Il litio: tra Stati Uniti e Cina, passando per l’Argentina

L’accordo quadro siglato a Washington tra Argentina e Stati Uniti all’inizio di febbraio, finalizzato a promuovere investimenti sul lungo periodo e a rispondere alla crescente domanda globale di tecnologie avanzate basate sui minerali critici, va ben oltre una semplice intesa economica bilaterale. Esso rappresenta infatti un tassello operativo della strategia statunitense di sicurezza emisferica, orientata a contenere l’influenza di potenze rivali nello spazio regionale latino americano. In un contesto segnato dall’intensificarsi della competizione tecnologica con la Cina, il controllo delle catene di approvvigionamento è divenuto una componente strutturale della sicurezza nazionale statunitense: l’interdipendenza economica viene oggi riletta alla luce del rischio strategico.

La domanda globale di litio, una risorsa ormai imprescindibile per la transizione energetica, cresce a ritmi sostenuti. Le stime più accreditate indicano che, negli scenari di decarbonizzazione avanzata, potrebbe quadruplicare entro il 2040. Il litio è cruciale non solo per i veicoli elettrici e i sistemi di accumulo energetico, ma anche per tecnologie dual-use e applicazioni militari: per Washington, il nodo non risiede tanto nella disponibilità della materia prima, quanto nella concentrazione delle fasi a maggior valore aggiunto lungo la filiera, dato che la Cina controlla oltre il 60% della capacità globale di raffinazione del litio e detiene una posizione dominante nella produzione di componenti strategici come i catodi.

Questa asimmetria si traduce in una vulnerabilità strutturale: il futuro energetico e tecnologico degli Stati Uniti rischia di essere esposto alle scelte geopolitiche della principale superpotenza rivale, percepita da Washington come l’antagonista sistemico capace di condizionare la traiettoria dell’egemonia americana. Ridurre tale dipendenza è divenuto un imperativo strategico e l’intesa con Buenos Aires si colloca nella cornice del friend-shoring: ricostruire catene del valore integrate con partner ritenuti affidabili, e riportare sotto influenza statunitense segmenti industriali oggi concentrati in Asia orientale, con l’obiettivo di rendere le filiere più resilienti e meno vulnerabili a shock politici o restrizioni commerciali. In questa prospettiva si inserisce anche l’Inflation Reduction Act, che subordina crediti fiscali e incentivi alla provenienza dei minerali critici: assicurarsi un accesso stabile al litio e al rame argentini significa consolidare la competitività americana nei comparti delle batterie, dei semiconduttori e delle tecnologie avanzate, snodi centrali nella competizione strategica con la Cina.

Per l’Argentina, tuttavia, lo scenario appare assai complesso: inserita nel cosiddetto “triangolo del litio” insieme a Cile e Bolivia, dispone di riserve rilevanti e di un settore estrattivo in espansione, fondamentale per l’afflusso di valuta pregiata che in un contesto segnato da fragilità macroeconomiche, inflazione persistente e alto indebitamento, risulta vitale: l’attrazione di capitali statunitensi costituisce per il governo Milei una leva potenziale di stabilizzazione. Gli investimenti occidentali promettono maggiore integrazione nei mercati a più alto valore aggiunto e l’adozione di standard ambientali più strutturati.

Al contempo, i rapporti con la Cina rimangono profondi e stratificati: Pechino è un partner commerciale di primo piano, che ha finanziato infrastrutture strategiche e ha partecipato a progetti minerari nelle province settentrionali argentine. Buenos Aires tenta dunque un delicato bilanciamento: inserirsi nelle filiere occidentali senza recidere i legami con la potenza asiatica egemone. Tuttavia, con l’inasprirsi della competizione tra le due superpotenze, gli spazi di ambiguità strategica tendono a restringersi. Per Washington, impedire che la transizione tecnologica globale resti ancorata a catene del valore dominate dai cinesi, è ormai una priorità di sicurezza nazionale.

L’accordo riflette quindi una dinamica più ampia di trasformazione dell’ordine internazionale: le risorse naturali tornano a essere strumenti di proiezione di potenza e l’America Latina riafferma la propria centralità quale teatro di competizione strategica. In gioco non vi è soltanto il litio argentino, ma l’architettura stessa delle filiere che definiranno i rapporti di forza nel sistema internazionale dei prossimi decenni.

 

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