Il crollo del fortino: il Bjp conquista il Bengala occidentale

Dopo quindici anni di dominio ininterrotto del Trinamool Congress (TMC) guidato da Mamata Banerjee, il Bengala Occidentale ha vissuto in questi giorni un terremoto politico. Il Bharatiya Janata Party, il partito nazionalista indù al potere a livello nazionale con il Primo Ministro Narendra Modi, ha conquistato la maggioranza dell’Assemblea, segnando la fine di un’era in cui la regione sembrava impermeabile al nazionalismo indù. Per decenni infatti, prima con il dominio del Congresso e poi con i lunghi anni della Sinistra, il Bengala è stato un bastione di resistenza alle correnti politiche del resto dell’India ma il voto degli scorsi giorni ha sancito un ribaltamento totale del partito politico in carica.

Per comprendere appieno la portata di questo esito, bisogna considerare che il Bengala Occidentale ha sempre rappresentato una ‘eccezione’ nel panorama indiano per due ragioni fondamentali.

La prima risiede nella sua anomalia politica: lo Stato ha infatti vissuto il primato di un governo di sinistra più longevo al mondo in un sistema democratico. Dopo i primi vent’anni post-indipendenza dominati dal Congresso Nazionale Indiano, dal 1977 al 2011 si sono susseguiti 34 anni di governo ininterrotto del Fronte di Sinistra fino a quando nel 2011, Mamata Banerjee riuscì nell’impresa titanica di spodestare i comunisti, promettendo Poriborton ovvero cambiamento. Tuttavia questo governo ha mantenuto quel sistema di capillarità sociale ereditato dalla Sinistra, dove l’accesso ai diritti minimi e alle risorse pubbliche passa spesso attraverso l’affiliazione politica.

La seconda ragione riguarda la sua peculiare composizione sociale: il Bengala Occidentale è infatti una regione unica per la sua composizione demografica poiché circa il 27-30% della popolazione è di fede musulmana, una delle percentuali più alte dell’India. Per anni la comunità musulmana ha agito come un blocco monolitico a favore del Trinamool Congress (TMC), percepito come l’unico argine sicuro contro il nazionalismo indù. Tuttavia oggi questa compattezza si è incrinata: da un lato, l’emergere di nuove formazioni politiche locali e la tenuta dell’alleanza tra la Sinistra e l’ISF (Indian Secular Front) una formazione identitaria musulmana, hanno frammentato le preferenze nelle roccaforti storiche come i distretti di Malda e Murshidabad, disperdendo voti fondamentali per Mamata Banerjee. Dall’altro, il BJP è riuscito a compattare la maggioranza indù (circa il 70%) denunciando un presunto sbilanciamento delle istituzioni a favore delle minoranze. È qui che emerge la vera contraddizione: nonostante la netta maggioranza indù, il Bengala era rimasto per decenni impermeabile al nazionalismo religioso, preferendo identità politiche legate alla classe sociale o alla cultura regionale. Il successo del BJP segna quindi una frattura storica: l’identità religiosa ha iniziato a prevalere su quella civile. Questo cambiamento non è solo elettorale, ma riflette un progetto di sistematica marginalizzazione della componente musulmana, che pur rappresentando quasi un terzo della popolazione, rischia di essere politicamente neutralizzata e spinta ai margini della vita pubblica.

 

Questo scenario è stato ulteriormente esasperato da una serie di dinamiche locali che hanno trasformato il malcontento sociale in un vantaggio politico per il governo centrale. In primo luogo, dopo quindici anni di governo, il peso dell’anti-incumbency, il logoramento governativo, è diventato insostenibile: una serie di scandali sistemici legati alla corruzione nei reclutamenti scolastici e alla gestione opaca dei fondi pubblici ha alienato la classe media urbana, stanca di un sistema percepito come clientelare. A questo si è aggiunto un mutamento delle priorità dell’elettorato: mentre il TMC continuava a puntare su un modello di welfare basato su sussidi diretti (freebies), il BJP ha saputo intercettare la domanda di riscatto economico della Generazione Z. Promettendo una modernizzazione rapida e la creazione di poli industriali sul modello degli Stati indiani a trazione “zafferano” (i nazionalisti indù), il partito ha offerto una visione di sviluppo che va oltre l’assistenzialismo. Infine, un ruolo determinante è stato giocato dallo spostamento del voto femminile: storicamente fedelissime a “Didi”  (sorella maggiore, come viene chiamata Mamata Banerjee), moltissime donne hanno cambiato schieramento, attratte sia dalla promessa di sussidi economici più consistenti, sia, soprattutto, da una crescente richiesta di sicurezza e legalità in una regione martoriata per troppi anni dalla violenza politica endemica.

Per concludere, la vittoria del BJP segna la fine dell’eccezionalismo bengalese. Lo Stato entra nel mainstream politico nazionale, abbandonando le ideologie regionaliste che lo avevano isolato per decenni. La sfida per questo nuovo governo sarà enorme: gestire una regione profondamente divisa sul piano identitario e risollevare un’economia stagnante.

 

 

 

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