A margine dell’incontro di questo febbraio tra il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e l’omologo egiziano Abdel Fattah el-Sisi, l’azienda di Stato turca MKE (Società per l’Industria Meccanica e Chimica) e il Ministero della Difesa del Cairo hanno siglato un accordo di cooperazione dal valore di $350 milioni. Tra i punti cardine dell’intesa figurano la creazione di una Joint Venture turco-egiziana per la gestione di futuri impianti di produzione ed esportazione di sistemi di difesa in Africa e in Medio Oriente, alla quale sono stati allocati $220 milioni, e il trasferimento di sistemi di difesa aerea a corto raggio “Tolga”, sviluppati dalla stessa MKE, per un valore di $130 milioni.
Il partenariato Ankara-Cairo segue due importanti intese raggiunte l’anno precedente. Nel marzo 2025 è stato siglato uno “Strategic Agreement” per la produzione di veicoli militari e droni a lungo raggio in territorio egiziano; l’accordo è stato in seguito formalizzato tra il player turco HAVELSAN (specializzato in software difesa e robotica) e la compagnia egiziana AOI (Arab Organization for Industrialization), l’ente incaricato di supervisionare lo sviluppo dell’industria bellica nazionale.
I trattati si inseriscono nel solco del profondo processo di ammodernamento delle forze armate egiziane, iniziato circa un decennio fa e fondato in gran parte sull’importazione di tecnologie militari estere. Tra il 2016 e il 2020, l’Egitto è risultato il terzo importatore mondiale del settore, assorbendo il 5,8% del mercato globale. Tuttavia, dopo il picco del 2021, il budget della difesa del Cairo ha subito una contrazione costante fino al 2026, principalmente a causa delle difficoltà economiche derivanti dall’alta inflazione (12% a gennaio 2026) e dalla svalutazione della sterlina egiziana.
In questo scenario, Il Cairo si trova a dover razionalizzare le proprie spese belliche, puntando sull’importazione di know-how per far evolvere l’industria locale e risanare l’economia. Gli accordi con la Turchia rispondono esattamente a queste esigenze: ammodernamento militare e trasferimento tecnologico in vista di una futura produzione domestica.
Le relazioni tra Il Cairo e Ankara appaiono oggi risanate dopo oltre un decennio di tensioni scaturite dalla caduta di Mohammed Morsi nel 2013, all’epoca sostenuto dalla Turchia. Successivamente, i dissidi politici sui teatri siriano e libico hanno ulteriormente inasprito il clima. Tuttavia, i due Paesi sembrano oggi aver superato le proprie divergenze abbracciando un approccio pragmatico impostato su una condizione di reciproco vantaggio. Il ripristino dei rapporti diplomatici nel 2023 ha spianato la strada alla storica visita di Erdoğan al Cairo l’anno seguente, sancendo la definitiva riconciliazione.
L’Egitto è oggi un perno centrale per la politica estera turca, la cui direttrice rimane la “Strategia per il potenziamento delle relazioni economiche e commerciali con l’Africa” del 2003. L’obiettivo di Ankara è incrementare l’interscambio commerciale con il continente, potenziare la presenza delle proprie aziende e consolidare uno status di partner privilegiato. In questa cornice, l’Egitto è diventato il principale partner commerciale africano della Turchia.
I recenti accordi sulla difesa hanno contribuito ad indirizzare Il Cairo ed Ankara verso una partnership militare orientata a diventare sempre più serrata, come dimostrato dall’esercitazione navale congiunta tra le due rispettive marine militari nel settembre 2025, la prima dopo 13 anni.
La Turchia si conferma un attore sempre più rilevante in Africa, un quadrante di crescente importanza economica e di sicurezza, specialmente per gli Stati europei. La rivalità tra potenze per l’influenza sul continente rischia di innescare tensioni regionali con effetti globali. La sicurezza in senso lato dei paesi della sponda europea dipende in notevole misura dagli equilibri del Nord Africa, area su cui Ankara sta guadagnando una presenza militare e un’influenza diplomatica sempre maggiore.
