In cerca di una via d’uscita dal conflitto russo-ucraino

Il presidente russo Vladimir Putin sembra aver immaginato una vittoria facile e veloce quando ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022, definendola una operazione militare speciale. La vittoria non si è ancora concretizzata e i costi della guerra continuano ad aumentare.

Questa guerra è durata quasi quanto la Prima Guerra Mondiale ed è già più lunga della guerra tra la Germania nazista e l’URSS. Come il fronte occidentale della Prima Guerra Mondiale, dopo la rapida avanzata russa iniziale e il riuscito contrattacco ucraino, la guerra della Russia contro l’Ucraina è diventata una prolungata, sanguinosa, quasi in stallo, con i russi che avanzano lentamente, a caro prezzo e senza sfondamenti. Sempre come la Prima Guerra Mondiale, la guerra Russia-Ucraina ha introdotto nuove tecnologie militari che hanno trasformato le tattiche sul campo di battaglia, ribaltato le convinzioni sul predominio dei carri armati e di altri veicoli corazzati e costretto la flotta russa del Mar Nero a nascondersi, nonostante l’Ucraina non abbia una marina.

All’inizio del I conflitto Mondiale, i combattenti credevano che la guerra sarebbe stata breve e avrebbe portato ad aggiustamenti degli assetti di potere esistenti, non al loro rovesciamento. Gli Stati Uniti entrarono in guerra nel 1917 e il loro potere fu decisivo. La Germania e i suoi due imperi alleati – austro-ungarico e ottomano – crollarono. Germania e Russia, i leader totalitari emersero dal caos del dopoguerra e si misero alla ricerca della riconquista dei loro imperi, scatenando un’altra Guerra Mondiale in cui, ancora una volta, il potere degli Stati Uniti fu decisivo.

La guerra di Putin contro l’Ucraina è una guerra per restaurare l’impero russo, il suo tentativo di invertire le conseguenze del crollo sovietico del 1989-1991, proprio come Stalin che cercò di invertire le conseguenze del crollo della Russia zarista nel 1917.

Una vittoria della Russia sull’Ucraina porterebbe alle prossime guerre imperialistiche della Russia. Moldavia, Armenia o Kazakistan, Paesi non membri della NATO, sono possibili obiettivi, ma rafforzerebbe gli sforzi del Cremlino per riprendersi la parte orientale della NATO: con l’Ucraina sconfitta, Putin potrebbe intensificare gli attacchi in corso della Russia contro i Paesi europei , cercando di intimidire i Paesi europei e, al contempo, lavorando per rafforzare i partiti politici di estrema destra filo-russi in alcuni di essi, e adottando misure per isolare dall’Occidente i Paesi europei più vulnerabili e più vicini alla Russia. Putin ambisce in particolare a Estonia, Lettonia e Lituania, i cui movimenti indipendentisti del 1990 e del 1991 contribuirono alla caduta dell’impero sovietico. Il Cremlino potrebbe fare tutto questo corteggiando gli Stati Uniti, promettendo ogni sorta di accordi commerciali alla squadra di Trump, orientata alle transazioni e con la sua forte dose di scetticismo sull’alleanza con l’Europa, in cambio dell’indifferenza degli Stati Uniti nei confronti della sicurezza europea. La Russia, più debole ma determinata, potrebbe riuscire dove l’URSS non è mai riuscita, distruggendo l’alleanza transatlantica ed emergendo come potenza dominante in Europa.

La Russia non ha vinto in Ucraina e non sembra vicina a vincerla. Con un impegno adeguato da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati europei, potrebbe perdere. Tale sconfitta porterebbe profondi benefici non solo all’Ucraina, ma anche all’Europa e agli Stati Uniti. Una sconfitta strategica russa in Ucraina e il fallimento dei suoi sforzi per ricostituire l’Impero russo sono possibili.

La resistenza ucraina ha superato le aspettative degli Stati Uniti e della maggior parte dell’Europa. L’abilità dell’Ucraina nello sviluppo di droni terrestri, marittimi e aerei è di livello mondiale, e la sua innovazione nella produzione di tecnologia militare all’avanguardia l’ha resa meno dipendente dalla tecnologia militare statunitense ed europea.

 Mosca, per anni, ha potuto contare sull’esitazione e sulle spaccature europee dinanzi all’aggressione russa. Si può ricordare come la cancelleria alemanna si era aggrappata ad una politica di concordia con il Cremlino, ignorando gli avvertimenti di un’imminente aggressione russa provenienti dai governi polacchi, lettoni, estoni, lituani et alias. Oggi, si può assistere al cambiamento di rotta del governo di Berlino, il quale parlano apertamente dell’aggressione di Mosca a discapito dell’Ucraina.

 Di fronte alla minaccia russa, rafforzata dalla pressione della Casa Bianca e dalla preoccupazione dei Paesi UE per l’affidabilità dell’amministrazione trumpiana come alleato, l’Europa ha deciso di ricorrere al riarmo, tanto da spingere la coalizione dei volenterosi, guidata da Francia e Regno Unito, a mettere sul tavolo l’invio i forze militari in territorio ucraino, dopo il cessate il fuoco, per fungere da deterrente, con l’appoggio statunitense, per neutralizzare una ripresa dell’aggressione del Cremlino. Mentre l’Ucraina resta resiliente e l’Europa si riarma, l’economia russa sta subendo un lento deterioramento, sacrificando lo sviluppo della produzione militare.

 Il quadro per una fine del conflitto bellico russo-ucraino esiste già: il suo nucleo consisterebbe in un cessate il fuoco concreto e in accordi di sicurezza per l’Ucraina; non sarebbe, tuttavia, una pace giusta, accompagnato dal ritiro delle truppe russe dai territori ucraini occupati, ma una pace che preveda quasi l’intera Ucraina resti libera e sicura, capace di riprendersi dalla distruzione della guerra e poi prosperare, rappresenterebbe una vittoria strategica per gli ucraini, che lascerebbe la gran parte del Paese e in grado di riprendere il processo di adesione nella famiglia unionale europea.

 Sappiano bene che le autorità di Mosca continuano a manifestare il loro disaccordo a negoziare la fine della guerra, a condizioni differenti dalla vittoria. Le attuali richieste di Putin e del suo entourage comprendono le province di Donetsk e Luhansk, compresi i territori che la Russia non riuscita a conquistare in quattro anni di duro scontro armato fra Kyiv e Mosca. Nonostante le dichiarazioni dell’inviato di Trump, Steve Witkoff, secondo cui questa richiesta territoriale sia l’ultima questione rimasta nei colloqui di pace, il Cremlino ha, in maniera martellante, chiesto un cambio della governance centrale dell’esecutivo ucraino, con la sostituzione dell’attuale governo con un amico di Mosca, una richiesta che ricorda quella di Stalin nel 1945 di sostituire il governo polacco libero con un favorito del Cremlino, ovvero un governo fantoccio. La testardaggine di Putin riflette gli obiettivi bellici: andare in uno scontro armato non per conquistare questa o quella provincia ucraina, ma per stabilizzare il dominio russo sull’intera Ucraina.

 L’Europa e gli Stati Uniti hanno a disposizione dei mezzi necessari per fare pressione su Mosca, come, ad esempio, sequestrare le petroliere fantasma battenti bandiera russa, privando la Russia di ulteriori entrate; imporre sanzioni secondarie agli acquirenti di greggio e gas russi di Stati terzi; mantenere l’interruzione di Starlink per l’esercito russo con l’interruzione di servizi ad alta tecnologia alla Russia e via discorrendo.

 Le grandi guerre hanno immense conseguenze e l’attacco immotivato del governo russo ai danni dell’Ucraina è ormai cesellata come una grande guerra. La sconfitta di Mosca in Ucraina potrebbe screditare Putin e porre fine ai suoi sforzi di restaurare l’impero mediante la condotta aggressiva e il conflitto armato che dura ormai da 4 anni; non solo, ma se il piano imperiale russo dovesse subire un totale fallimento in Ucraina, potrebbe essere uno spiraglio di speranza per la Russia stessa offrendo un’altra occasione di poter esplorare un avvenire con meno repressione interna e meno ostilità nei riguardi degli Stati confinanti.

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