L’aggressione degli Stati Uniti e di Israele fa scattare il meccanismo di legittima difesa dell’Iran e dei Paesi del golfo

Due Stati membri delle Nazioni Unite, Israele e Stati Uniti, hanno avviato operazioni manu militari contro la sovranità e l’indipendenza politica iraniana, in palese violazione della Carta delle Nazioni Unite, che inibisce il ricorso all’impiego dello strumento coercitivo di forza, come recita l’articolo 2, paragrafo 4, ricordando che tale norma si è progressivamente trasformata in una disposizione di jus cogens, secondo cui «i Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite», a meno che tale uso della forza non sia stato autorizzato dall’organo consiliare politico onusiano (cioè il Consiglio di Sicurezza), che pone in risalto nell’articolo 42 quanto segue «se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell’articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale.

Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite», o non costituisca un atto necessario e proporzionato di legittima difesa individuale o collettiva in risposta a un attacco armato, secondo il dettame dell’articolo 51, sempre della Carta onusiana, che afferma che «nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale.

Le misure prese da Membri nell’esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quell’azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale». Il Consiglio di Sicurezza, organismo centrale dell’itera architettura delle Nazioni Unite, non ha autorizzato l’uso della forza contro la Repubblica Islamica dell’Iran, poiché il governo statunitense non ha presentato alcuna nota verbale relativa alla richiesta di autorizzazione, non solo, ma resta dubbio che l’organo principale onusiano avrebbe accolto la richiesta della Casa Bianca, per la mera ragione che l’Iran non stava attaccando i territori israeliano e statunitense o che fosse in procinto di colpirli o che stava pianificando di attaccarli, ma stava meramente negoziando direttamente i parametri del suo programma nucleare ore prima che la macchina bellica israeliana e statunitense iniziasse a muoversi per sferrare l’attacco contro il territorio iraniano. Gli attacchi lanciati da Tel Aviv e Washington hanno cagionato la morte di tanti civili, molti dei quali bambini che si trovavano all’interno delle loro strutture scolastiche, in apparente violazione del diritto dei conflitti armati o diritto internazionale umanitario, attacchi che sono doppiamente illeciti. Le autorità dei Teheran hanno risposto lanciando missili e droni contro lo Stato di Israele e contro le basi militari battenti bandiera statunitense, ubicate nei lembi territoriali del Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

Va tenuto presente, inoltre, che anche gli attacchi lanciati dal territorio iraniano verso l’interno degli Stati dell’area del Golfo sembrano avere violato il diritto internazionale, la Carta onusiana e il diritto internazionale d’umanità. Le cancellerie degli Stati del Golfo non hanno attaccato l’Iran, ponendo in chiaro che nessun attacco contro il territorio iraniano abbia avuto origine da basi statunitense presenti sui loro rispettivi territori. Uno Stato, ai sensi del diritto internazionale, commette l’atto di aggressione o di violenza armata nel momento in cui consente che il proprio territorio venga adoperato da un altro Stato per perpetrare un atto di aggressione contro uno Stato terzo e tale autorizzazione potrebbe giustificare l’impiego dell’azione coercitiva di forza per ragioni prettamente difensive sul proprio territorio. Su questo punto, bisogna menzionare la definizione di aggressione incardinata nella ben nota Risoluzione 3314(XXIX), adottata dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite il 14 dicembre 1974, secondo la quale «essa [l’aggressione] è l’uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato, o in qualsiasi altra maniera incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite», in altri termini, l’impiego del mezzo coercitivo di forza in autodifesa corrisponde al canone principale, radicato negli ordinamenti domestici degli Stati, in virtù del quale vim vi repellere licet (è lecito respingere la violenza con la violenza). Sembra, dunque, che gli Stati del Golfo non abbiano consentito che il loro territorio venisse utilizzato in tale maniera, per cui le forze iraniane non possono ricorrere alla forza armata per autotutela sul proprio territorio.

 Teheran è andato oltre il binario di una legittima difesa cesellato nel parametro del criterio della proporzionalità, prendendo di mira le basi statunitense che, a quanto pare, non abbiano avuto alcun ruolo negli attacchi illegittimi contro il territorio iraniano. Nell’affare delle piattaforme petrolifere del 1993, ad esempio, la delegazione iraniana dichiarò, dinanzi ai giudici della Corte internazionale di giustizia, che «mentre un contrattacco contro la forza armata invasore potrebbe essere lecito per la mera ragione che sarebbe direttamente correlato alla protezione dell’integrità territoriale dello Stato contro le forze armate che di fatto violano tale integrità, un attacco alle basi militari dell’aggressore in una parte del mondo completamente diversa sarebbe illegittimo perché diretto al bersaglio sbagliato».

 Questi due punti, messi assieme, sono considerati fondamentali e decisivi, nel senso che proprio gli Stati dell’area del Golfo non hanno fatto nulla per dover rinunciare al loro diritto affinché l’Iran si astenesse dall’intraprendere il funzionamento del meccanismo dell’uso della forza sul loro territorio, per cui il loro diritto non è stato prevaricato dal diritto iraniano ad una legittima difesa proporzionata. Nella sua lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato che «tutte le basi, le strutture e i beni delle forze militari ostili nella regione saranno considerati obiettivi militari legittimi, nella cornice del legittimo esercizio alla legittima difesa da parte delle autorità iraniane». Il governo di Teheran potrebbe asserire che il diritto alla legittima difesa consente a uno Stato di prendere di mira qualsiasi unità militare di un aggressore, persino quelle non coinvolte in attacchi illegittimi, sia per imporre costi che potrebbero costringere l’aggressore a fermarsi, sia per assicurare che le unità militari non attualmente coinvolte nei combattimenti non vi si uniscano successivamente. Qualunque sia la fondatezza di questa asserzione in altre circostanze, tali benefici remoti e speculativi non possono prevalere sui diritti legittimi di Stati terzi che non sono coinvolti, ciò è stato confermato dalla condanna pressoché unanime della comunità internazionale agli attacchi partiti dal territorio iraniano, anche da parte dell’Unione Africana e della Lega Araba.

 Il governo di Londra, ad esempio, non solo ha condannato, con la massima fermezza, gli attacchi sconsiderati e indiscriminati del regime iraniano contro i paesi della regione, ma annunciava che avrebbe adottato determinate misure per difendere il proprio Paese e la loro presenza nella regione e assistendo per legittima difesa collettiva gli Stati alleati presenti nella regione del Golfo, che hanno richiesto di essere sostenuti. Londra, inoltre, ha fatto sapere della sua intenzione di adoperare velivoli militari nella regione per intercettare droni o missili diretti contro Paesi non precedentemente coinvolti nello scontro bellico fra Iran, da una parte, e Israele/Stati Uniti, dall’altra. Misure che, in linea di massima, comporterebbero la loro legittimità, per cui, nel quadro della Carta onusiana, in primis dell’articolo 51, gli Stati della regione del Golfo possono richiedere a Paesi terzi di impiegare l’atto di forza armata per autotutela collettiva contro attacchi bellici illeciti lanciati contro di essi dal territorio iraniano.

 Il governo inglese ha, in aggiunta, accettato di consentire agli statunitensi di far uso delle basi del Regno Unito per condotte difensive perimetrate e specifiche contro le installazioni missilistiche in Iran, coinvolte nel lancio di attacchi contro i Paesi alleati nella regione del Golfo. Quest’accordo, a parere dello scrivente, potrebbe apparire del tutto illegittimo, nel senso che gli Stati Uniti stanno commettendo una condotta di aggressione ingiustificata sul piano del diritto e la Gran Bretagna non può contribuire o supportare al compimento di tale azione aggressiva ai danni dell’Iran. Gli attacchi di velivoli senza pilota o con aerei da guerra pilotati con l’obiettivo di colpire le piattaforme di lancio missilistiche in Iran sono stati, e continueranno ad essere, una componente fondamentale dell’atto composito dello tsunami dell’aggressione. Non è possibile facilitare tali attacchi con velivoli militari senza appianare la condotta aggressiva di cui fanno parte, tanto meno non è possibile favorire o assistere un’azione illecita ed evitare la responsabilità, mirando selettivamente solo alle sue desiderabili circostanze.

 La legittima difesa permette l’impiego della forza solo nel caso in cui vi sia la necessità, ovvero quando i mezzi non comportanti l’uso della forza militare non hanno dato un esito positivo o non hanno prospettive ragionevoli di successo. L’inquilino dello Studio Ovale può porre termine agli attacchi illegali dell’Iran contro i Paesi del Golfo, ponendo fine ai propri attacchi illegittimi contro lo Stato iraniano. Sebbene gli Stati Uniti non possono ricorrere allo strumento della forza bellica contro l’Iran per legittima difesa collettiva degli Stati della regione del Golfo, Londra non può, in nessuna circostanza, dare sostegno manu militari agli Stati Uniti contro gli iraniani. Il Primo Ministro inglese Keir Starmer ha asserito che il solo modo per neutralizzare la minaccia consiste nel distruggere i missili prima che partano dalle loro piattaforme, che si trovano nei loro depositi e via discorrendo, anche se fosse vero, questo scopo non dovrebbe essere perseguito assistendo l’aggressore. Un’altra possibilità per fermare la minaccia è cesellare il conflitto bellico in corso, cioè a dire che il governo londinese dovrebbe caldeggiare la Casa Bianca a cessare la loro aggressione contro l’Iran, attraverso la cooperazione con altri Stati per creare una cintura di difesa collettiva a favore dei Paesi dell’area del Golfo che si trovano sotto attacco iraniano.

 Una serie di attacchi lanciati dall’Iran verso Israele sembra essere diretta alla popolazione civile, o talmente indiscriminati da colpire senza rispettare il criterio di distinzione degli obiettivi civili da quelli militari. Attacchi armati che, in un certo qual modo, si scontrerebbero con le norme del diritto dei conflitti armati ed esulerebbero dai perimetri interni dell’istituto della legittima difesa, che consente l’impiego della forza armata solo contro la radice di un concreto e serio attacco militare. Ne consegue la domanda se Tel Aviv e Washington possano reclamare il diritto di ricorre al meccanismo dell’autotutela per rispondere alla risposta illecita iraniana al loro attacco non legittimo. In questo caso la risposta è negativa, nel senso che il diritto al ricorso dello scudo della legittima difesa consente l’impiego dell’atto coercitivo di forza armata solo in caso di necessità: ergo, i governi israeliano e statunitense possono porre fine alla risposta illegittima iraniana, pianamente mettendo fine al loro attacco, a sua volta, illecito.

 In conclusione, si può solo evidenziare che Iran, Israele e Stati Uniti sono ritenuti responsabili per aver violato il diritto internazionale, il diritto dei conflitti armati e la Carta delle Nazioni Unite, per cui se si vuole evitare altro spargimento di sangue di tanti civili, questo inutile conflitto bellico deve finire immediatamente perché, come ha sottolineato il Sommo Pontefice Leone XIV, «la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile», aggiungendo, inoltre, che le Parti coinvolte si assumano «la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile».

 

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