Le tensioni tra Ucraina e Iran stanno assumendo un’intensità sempre più evidente, intrecciando due crisi fino a pochi mesi fa considerate separate. L’interconnessione tra il conflitto in Ucraina e quello che coinvolge Teheran e l’area mediorientale emerge oggi con maggiore chiarezza, alimentata da scambi di accuse, dichiarazioni ostili e minacce che, pur restando per ora sul piano verbale, contribuiscono a rendere più instabile un contesto geopolitico già fragile.
A far salire il livello dello scontro è stato il presidente della Commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale, Ebrahim Azizi, che ha definito l’Ucraina un possibile bersaglio della Repubblica islamica. Le sue parole, pronunciate con intento evidentemente intimidatorio, hanno sottolineato come il sostegno di Kiev a Israele costituirebbe, secondo Teheran, una giustificazione sufficiente per considerare il paese come “obiettivo legittimo”. Una posizione dura, in linea con la tradizionale retorica iraniana verso gli Stati che, a vario titolo, ospitano o supportano infrastrutture militari americane.
La replica dell’Ucraina non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri, Heorhiy Tykhyi, ha paragonato l’atteggiamento di Teheran a quello di un “serial killer che giustifica i propri crimini richiamandosi al codice penale”, accusando l’Iran di sostenere da anni l’aggressione russa attraverso la fornitura di droni e tecnologie belliche. Kiev giudica quindi surreale che un paese ritenuto complice dell’invasione russa invochi l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, relativo al diritto di autodifesa.
Il botta e risposta tra i due governi accende interrogativi sulla possibilità che le tensioni possano degenerare in uno scontro più concreto. L’ipotesi rimane remota, poiché né Kiev né Teheran sembrano avere la forza o l’interesse ad aprire un ulteriore fronte. Tuttavia, alcuni elementi geografici e tecnologici alimentano un margine di incertezza. La distanza tra il nord dell’Iran e il sud-est dell’Ucraina è relativamente contenuta e non supera i mille chilometri, un raggio operativo compatibile con i moderni droni a lunga gittata. Anche dal punto di vista missilistico, l’Iran avrebbe la capacità teorica di raggiungere regioni come Dnipro o Zaporizhzhia, benché ciò comporterebbe il sorvolo di territori turchi, georgiani o armeni, con il rischio di intercettazioni.
In questo scenario complesso, uno degli attori che potrebbe trarre indiretti vantaggi è Vladimir Putin. Non certo per i risultati militari, che continuano a restare modesti, con un fronte stagnante e le forze ucraine che rivendicano nuovi piccoli avanzamenti nel Donbass. Ma per ragioni politiche ed economiche più favorevoli. Le critiche provenienti da Donald Trump nei confronti di Volodymyr Zelensky, giudicato meno incline alla ricerca di un accordo rispetto al Cremlino, rappresentano un inatteso sostegno narrativo per Mosca. A questo si aggiunge l’alleggerimento temporaneo delle sanzioni statunitensi, un segnale percepito in Russia come una parziale riabilitazione diplomatico-economica.
L’aumento del prezzo del petrolio dovuto alla terza guerra del Golfo offre inoltre un ulteriore assist al Cremlino. Le entrate aggiuntive, stimate in circa due miliardi e mezzo di dollari dall’inizio di marzo, contribuiscono a rafforzare le finanze russe, fino a poco tempo fa in evidente affanno, e risultano potenzialmente destinate al sostegno dello sforzo bellico in Ucraina. Trump ha promesso la reintroduzione delle sanzioni non appena la crisi mediorientale sarà conclusa, ma le previsioni su una rapida fine del conflitto appaiono oggi molto meno credibili.
Mentre le dinamiche globali sembrano complicare ulteriormente il quadro, il processo negoziale per l’Ucraina resta sostanzialmente paralizzato. I colloqui previsti ad Abu Dhabi a inizio marzo sono stati cancellati a causa degli attacchi agli Emirati e non è stata fissata alcuna nuova data. Senza un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, ogni tentativo diplomatico appare destinato a fallire. Kiev guarda con preoccupazione a questo immobilismo, anche se la congiunzione tra condizioni meteorologiche più favorevoli, una situazione energetica meno critica e alcuni successi locali sul campo sta contribuendo a mantenere alto il morale della popolazione.
Resta però la realtà più drammatica: quella delle vittime quotidiane. Nelle ultime ore Zaporizhzhia è stata nuovamente colpita, con un morto e una ventina di feriti. Il giorno precedente era toccato ai sobborghi di Kiev, dove quattro persone hanno perso la vita. La guerra continua a scandire un bilancio di dolore che sembra non conoscere tregua, mentre nuove minacce internazionali rischiano di renderla ancora più imprevedibile.
