Le tensioni interne a Washington stanno delineando i contorni dell’attuale crisi mediorientale: le dimissioni di Joe Kent rappresentano il sintomo di una frattura profonda, da cui emerge un timore esplicito. Secondo la visione dell’oramai ex direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, gli Stati Uniti starebbero progressivamente allineando le proprie priorità di sicurezza a quelle dello stato di Israele.
Non un’accusa nuova nella storia della politica statunitense, ma è raro che emerga con tale forza dall’interno dei propri apparati statali. Spaccature che però sono presenti anche sul piano internazionale, amplificate dalle recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha sollecitato sornione un coinvolgimento diretto della NATO nelle operazioni contro l’Iran, riportando al centro una questione fondamentale: la distribuzione dei costi e dei rischi all’interno dell’alleanza. Il silenzio europeo non è soltanto prudenza diplomatica, poiché l’articolo 5 NATO non ha spazio di applicazione, ma riflette una divergenza crescente nella percezione della minaccia e, soprattutto, nella disponibilità a sostenerne il peso economico e militare.
Se il fronte politico appare frammentato, quello militare sta subendo una trasformazione decisiva. Per contrastare attacchi sempre più saturanti, Stati Uniti e Israele stanno accelerando l’integrazione di sistemi avanzati di analisi automatizzata nelle reti di difesa: architetture di “intelligenza artificiale” capaci di fondere dati radar, segnali elettromagnetici e tracciamento satellitare, riducendo i tempi decisionali nell’ordine dei secondi. In scenari di saturazione, la velocità di elaborazione diventa un moltiplicatore di potenza tanto quanto il numero di intercettori disponibili.
Questa evoluzione informatica è una risposta diretta alla strategia iraniana, che vede i droni Shahed 136, già impiegati nel conflitto in Ucraina, con la denominazione Geran-2 dall’esercito di Putin, incarnare una logica opposta a quella occidentale, prediligendo semplicità, produzione di massa e ridondanza. Con un costo unitario stimato di poche decine di migliaia di dollari, questi droni possono essere assemblati rapidamente, lanciati in sciami e programmati per colpire con margini di errore relativamente accettabili. È su questo terreno che emerge la dinamica più insidiosa di questo conflitto: la sostenibilità. Intercettare droni a basso costo con sistemi come il MIM-104 Patriot implica un rapporto economicamente sfavorevole, in cui ogni intercettazione può costare decine di volte più dell’obiettivo distrutto.
Questo squilibrio incide sulla capacità di mantenere nel tempo un ritmo operativo elevato, consumando scorte e imponendo cicli produttivi sempre più intensi all’industria bellica. Ne deriva un paradosso strategico: mentre l’Iran costruisce la propria forza sulla quantità e sulla resilienza, gli USA si trovano a dover ripensare al proprio modello tradizionalmente fondato su precisione, superiorità tecnologica e dominio informativo. Ed è per questo che il Pentagono, percependo la grande efficacia di questi nuovi apparati bellici, ha avviato programmi di studio su questi vettori, sviluppando piattaforme analoghe, tra cui il progetto “Lucas”, adattate agli standard occidentali e integrate con reti di comunicazione satellitare Starlink. Replicare il nemico per ridurre lo squilibrio creatosi: inaspettatamente, anche la potenza militare più avanzata è costretta ad apprendere da un attore più “debole” sul piano tecnologico ed economico
Non si tratta più soltanto di decidere se intervenire, ma di stabilire se l’attuale architettura militare statunitense sia compatibile con conflitti prolungati, contro avversari che operano su logiche economiche radicalmente diverse. È l’intero complesso industriale e finanziario che sostiene la proiezione globale degli Stati Uniti: la guerra, non si decide soltanto sul campo, ma nei bilanci, nelle catene produttive e nella capacità di adattamento dottrinale, ed è proprio in questo equilibrio instabile, dove la quantità sfida la qualità e il costo erode la superiorità, che si sta combattendo questo conflitto.
