Come la guerra sistemica frammentata sta ridefinendo l’ordine internazionale
Il sistema internazionale sta attraversando una trasformazione strutturale. L’ordine emerso dopo la fine della Guerra Fredda non è formalmente collassato, ma ha progressivamente perso la capacità di stabilizzare le relazioni tra le grandi potenze. Al suo posto non sta emergendo un nuovo equilibrio stabile, bensì un ambiente multipolare caratterizzato da una competizione strategica diffusa. Questa competizione non si manifesta attraverso un unico conflitto globale paragonabile alle guerre mondiali del XX secolo. Si presenta piuttosto come una sequenza di crisi regionali interconnesse che, nel loro insieme, costituiscono una competizione sistemica più ampia.
Per comprendere la logica strategica di queste crisi è necessario superare l’analisi dei singoli conflitti e adottare una prospettiva sistemica. Se osservate nel loro insieme, le principali aree di instabilità dell’attuale sistema internazionale rivelano infatti una struttura geopolitica coerente. Esse formano ciò che può essere definito un arco di instabilità che attraversa l’Eurasia, all’interno del quale tre grandi attori strategici, Stati Uniti, Russia e Cina, stanno perseguendo visioni differenti dell’ordine internazionale emergente.
Riferimenti fondativi del pensiero geopolitico e strategico
L’argomentazione che segue si colloca nel solco di tre tradizioni teoriche che hanno contribuito a interpretare la distribuzione del potere nel sistema internazionale. La geopolitica classica, da Halford Mackinder a Nicholas Spykman, ha individuato già nel primo Novecento la centralità dell’Eurasia e del suo rimland nella configurazione degli equilibri globali. La teoria della deterrenza, sviluppata durante la Guerra Fredda e associata in particolare agli studi di Thomas Schelling, ha mostrato come la presenza di arsenali nucleari renda estremamente rischioso uno scontro diretto tra grandi potenze, spostando la competizione verso forme indirette e conflitti limitati.
Infine, la letteratura sui sistemi complessi applicati alla sicurezza internazionale evidenzia come i sistemi geopolitici altamente interconnessi siano caratterizzati da dinamiche non lineari e da effetti di propagazione. In tali contesti, perturbazioni regionali possono generare cascading effects lungo reti di interdipendenza strategica, militari, economiche, energetiche e tecnologiche, collegando teatri geopolitici diversi e trasformando crisi locali in elementi di una competizione sistemica più ampia.
I quattro archi di instabilità
Le principali tensioni geopolitiche del XXI secolo si distribuiscono lungo quattro archi strategici che attraversano lo spazio eurasiatico, collegando il sistema euro-atlantico all’Indo-Pacifico.
L’arco dell’Europa orientale
La guerra in Ucraina rappresenta la sfida più diretta all’assetto di sicurezza europeo emerso dopo la fine della Guerra Fredda. Dal punto di vista russo, il conflitto riguarda la revisione dell’equilibrio geopolitico determinato dall’espansione della NATO e il recupero di profondità strategica nello spazio post-sovietico. Per gli Stati Uniti e i loro alleati europei la posta in gioco è più ampia in vero si tratta della difesa del principio secondo cui i confini internazionali non possono essere modificati con l’uso della forza. L’esito del conflitto influenzerà quindi non solo il futuro dell’Ucraina, ma anche la credibilità dell’intera architettura di sicurezza europea e, più in generale, la stabilità dell’ordine internazionale.
L’arco del Medio Oriente
Il Medio Oriente rappresenta il secondo arco di instabilità lungo il sistema eurasiatico.
Gli eventi successivi agli attacchi del 7 ottobre hanno riportato in primo piano una competizione strategica regionale che ruota attorno all’Iran e alla sua rete di attori proxy distribuiti tra Libano, Siria, Iraq e Yemen. La risposta di Israele, sostenuta dagli Stati Uniti e da diversi partner, appare orientata a ridurre progressivamente l’influenza regionale iraniana attraverso l’indebolimento delle strutture operative dei suoi alleati e il contenimento della sua proiezione militare indiretta.
Parallelamente, gli Accordi di Abramo hanno aperto la prospettiva di una nuova architettura di sicurezza regionale fondata su una crescente convergenza strategica tra Israele e diversi Paesi arabi. L’obiettivo strategico di lungo periodo sembra essere la costruzione di un equilibrio regionale capace di contenere l’Iran evitando al tempo stesso un conflitto diretto su larga scala.
Tuttavia, l’Iran rimane uno dei sistemi geopolitici più resilienti della regione ossia uno Stato dotato di profondità territoriale, capacità missilistiche significative e una rete di alleanze politico-militari consolidata. Per questa ragione le conseguenze di una sua eventuale destabilizzazione restano difficilmente prevedibili e potrebbero produrre effetti di instabilità ben oltre il Medio Oriente.
L’arco indo-pacifico
L’Indo-Pacifico rappresenta il teatro centrale della competizione strategica globale del XXI secolo.
In questo spazio marittimo, che collega le principali rotte commerciali del mondo, il confronto tra Stati Uniti e Cina riguarda il controllo delle linee di comunicazione marittime, la supremazia tecnologica e la configurazione futura degli equilibri di potere regionali. Pechino mira progressivamente a ridurre la presenza strategica americana in Asia orientale e a costruire un ordine regionale più favorevole ai propri interessi. Il punto più sensibile di questa competizione rimane Taiwan. Per la Cina l’isola rappresenta una questione di integrità territoriale, di legittimità nazionale e di completamento dell’unificazione statale, per gli Stati Uniti e i loro alleati costituisce invece un test cruciale della credibilità del sistema di alleanze che ha garantito la stabilità dell’Asia orientale negli ultimi decenni. Per questa ragione gli sviluppi in altri teatri strategici, in particolare la guerra in Ucraina, vengono osservati con attenzione a Pechino, poiché influenzano il calcolo strategico relativo ai costi e ai rischi di un eventuale confronto nello Stretto di Taiwan.
L’arco del Caucaso
Il quarto arco, meno visibile ma strategicamente rilevante, attraversa il Caucaso. Questa regione costituisce una cerniera geopolitica tra Europa, Medio Oriente e Asia centrale ed è attraversata da corridoi energetici e infrastrutturali che collegano il bacino del Caspio ai mercati europei. Il fragile equilibrio tra Armenia e Azerbaigian, la presenza storica della Russia e la crescente influenza della Turchia rendono quest’area particolarmente sensibile dal punto di vista geopolitico. Allo stesso tempo, il Caucaso rappresenta uno spazio di competizione crescente tra diversi attori regionali e internazionali interessati al controllo dei corridoi energetici e delle vie di transito eurasiatiche. Un eventuale indebolimento dell’Iran potrebbe produrre effetti significativi proprio in questo spazio geopolitico, alterando gli equilibri regionali e aprendo nuove dinamiche di competizione lungo il fianco meridionale dell’Eurasia.
Tre visioni strategiche dell’ordine internazionale
All’interno di questi quattro archi di instabilità si confrontano tre differenti visioni dell’ordine internazionale emergente. Gli Stati Uniti mirano a preservare un sistema internazionale fondato su una rete di alleanze regionali e sull’equilibrio del potere lungo il margine eurasiatico. La Russia punta a rivedere l’ordine di sicurezza europeo emerso dopo la fine della Guerra Fredda e a ricostruire una propria profondità strategica nello spazio post-sovietico.
La Cina persegue invece una strategia più graduale e di lungo periodo, fondata sull’espansione economica, tecnologica e infrastrutturale, con l’obiettivo di riequilibrare progressivamente il sistema internazionale a proprio favore.
Una guerra sistemica frammentata
L’interazione tra queste strategie produce una forma di conflitto diversa da quelle che hanno caratterizzato il XX secolo. Piuttosto che un singolo confronto globale tra blocchi contrapposti, il XXI secolo sembra configurarsi come una guerra sistemica frammentata ossia una competizione di lungo periodo che si manifesta attraverso una serie di crisi regionali interconnesse.
Queste crisi non sono eventi isolati, ma nodi di una rete strategica più ampia, nella quale gli sviluppi in una regione influenzano il calcolo delle grandi potenze in altri teatri geopolitici. In questo contesto, conflitti locali e competizione globale tendono progressivamente a sovrapporsi, rendendo il sistema internazionale più instabile e meno prevedibile.
Le implicazioni per l’Europa
Per l’Europa l’emergere di questa guerra sistemica frammentata rappresenta al tempo stesso una sfida strategica e una prova di adattamento. Il continente europeo si trova oggi all’estremità occidentale dell’arco eurasiatico di instabilità e lungo il margine occidentale del rimland eurasiatico. La guerra in Ucraina ha dimostrato che l’architettura di sicurezza europea non può più basarsi sull’assunto della stabilità post-Guerra Fredda. Tre implicazioni emergono con particolare chiarezza. In primo luogo, la sicurezza europea e la stabilità dell’Indo-Pacifico sono sempre più interconnesse. La credibilità della deterrenza occidentale in Ucraina viene osservata attentamente a Pechino, dove influisce sulle valutazioni strategiche relative a Taiwan.
In secondo luogo, l’Europa sarà chiamata ad assumere una responsabilità crescente nella stabilizzazione del proprio vicinato strategico. Il ruolo sempre più rilevante dei Paesi europei nel sostegno all’Ucraina riflette una trasformazione strutturale dell’equilibrio all’interno dell’alleanza transatlantica. Infine, l’Unione Europea dovrà sviluppare una visione più esplicitamente geopolitica. La competizione tra le grandi potenze non riguarda soltanto la dimensione militare, ma investe anche tecnologia, infrastrutture, energia e catene di approvvigionamento globali. La capacità dell’Europa di rafforzare la propria resilienza in questi ambiti sarà determinante per il suo ruolo nel nuovo ordine internazionale.
La questione geopolitica del XXI secolo
La domanda strategica di fondo rimane sorprendentemente simile a quella individuata dalla geopolitica classica più di un secolo fa ossia chi riuscirà a stabilizzare o influenzare l’equilibrio dell’Eurasia?
La geografia del potere non è cambiata. Ciò che è mutato è la forma della competizione. Piuttosto che attraverso una singola guerra globale, il confronto tra le grandi potenze si manifesta oggi come una competizione strategica distribuita lungo l’arco eurasiatico, attraverso una serie di crisi regionali interconnesse.
In questo senso, ciò che appare come una molteplicità di conflitti separati può essere interpretato come l’espressione di una stessa dinamica sistemica. Comprendere questa struttura è essenziale per interpretare le crisi che definiscono il nostro tempo e per cogliere la logica strategica della competizione globale emergente.
Pasquale Preziosa
