Equilibrio precario in nord africa: il Marocco si conferma primo importatore di armi d’Africa.

Il Marocco si conferma il principale acquirente d’armi dell’interno continente africano, con un incremento del 12% sulle importazioni nel periodo 2021-2025 rispetto all’arco temporale 2016-2020. Questo è quanto confermato da uno dei principali think tank del settore, il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute).

L’aumento dell’import di prodotti bellici, si evolve in simbiosi con il costante innalzamento del budget che il paese del Maghreb dedica alla difesa da diversi anni. Osservando i dati degli ultimi  anni, emerge una situazione di rilievo: il budget difesa di Rabat ammontava a 96.7 miliardi di Dirham nel 2019 (10.32 miliardi di Dollari), 12.3 Miliardi USD nel 2022, 12.8 Miliardi USD nel 2023, 13.3 Miliardi USD nel 2024, per poi giungere a 14.2 miliardi USD nel 2025 ed un ulteriore rialzo a 16.8 Miliardi USD stabiliti per il 2026, Una significativa parte dell’incremento del budget è data dagli ultimi acquisti del Marocco di armi statunitensi, primo importatore acquirente in Africa per Washington. Secondo quanto stabilito nel regime statunitense FMS (Foreign Military Sales), un’iniziativa di assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti che consente ai governi stranieri e alle organizzazioni internazionali di acquistare equipaggiamenti per la difesa, servizi e addestramento direttamente dal governo USA, tra Rabat e Washington intercorrono accordi commerciali governativi di natura bellica dal valore di 8.5 miliardi di dollari.

Tra le recenti acquisizioni del Marocco, la maggior parte del materiale bellico è di produzione statunitense, tra cui 25 f-16C/D Block 72, 36 elicotteri d’attacco AH-64E Apache, missili stand-off AGM-154C JSOW, 18 lanciatori M-142 HIMARS. Alle armi americane, si aggiungono i droni Medium-Altitude Long-endurance (MALE) Wing Loong II e missili guidati anticarro (ATGM) HongJian-9 di fabbricazione cinese, UAV turchi Bayraktar Akinci ed i celebri Tb2, ma anche 150 droni israeliani WanderB e ThunderB.

In questo scenario di rapido riarmo, il confronto con l’Algeria si conferma come la principale faglia geopolitica del Nord Africa. Se per decenni Algeri ha guidato le classifiche di spesa grazie alle rendite energetiche, il quinquennio 2021-2025 ha segnato un punto di svolta rilevante. Mentre le importazioni algerine hanno subito una flessione drastica — stimata dal SIPRI intorno al 78% — la strategia di Rabat si è mossa in direzione opposta, puntando su una superiorità tecnologica qualitativa e su una diversificazione dei fornitori senza precedenti.

Questa rivalità, alimentata dalla mai risolta questione del Sahara Occidentale, si gioca oggi su un piano di egemonia regionale dove l’impennata dei budget militari va di pari passo con una sofisticata guerra diplomatica. Se l’Algeria si trova a gestire la complessa manutenzione del proprio arsenale di origine sovietica in un contesto globale mutato, il Marocco si profila invece come un hub industriale emergente. La visione di Rabat, infatti, non si limita all’acquisizione di sistemi “ready-to-use”, ma mira alla creazione di zone industriali dedicate alla difesa per la produzione locale e il trasferimento tecnologico.

L’escalation delle spese belliche tra le due potenze maghrebine delinea così un equilibrio precario: un confine tra i più militarizzati al mondo dove la deterrenza tecnologica è diventata lo strumento principale di proiezione politica. In questo scacchiere, il Marocco non solo consolida il proprio primato continentale, ma si posiziona come interlocutore imprescindibile per la stabilità del Mediterraneo e del Sahel.

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