“La guerra contro l’Iran finirà molto presto” ha dichiarato questo martedì Donald Trump durante un’intervista con CBS News. Poche parole che si sono rivelate decisive per il calo dei prezzi del petrolio, saliti negli ultimi giorni a 100 dollari a barile per la prima volta dal 2022.
L’impennata è dovuta soprattutto dal bloccoimposto da Teheran al traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, in cui transitava circa un quinto delle petroliere mondiali. Inoltre, i tre maggiori produttori dell’OPEC – Kuwait, Iraq ed Emirati Arabi Uniti – hanno ridotto la produzione a causa dell’accumulo di barili in arretrato.
Le dichiarazioni del tycoon sono dunque state accolte con sollievo. Nel frattempo, però, il regime iraniano ha impedito a Washington di decidere unilateralmente l’andamento del conflitto. “Le forze armate non consentiranno l’esportazione di un solo litro di petrolio dalla regione al campo nemico e ai suoi partner” afferma Ali Mohammad Naini, portavoce del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. In stile Botta e risposta, Trump ha prontamente annunciato la revoca di alcune sanzioni legate al petrolio, nel tentativo di calmare i mercati e contenere ulteriori rialzi. Pur senza citarla esplicitamente, il riferimento sembrerebbe riguardare la Russia: l’annuncio è, infatti, giunto dopo una chiamata con Vladimir Putin.
Il colloquio, durato oltre un’ora, si è concentrato sulla situazione in Iran, con il Cremlino impegnato a sollecitare Washington a individuare una soluzione diplomatica, il più rapidamente possibile. Anche sulla base dei suoi recenti colloqui con i leader del golfo e con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Dopo questa telefonata “costruttiva e aperta”, i due leader si sono detti pronti a contatti più regolari e collaborativi. Nel corso delle stesse dichiarazioni, Putin avrebbe reso nota la disponibilità di Mosca a riprendere le forniture di petrolio e gas verso l’Europa. A condizione che quest’ultima mostri una sincera volontà di cooperare senza condizionamenti politici.
Le parole del presidente russo arrivano in un momento in cui in Europa si sta facendo largo una forte preoccupazione per le conseguenze economiche del conflitto. A Bruxelles il timore è quello di vivere uno shock energetico stampo 2022, ancora vivo nella memoria dei cittadini europei. Con la Guerra nel Golfo e l’incertezza sulla riapertura dello stretto di Hormuz, i ministri delle Finanze del G7 hanno dichiarato di essere pronti a intervenire con qualsiasi mezzo necessario. Incluso l’eventuale ricorso alle riserve petrolifere strategiche, per evitare eventuali speculazioni e contenere l’impatto su consumatori e industrie. Tuttavia, secondo alcuni analisti, se il conflitto dovesse protrarsi a lungo, questo comporterebbe un’intensificazione delle pressioni sui mercati. “Stiamo assistendo a chiusure su larga scala in diversi Paesi del Medio Oriente”, osserva Ajay Parmar, direttore della società di intelligence energetica ICIS, secondo cui le conseguenze sul mercato potrebbero risultare più significative di quelle osservate nel 2022.
Ma le ripercussioni economiche del conflitto non riguardano solo l’Europa. Anche negli Stati Uniti la volatilità dei prezzi dell’energia rappresenta un fattore politicamente sensibile, soprattutto considerando le prossime scadenze elettorali previste per novembre 2026. Nelle sue dichiarazioni, Trump sosterrebbe che eventuali difficoltà economiche saranno temporanee e necessarie, ma comunque meno gravi del previsto. Tutto a poche settimane da quando, lo scorso febbraio, lui stesso proclamava senza esitazioni “una nuova età dell’oro” e un boom economicoper il suo Paese. Oggi si parla invece di piccoli sacrifici nel breve periodo. Il tycoon torna così a puntare sulla sua arma più efficace: la retorica. Insistendo su vittorie quasi raggiunte e successi imminenti, le sue dichiarazioni hanno contribuito a rassicurare i mercati, favorendo il calo del petrolio e il recupero delle borse.Ma come dice il detto carta canta e villano dorme e resta tuttavia da vedere se alle parole seguiranno sviluppi concreti sul terreno.
