Gli stati dell’ECOWAS (Economic Community of West African States) hanno recentemente raggiunto un accordo sulla creazione di una forza regionale per far fronte alla crescente insicurezza legata al terrorismo di matrice jihadista nella regione. L’intesa prevede l’impegno degli attuali 12 stati membri (Benin, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Togo) a mobilizzare un contingente multinazionale di 2.000 soldati entro la fine del 2026.
La risposta dell’ECOWAS al recente aumento di azioni jihadiste è una contromisura esigua se paragonata alla minaccia da arginare; infatti, la riduzione dell’attenzione internazionale sulla sicurezza dell’area e le leadership indebolite dei paesi soggetti a queste minacce hanno prodotto un vuoto di potere nel quale i gruppi jihadisti hanno trovato spazio d’intervento. I due gruppi terroristici principali, Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani (JNIM) e Stato Islamico nella Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), tra i quali persiste un conflitto dal 2019, sono i protagonisti di un’ondata di attacchi che si è intensificata negli ultimi due anni. Il JNIM è responsabile di più di 1.000 attacchi nel solo 2025 in Mali, Burkina Faso, Niger e Nigeria. L’ISWAP ha rivendicato 445 attacchi nel periodo luglio 2024 – luglio 2025 che hanno portato circa 1.600 vittime, prevalentemente nei territori del bacino del lago Ciad, condiviso tra Ciad, Camerun, Nigeria e Niger. Gli attacchi sono sia di carattere terroristico contro la popolazione civile che assalti contro basi militari dei paesi in questione.
Il carattere transnazionale della minaccia jihadista ha portato ad una risposta frammentata da parte degli stati africani, resa ancora più complessa dall’uscita di diversi paesi dall’ECOWAS, fondata nel 1975 per promuovere l’integrazione e la cooperazione tra i paesi membri. Tuttavia, il 29 gennaio 2025, il Mali, Burkina Faso e Niger – tre stati centrali nelle dinamiche regionali – hanno presentato un comunicato congiunto di recesso dall’organizzazione internazionale, risultato di anni di tensioni tra questi e la stessa ECOWAS per via della posizione sanzionatoria adottata dalla coalizione internazionale dopo i colpi di Stato nei tre paesi, rispettivamente nel 2020, 2022 e 2023.
Per questa ragione, nel 2023, i tre Paesi africani hanno creato l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), nata come patto di difesa collettiva dopo la minaccia dell’ECOWAS di intervenire in Niger per restaurare un regime democratico. Sul piano politico l’AES persegue una politica di integrazione tra i tre stati che, nel 2024, hanno dato vita alla Confederazione degli Stati del Sahel, adottando una banca ed un parlamento confederale, ma anche una bandiera ed un inno comuni. Sul piano militare i paesi si sono concentrati sulla collaborazione al contenimento della minaccia Jihadista, principalmente contro il JNIM, preminente attore armato irregolare della regione del Sahel, riconquistando porzioni di territorio controllato dallo Stato Islamico che, a sua volta, ha aumentato il livello di violenza terroristica. Per questo fine, l’AES ha creato nel dicembre 2025 una forza congiunta (AES Unified Force) composta da un contingente di 6.000 soldati provenienti dai tre stati, con l’obiettivo di svolgere operazioni transnazionali e delocalizzate.
Allo stato attuale si hanno due alleanze impegnate alla lotta della stessa fonte di insicurezza. I gruppi jihadisti, inoltre, sfruttano il delicato rapporto che intercorre tra l’ECOWAS e l’AES per assicurarsi una libertà d’azione. Infatti, le relazioni tra le due organizzazioni, dopo la scissione della “triade”, sono profondamente tese e segnate dalla sfiducia reciproca, come dimostrato dai fatti del dicembre scorso, in cui lo sconfinamento di un aereo cargo dell’aeronautica militare nigeriana nello spazio aereo del Burkina Faso ha portato ad una crisi diplomatica per cui lo stato dell’AES ha definito l’episodio come un “atto ostile”.
Come sottolineato durante l’ultimo incontro tra i vertici militari delle due organizzazioni in Sierra Leone, l’AES e l’ECOWAS devono raggiungere una sinergia per garantire la sicurezza della regione, poiché le capacità operative di entrambe le forze militari dipendono dalla collaborazione tra tutti gli stati confinanti, territori in cui si estendono le reti del JNIM e dell’ISWAP.
Una risposta unitaria degli stati ottimizza lo sforzo di ciascuno e riduce i rischi che possono presentarsi quando due entità a tratti ostili tra loro operano nello stesso teatro, aprendo allo stesso tempo la strada verso una riconciliazione e la messa in sicurezza di una regione vittima di una violenza crescente.
