Il 7 febbraio 2026, sul social media TikTok, è emerso un video ritraente la sagoma del caccia multiruolo russo di quinta generazione Su-57 Felon sorvolare le campagne della regione di Oum El Bouaghi, nell’Algeria nord-orientale. La considerazione che ne consegue è che l’Algeria abbia concluso le fasi preliminari di acquisizione dell’aereo stealth che si pone come concorrente diretto dell’F-35, attualmente in dotazione a 20 forze aeree di paesi strategicamente allineati a Washington, tra cui l’Aeronautica Militare italiana.
L’Algeria è storicamente uno dei principali acquirenti dell’industria bellica prima sovietica, poi russa; la totalità degli aerei da combattimento della al-Quwwat al-Jawwiyya al-Jaza’iriyya (l’aeronautica militare algerina) è costituita da velivoli russi, tra i quali figurano Su-30, MiG-29 e Su-24. L’approvvigionamento algerino di armi russe, infatti, coincide con il consolidamento decennale delle relazioni tra Mosca e Algeri, stabilizzate nel 2001 con l’Accordo di Partenariato Strategico e reiterate nel giugno 2023 con un protocollo firmato durante la visita di Stato del Presidente algerino Abdelmadjid Tebboune in Russia.
Mosca si conferma un attore sempre più influente nella regione, rafforzando la propria presenza militare e finanziaria in paesi dal peso strategico quali la Libia e l’Algeria. Quest’ultima, nel solo 2022, ha visto i propri scambi commerciali con la Russia crescere di quasi il 70%, complice la ricerca di nuovi partner economici a seguito del disimpegno di numerosi Stati occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina.

La presenza russa in Nord Africa, supportata dal dispiegamento di miliziani di compagnie militari private controllate dal Cremlino (tra le quali la Wagner), rappresenta il tentativo di Mosca di guadagnare peso nello scacchiere internazionale, offrendosi come alternativa all’Occidente, la cui narrazione viene spesso contrastata facendo leva sui sentimenti legati alla storia coloniale. L’influenza russa nella regione comporta dirette tensioni con i paesi europei, in quanto il Nord Africa e il Sahel rappresentano un fulcro strategico verso cui viene orientata la politica estera, economica e di sicurezza, in particolare degli Stati mediterranei.
L’Algeria è per Mosca il terzo acquirente di armamenti dopo Cina e India, avendo assorbito il 78% delle nuove acquisizioni di prodotti militari dalla Russia tra il 2018 e il 2022 e il 15% dell’export difesa russo tra il 2016 e il 2020. In questo frangente si inserisce il piano di acquisizione di 14 Su-57, iniziato nel 2019 con la visita di una delegazione di ufficiali algerini per visionare la versione export del caccia durante il MAKS Airshow di Mosca.
Le evidenze sono però emerse solo negli anni a seguire: nel novembre 2024, la compagnia Rosoboronexport ha confermato di aver raggiunto un accordo per l’esportazione di Su-57 con un paese straniero non dichiarato. L’anno seguente, i media di Stato algerini hanno affermato che i caccia sarebbero arrivati tra il 2025 e il 2026 e, nello stesso anno, il CEO di UAC (il principale conglomerato aeronautico russo) ha confermato la consegna dei primi due esemplari a un acquirente ignoto. Dopo la pubblicazione del video di questo febbraio, è confermato che il paese in questione fosse proprio l’Algeria
La risposta degli Stati Uniti non ha tardato ad arrivare: Robert Palladino, vertice del Bureau of Near Eastern Affairs del Dipartimento di Stato americano, ha prospettato che l’adozione dei Su-57 porterebbe all’attuazione delle misure previste dal CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act), lo stesso meccanismo con cui vennero inflitte sanzioni alla Turchia dopo l’acquisto dei sistemi S-400.
L’integrazione di velivoli stealth di quinta generazione nella flotta algerina comporta una profonda revisione della sicurezza nel Maghreb e nel Mediterraneo. L’Algeria potrebbe raggiungere la superiorità aerea nell’area e un’importante capacità di deterrenza, determinando ulteriori tensioni, specialmente con il Marocco. Quest’ultimo, con cui i rapporti risultano sempre più incrinati, sarebbe così incentivato ad accelerare la propria corsa agli armamenti.
