La guerra alla droga entra in una nuova fase, ma resta prigioniera delle stesse contraddizioni. Mentre in Messico si consuma l’ennesimo capitolo dello scontro tra Stato e cartelli, in Ecuador prende forma una cooperazione militare diretta con gli Stati Uniti contro i traffici nel Pacifico. Due fronti diversi, una medesima architettura: colpire i vertici e militarizzare i territori, senza però scalfire davvero l’economia globale che alimenta il narcotraffico.
Per oltre un decennio, Nemesio Oseguera Cervantes, detto El Mencho, ha guidato il Cártel Jalisco Nueva Generación trasformandolo in una potenza para-statale. Non solo rotte e mercati illeciti, ma controllo del territorio, imposizione di regole a mezzo della violenza, capacità di sfidare apertamente le forze armate. Il CJNG ha costruito la propria espansione su tre pilastri: iper-violenza, militarizzazione avanzata, flessibilità strategica. Sotto la sua guida si è specializzato nel traffico di fentanyl e droghe sintetiche dirette verso il mercato statunitense. Il 22 febbraio 2026 la caccia all’uomo si è chiusa con un’operazione congiunta di intelligence tra Washington e Città del Messico. Le forze speciali hanno localizzato il boss a Tapalpa, nello Stato di Jalisco. Lo scontro è stato immediato: mitragliatrici pesanti, lanciarazzi, armamenti da teatro di guerra. El Mencho, ferito durante la fuga, è morto poco dopo, in elicottero, mentre veniva trasportato in ospedale. Con lui sono caduti uomini chiave della catena di comando.
La risposta del cartello è stata brutale. I narco-bloqueos, ossia veicoli incendiati per bloccare arterie strategiche, hanno paralizzato intere regioni, colpendo infrastrutture, attività commerciali, presìdi statali. Il bilancio è stato pesante: decine di morti tra forze di sicurezza, civili e membri del cartello. La gerarchia criminale ha mostrato crepe, ma non il collasso.
Osservare questi eventi come “l’inizio della fine” significa ignorare la natura sistemica del fenomeno. Il CJNG non si regge su un solo leader: prospera dentro un ecosistema transnazionale fatto di domanda costante, flussi finanziari opachi e accesso alle armi. Una quota rilevante degli armamenti sequestrati ai cartelli proviene dal mercato statunitense, soprattutto dagli Stati di confine, come il Texas. Il confine è poroso non solo per le droghe che salgono a nord ma anche per le armi che scendono a sud.
Intanto, più a sud, l’asse tra Quito e Washington inaugura la prima operazione militare congiunta contro il narcotraffico lungo le rotte marittime. L’Ecuador, divenuto snodo cruciale per la cocaina diretta in Nord America ed Europa, sceglie la via della cooperazione armata con gli USA: navi, intelligence condivisa, pattugliamenti nel Pacifico… La risposta è ancora una volta securitaria, fondata sulla deterrenza e sull’interdizione. Ma la domanda resta la stessa: cosa cambia davvero? Negli Stati Uniti il consumo di narcotici non accenna a diminuire; i profitti vengono riciclati nei circuiti finanziari globali; la logistica si adatta, spostando rotte e intermediari.
L’eliminazione di un capo come El Mencho o il dispiegamento di nuove operazioni navali contro altre organizzazioni, rappresentano successi tattici. Tuttavia, finché resteranno intatte le condizioni strutturali per la sua proliferazione, il fenomeno del narcotraffico troverà sempre nuove leadership e nuove rotte. I boss cambiano e le reti si riorganizzano. La guerra, invece, rimane una costante, anchea causa di un sistema che favorisce questi commerci illegali, e che non subisce contraccolpi ogni qual volta che una o l’altra testa di questo hydra gigante, cade.
È stato così da quando Nixon dichiarò la droga “public enemy number one”, è stato così con il “Plan Colombia” e l’uccisione di Escobar, continua ad essere così oggi dopo l’esplosione sul mercato degli oppioidi sintetici. Ma dopo cinquant’anni il nodo strutturale è evidente: nulla sembra modificare l’equilibrio economico che rende il narcotraffico una delle industrie più resilienti del pianeta. La “guerra alla droga” continua a colpire uomini e carichi, raramente il mercato che li sostiene.
