Dopo un lungo e complesso negoziato iniziato nel 2018, l’Unione europea e l’Australia hanno raggiunto, martedì 24 marzo, un articolato accordo che copre ambiti commerciali, militari e tecnologici. Secondo le stime europee, l’accordo consentirà all’Ue di risparmiare 1 miliardo di euro all’anno in dazi e potrà portare a un aumento delle esportazioni fino al 33% nel prossimo decennio. Di conseguenza, l’intesa rappresenta un ulteriore tassello nella strategia europea di diversificazione commerciale, soprattutto in un momento segnato dal crescente protezionismo di Stati Uniti e Cina.
All’inizio della settimana, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è recata in Australia con l’obiettivo di siglare definitivamente l’accordo con un partner definito «affidabile e affine nella regione indo-pacifica, [e] di vitale importanza strategica», con cui l’Ue ha relazioni commerciali dal valore di 47 miliardi di euro. Tuttavia, nonostante il risultato raggiunto, a Bruxelles permanevano alcune preoccupazioni, legate soprattutto al precedente del 2023, quando i negoziati si erano interrotti bruscamente. In particolare, tra i punti più delicati restavano le quote di carne importata dall’Australia: mentre Canberra chiedeva maggiori margini di manovra in campo agroalimentare, l’Unione europea insisteva per una riduzione dei dazi sui prodotti manifatturieri, in particolare sulle automobili, e per un migliore accesso ai minerali strategici australiani, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina. Il compromesso siglato vede quindi l’eliminazione dei dazi sulle importazioni di auto europee e un’apertura maggiore nei confronti dei prodotti agroalimentari australiani. Con riferimento a tali concessioni, Bruxelles, memore delle difficoltà incontrate nell’approvazione dell’intesa con il Mercosur (applicato provvisoriamente dal 1° maggio) ha voluto rafforzare ulteriormente la tutela dei prodotti agricoli europei, introducendo speciali salvaguardie nel caso di un improvviso e forte aumento delle importazioni australiane; proteggendo inoltre le 165 indicazioni geografiche relative a prodotti agricoli e alimentari.
L’accordo, tuttavia, non riguarda solo il commercio ma include anche un capitolo dedicato alle materie prime critiche e alla sicurezza. Per quanto riguarda le materie prime, il trattato faciliterà l’accesso ad alluminio, litio e manganese, risorse di cui il sottosuolo australiano è ricco e che sono essenziali per la competitività e la sicurezza economica complessive dell’Ue. Inoltre, disposizioni specifiche renderanno il mercato più prevedibile e affidabile per le imprese europee, mentre norme speciali in materia di ambiente e sicurezza garantiranno che tali materie prime siano estratte in modo sostenibile. Da parte sua, il premier australiano Anthony Albanese ha sottolineato che l’eliminazione dei dazi sui minerali critici contribuirà a stabilizzare le catene di approvvigionamento globali.
Per quanto riguarda la sicurezza e la difesa, l’accordo comprende anche un capitolo dedicato alla collaborazione militare, in continuità con una tendenza ormai consolidata negli ultimi anni e già sperimentata con accordi simili firmati con Giappone e Corea del Sud. Ue e Australia sono già alleati di lunga data, con obiettivi comuni nella difesa del multilateralismo e dell’ordine internazionale basato sulle regole del diritto internazionale. In questo quadro, il partenariato istituisce un ulteriore strumento per coordinare le priorità strategiche, gestire crisi e missioni comuni, rafforzare la sicurezza marittima e informatica, contrastare minacce ibride e ingerenze straniere, e facilitare il coordinamento sulle tecnologie emergenti, dall’intelligenza artificiale alla sicurezza spaziale. In questo modo, l’approccio flessibile e lungimirante consente a Ue e Australia di adattare la cooperazione in risposta all’evoluzione delle sfide globali.
In definitiva, l’accordo con l’Australia segna un passo significativo nella strategia dell’Unione europea, che punta non solo a rafforzare i propri legami economici, ma anche a consolidare la propria influenza geopolitica in una regione cruciale come l’Indo-Pacifico. Diversificare i partner commerciali e garantire l’accesso a materie prime strategiche non è infatti solo una questione di competitività economica, ma una risposta concreta alle tensioni e al protezionismo crescenti da parte di Stati Uniti e Cina. L’esperienza recente dimostra come la politica commerciale europea sia sempre più intrecciata con considerazioni geostrategiche e dal ritorno al potere di Donald Trump nel 2025, gli accordi internazionali per gli europei assumono un peso maggiore nella costruzione di reti di sicurezza economica e politica.
In questo contesto, la firma di intese con Messico, Svizzera, Indonesia e il Mercosur rappresenta una strategia coerente di espansione e diversificazione dei mercati, mirata a ridurre la dipendenza da partner tradizionali e a stabilizzare le catene di approvvigionamento globali. Parallelamente, i negoziati in corso con Filippine, Thailandia, Malesia, Emirati Arabi Uniti e Paesi dell’Africa orientale e meridionale indicano la volontà dell’Ue di sviluppare una rete di alleanze commerciali più resiliente e di lungo termine. L’accordo con l’Australia, quindi, va letto non solo come un successo commerciale, ma come un elemento chiave di una visione strategica più ampia, volta a garantire autonomia economica, stabilità geopolitica e influenza europea nelle dinamiche globali emergenti.
