Gli attacchi americano-israeliani contro l’Iran violano il divieto dell’uso della forza, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite

Dopo settimane di minacce sia gli Stati Uniti, che Israele hanno lanciato attacchi armati contro lo Stato iraniano, operazione che è stato denominata operation epic fury (operazione di furia epica). Bisognerà attendere se questi attacchi militari saranno piuttosto perimetrati o se rappresenteranno l’avvio di un conflitto più esteso. Qualunque cosa accada, tuttavia, una cosa resta chiara: quest’impiego dell’azione coercitiva di forza da parte israeliana e statunitense è manifestamente illegittima. Si tratta di una violazione quanto più evidente possibile del divieto di ricorrere all’uso della forza, enunciato nella Carta delle Nazioni Unite, che inibisce non solo la guerra, ma qualsiasi utilizzo o anche la sola minaccia della forza, intesa come forza armata, nelle relazioni internazionali. Ci si riferisce all’articolo 2, paragrafo 4, norma che si è progressivamente trasformata in una disposizione di jus cogens, che recita: «i Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite».

L’analisi in questo caso non si differenzia di molto da quella relativa agli attacchi condotti da Israele e Stati Uniti contro gli impianti nucleari iraniani, avvenuto nel giugno 2025. Il nocciolo principale della questione sta nella logica che né Washington, né Tel Aviv possono razionalmente asserire di esercitare il loro diritto alla legittima difesa contro lo Stato iraniano né individualmente, né collettivamente, come viene, d’altronde enunciato nell’articolo 51 della Carta onusiana, in base al quale si delinea che «nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Le misure prese da Membri nell’esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quell’azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale», dato che l’Iran non ha attaccato i territori israeliano-statunitense. Qualsiasi minaccia che un attacco precedente potesse costituire si è da molto tempo dissipata, nel senso che non vi è stato alcun attacco militare in corso da parte di Teheran che potesse giustificare il ricorso allo jus ad bellum o alla forza per legittima difesa. È, quindi, solo la prevenzione di un futuro attacco da parte di Teheran contro la Casa Bianca e Tel Aviv, nucleare o di altro genere, che potrebbe essere rilevante in questo caso, secondo una qualche teoria di legittima difesa preventiva in risposta a un attacco imminente. Secondo la plausibile teoria di questo tipo, un ricorso all’impiego dell’atto coercitivo di forza bellica contro l’Iran sarebbe considerato lecito solo se Teheran avesse l’intenzione di colpire manu militari i territori israeliano e statunitense o era in grado di farlo o bisognava utilizzare attualmente lo strumento della forza, sebbene sarebbe stata l’ultima demarcazione di occasione per prevenire questo futuro attacco.

Ora, nessuna delle condizioni delineate poc’anzi rientra nel quadro della liceità in questo caso, proprio come non lo erano qualche anno fa; piuttosto, l’argomento della legittima difesa preventiva è ancora oggi molto debole, per la ragione che gli attacchi dell’estate scorsa hanno sostanzialmente ridotto la capacità iraniana di costruire un’arma nucleare o di distruzione di massa, tanto è vero che lo stesso Trump aveva persino dichiarato che il programma nucleare dell’Iran era stato annientato. Non è stata presentata alcuna prova che ponga in evidenza che dall’estate dell’anno passato, Teheran abbia, in qualche modo, ricostituito il suo programma o avesse l’intenzione di costruire un’arma letale, installarla su un missile balistico e poi adoperarla contro lo Stato di Israele e lo Stato della Confederazione statunitense, anzi, una serie di dichiarazioni di organi ufficiali dell’amministrazione trumpiana in questa direzione, rilasciate negli ultimi giorni, è risultata poco credibile o priva di prove tangibili.

Non vi è stato, pertanto, pianamente alcun imminente attacco armato, nucleare o di altro genere, da parte del governo iraniano contro Israele e Stati Uniti. Questo rientra pure nell’ampio approccio possibile all’autodifesa contro un attacco imminente, che non è necessariamente quello corretto; in una visione più circoscritta, in base al quale un attacco militare è un attacco che sta per verificarsi, diviene abbastanza chiaro che non vi è stato alcun attacco del genere. Vi sono, certamente, le posizioni di una parte della dottrina e degli Stati nel ritenere negativamente qualsiasi possibilità di rispondere per legittima difesa a un attacco di forza bellica che deve ancora concretizzarsi. Solo se si afferma che sia lecito ricorrere al mezzo di forza, in maniera preventiva, contro qualsiasi minaccia futura percepita, si potrebbe avanzare una qualche argomentazione, ma, a parere dello scrivente, questo non può cesellarsi nel quadro della legittima difesa, cioè a dire che si assisterebbe alla totale distruzione dell’architettura dello jus ad bellum, contenuta sia nel diritto internazionale, che nella Carta delle Nazioni Unite.

Non si può, tout court, razionalmente considerare che questi attacchi contro l’Iran possano essere cernierati come condotte di autodifesa, ai sensi del quadro della Carta onusiana. La teoria che, in un certo senso, si tratti della continuazione di un conflitto bellico preesistente viene altrettanto ritenuto inverosimile, per le ragioni già delineate prima. Il grande timore è che con quest’inizio di scontro armato in corso fra Iran e Israele e Stati Uniti, per non dimenticare anche la guerra dichiarata dal Pakistan all’Afganistan, possa portare ad una guerra mondiale totale e non più a pezzi, come ebbe modo di dire il Sommo Pontefice Francesco, qualche anno fa, che «il mondo è attraversato da un crescente numero di conflitti che lentamente trasformano quella che ho più volte definito terza guerra mondiale a pezzi in un vero e proprio conflitto globale».

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