Shock energetico e caro materiali: i cantieri del PNRR sotto pressione. L’allarme di Argenta SOA

Il nuovo shock energetico generato dal conflitto in corso nel Golfo Persico sta avendo ricadute immediate sui cantieri italiani finanziati dal PNRR. Dopo appena due settimane dall’esplosione delle tensioni internazionali, numerose imprese segnalano aumenti significativi dei costi operativi, dei materiali e dell’energia, con effetti che rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle opere e il rispetto del cronoprogramma europeo. A delineare il quadro è Giovanni Pelazzi, presidente di Argenta SOA, che dà voce alle preoccupazioni emerse da una survey condotta su trecentotrenta imprese certificate SOA attualmente impegnate nella realizzazione di interventi del Piano.

Secondo Pelazzi, una quota rilevante di aziende si sta già trovando in una situazione critica. Oltre un quinto delle imprese intervistate ritiene che gli attuali rincari stiano erodendo in modo grave i margini economici delle opere, portando molte realtà a lavorare con profitti ormai ridotti al minimo. Una parte del campione, preoccupata dall’aumento dei costi e dall’assenza di adeguati meccanismi di compensazione automatica, teme addirittura la sospensione dei cantieri entro l’estate. Si tratta di un segnale di forte tensione, che rivela come il sistema dei lavori pubblici stia progressivamente entrando in una zona di rischio.

La principale criticità individuata dalle imprese riguarda tuttavia i vincoli contrattuali e temporali legati al PNRR. Le scadenze europee impongono il rispetto rigoroso dei cronoprogrammi e rendono complessa qualsiasi sospensione delle attività, anche quando i costi di produzione stanno diventando insostenibili. Pelazzi parla espressamente di una tenaglia che stringe le imprese tra contratti basati su prezzari ormai superati e un nuovo shock inflazionistico che sta colpendo energia, trasporti e materiali da costruzione. Le rilevazioni diffuse dall’ANCE confermano un andamento particolarmente critico: il bitume, fondamentale per i lavori stradali, avrebbe già registrato rincari vicini al cinquanta per cento; i carburanti per i cantieri risultano in aumento di circa il venti per cento; tubazioni e materiali plastici hanno segnato incrementi intorno al trenta per cento. A questi fattori si aggiunge la lentezza dei pagamenti della pubblica amministrazione, che in molti casi arrivano dopo vari mesi e costringono le aziende ad anticipare ingenti volumi di capitale circolante.

Il presidente di Argenta SOA ricorda che alcuni strumenti di revisione dei prezzi esistono, introdotti prima con il Decreto Aiuti e poi rafforzati dalla Legge di Bilancio 2026. Tuttavia, tali meccanismi risultano spesso insufficienti, poiché gli adeguamenti coprono solo una parte dei rincari e non superano un limite massimo attorno al trentacinque per cento. Quando gli aumenti dei materiali oltrepassano tali soglie, come sta già accadendo per diverse lavorazioni, il rischio economico ricade interamente sulle imprese esecutrici. È un problema particolarmente rilevante, considerando che le aziende in possesso di certificazione SOA rappresentano il cuore operativo del sistema delle opere pubbliche italiane e comprendono alcune delle realtà più dinamiche del settore, attive anche nel privato e negli appalti delle grandi aziende.

Per Pelazzi, l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente sarà decisiva per comprendere la reale portata dell’emergenza. All’inizio si pensava a una crisi di breve durata, ma con il protrarsi delle ostilità lo scenario sta cambiando rapidamente. Se l’instabilità dovesse estendersi per mesi, il nuovo shock inflazionistico rischierebbe di trasformarsi in un elemento strutturale capace di mettere in difficoltà la tenuta finanziaria dei cantieri italiani. Il paradosso, osserva il presidente di Argenta SOA, è che i fondi ci sono, i progetti sono stati approvati e i lavori sono in corso, ma l’impennata dei costi rischia di annullare la sostenibilità economica delle opere, costringendo le imprese a lavorare in perdita. Una situazione che nessun comparto industriale può sostenere nel lungo periodo.

Il tema riguarda non solo la redditività delle aziende, ma l’intera attuazione del PNRR. Il sistema dei lavori pubblici è entrato nella fase più delicata del Piano, poiché le risorse devono essere utilizzate entro il 31 agosto 2026 e in questi mesi si concentra la parte esecutiva di migliaia di interventi. L’aumento dei costi e la riduzione dei margini finanziari rischiano di generare rallentamenti diffusi o addirittura sospensioni di alcuni cantieri, compromettendo il rispetto delle scadenze e la piena realizzazione delle opere previste.

Pelazzi avverte che la partita del PNRR si gioca proprio nei prossimi mesi. Senza interventi tempestivi sulla revisione dei prezzi e sulla liquidità delle imprese, il rischio è quello di vedere rallentare la macchina dei cantieri proprio nel momento decisivo del Piano, rendendo difficile completare alcune opere nei tempi stabiliti e mettendo a rischio una parte della strategia di investimento più importante degli ultimi anni per il Paese.

 

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