepresidente della GIE, ha evidenziato la necessità di trasmettere competenze ed esperienza alle nuove generazioni, coinvolgendo attivamente i giovani nelle responsabilità civili e di sicurezza.
Non meno importante il valore simbolico della visita al Museo dell’Aviazione dell’Esercito, dove le delegazioni hanno ripercorso i 75 anni di storia del corpo, dai primi velivoli da osservazione fino alle moderne piattaforme ad ala rotante e ai sistemi avanzati di cooperazione uomo-macchina. La cerimonia finale di deposizione delle corone in memoria degli aviatori e dei soldati caduti ha ribadito il legame profondo tra memoria storica, identità militare e sicurezza contemporanea.
Il summit di Viterbo conferma così la Gaminger Initiative Europe come una piattaforma sempre più influente nel dibattito sulla sicurezza europea. Nata oltre trent’anni fa da un incontro informale nella cittadina austriaca di Gaming, la GIE si è progressivamente trasformata in uno spazio strategico di cooperazione regionale tra associazioni di ufficiali di riserva dell’Europa centrale e orientale, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza collettiva e favorire una cultura comune della difesa.
In un’epoca segnata dal ritorno della competizione geopolitica e dalla crescente instabilità internazionale, il messaggio emerso da Viterbo appare chiaro: la difesa europea non potrà essere costruita soltanto attraverso nuovi sistemi d’arma o maggiori investimenti industriali, ma anche attraverso la capacità di mobilitare competenze, professionalità e risorse umane diffuse nella società civile. Le forze di riserva, da componente marginale del sistema militare, si candidano così a diventare uno dei pilastri della futura sicurezza europea.
