L’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022, alla quale è seguito un confronto che tuttora prosegue, ha portato innovazioni, adattamenti e contromisure di natura operativa e tattica che hanno modificato un concetto di “forza armata” che sembrava essersi consolidato da quasi tre decenni; il ritorno in Europa di una guerra convenzionale su larga scala ha spostato l’equilibrio della difesa da un assetto di Peacekeeping a uno più tradizionalmente legato al contingente, alla potenza di fuoco ed alla superiorità aerea. Questo scenario è caratterizzato da un’arma che ha fatto la sua comparsa in Afghanistan, ma che ad oggi satura il campo di battaglia del fronte russo-ucraino: i velivoli a pilotaggio remoto, comunemente chiamati “droni” o UAV.
Nei primi mesi delle ostilità, un modello in particolare di UAV ha attirato l’attenzione della cronaca globale: il turco Bayraktar TB-2, impiegato per l’acquisizione e l’attacco di obiettivi. Il suo maggior successo è stato quello di contribuire ad arrestare le colonne di mezzi russi che penetravano nel territorio ucraino e garantire a Kiev la possibilità di resistere all’offensiva nella fase iniziale del conflitto. Lo svolgimento delle operazioni di questi droni “MALE” (Medium Altitude Long Endurance) è stato possibile per via del mancato raggiungimento russo della superiorità aerea nei cieli ucraini, principio chiave di ogni operazione militare odierna.
Dall’ottobre 2022 la guerra ha assunto i caratteri della guerra di posizione, caratterizzata da fronti relativamente statici e da combattimenti regolari che producono pochi movimenti. In una lotta di logoramento vince la nazione che riesce a protrarre maggiormente lo scontro nel tempo, non solo per logiche legate all’andamento militare ma anche per gli effetti sociali che la guerra produce sulla popolazione. Qui la Russia ha trovato il suo nuovo obiettivo strategico, un centro di gravità su cui fare leva: la propensione della popolazione ucraina a proseguire il conflitto.
Per indebolire la resistenza del popolo ucraino, Mosca ha adottato una strategia di pressione sulle infrastrutture energetiche di Kiev, minando l’economia, l’efficienza militare ed i servizi pubblici essenziali, tra cui quello del riscaldamento delle abitazioni e dell’illuminazione dei centri urbani. In funzione di questo obiettivo, complice l’impossibilità di effettuare sortite con velivoli Fighter-Bomber, la Russia impiega una seconda tipologia di drone il cui primo ampio utilizzo risale allo scontro tra Armenia ed Azerbaijan nella regione del Nagorno-Karabakh, ovvero i “droni Kamikaze”, UAV a lungo raggio che vengono lanciati da una considerevole distanza (fino a 2500 km) su un obiettivo terrestre, tra cui, centrali elettriche, installazioni militari, ma anche obiettivi civili come complessi residenziali. Tra i droni kamikaze a lungo raggio maggiormente impiegati da Mosca, il principale fu per i primi due anni l’iraniano HESA Shahed 136, prodotto poi su licenza dalla Russia stessa in larga scala nella versione GERAN.
Di conseguenza, anche l’Ucraina si è dovuta adattare alle necessità tattiche, operative e strategiche imposte dal fronte; seppur in modo meno sistematico e con uno spettro di UAV più eterogeneo rispetto a quello di Mosca, nel quale rientrano droni costruiti ad hoc per singoli attacchi, Kiev ha iniziato a sua volta a colpire il cuore dell’economia e della macchina bellica russa attraverso attacchi svolti con droni kamikaze e missili a lungo raggio sugli impianti industriali, raffinerie e depositi di carburante nella profondità del territorio russo.
L’utilizzo più vasto ed innovativo di droni riguarda però quello del livello tattico della guerra. Piccoli ed economici droni disponibili sul mercato hanno segnato un momento di innovazione nel quadro dei conflitti moderni ed hanno caratterizzato lo scontro tuttora in corso. Dalla primavera 2022, l’uso massiccio di droni ha trasformato il conflitto, evolvendo da strumenti di ricognizione a letali sistemi di precisione pilotati a distanza. Con lo stallo delle operazioni nell’ottobre del 2022, i droni hanno iniziato ad essere impiegati come precisa e letale artiglieria volante, grazie alla tecnologia degli UAV FPV (First Person View) che permette all’operatore di “essere a bordo” del piccolo quadricottero tramite la trasmissione diretta delle immagini catturate dalla videocamera del drone a un visore indossato dal pilota, a decine di chilometri di distanza, rendendo il campo di battaglia sempre più “trasparente”.
L’ampia disponibilità e il basso costo dei droni hanno trasformato il conflitto, permettendo di ottimizzare l’uso dell’artiglieria e preservare le scorte di munizioni, soggette a rapido esaurimento. L’impiego intensivo dei droni rappresenta quindi un vantaggio strategico fondamentale, poiché permette di compensare la carenza di truppe e armamenti, affrontando così uno dei problemi più critici per l’Ucraina.
I droni si sono rivelati piattaforme d’attacco versatili grazie alla capacità di trasportare carichi utili (granate o bombe da mortaio). Operano principalmente secondo due modalità: Carry and Drop (sgancio del carico e rientro) o Kamikaze (impatto diretto), ottimizzando il processo di “Kill Chain”, ovvero la sequenza di fasi dall’individuazione del bersaglio all’attacco.
I droni FPV sono diventati centrali nella tattica ucraina; la loro pervasività nel conflitto ha portato ad una stima che affida ai droni ucraini circa il 70% delle perdite russe di uomini e materiali dall’inizio dell’invasione alla metà del 2025, spingendo Kiev ad acquistare e produrre in massa quest’arma di natura tattica ma dagli effetti strategici.
Ogni guerra ha un suo rumore o suono caratteristico che rimane impresso nella mente di coloro che ne hanno preso parte e nell’immaginario collettivo, simbolo delle tecnologie e del modo di combattere di ogni epoca; il fischio dell’ordine d’attacco frontale alle trincee nemiche per la Prima guerra mondiale, le sirene degli Stuka in picchiata per la Seconda guerra mondiale, il suono delle pale degli elicotteri UH-1 in Vietnam. Il suono che molto probabilmente diverrà emblema della guerra russo-ucraina è quello dei piccoli droni FPV a quattro eliche che dal 2022 sono protagonisti del campo di battaglia e che hanno incentivato a profonde riflessioni dottrinali tutti gli eserciti del mondo.
