Il battito della memoria: 10 febbraio “Giornata del Ricordo”, Udine non dimentica.

Sotto un cielo che sembra farsi carico del peso della storia, la piazza si è trasformata oggi in un tempio a cielo aperto. Il riflesso dei labari e delle bandiere tirate a lucido brilla contro le divise delle autorità civili e militari, schierate in un silenzio che non è assenza di suono, ma pienezza di rispetto. L’atmosfera è densa, carica di un’emozione che attraversa le generazioni: tra la folla, i volti solcati dal tempo dei figli e dei nipoti degli esuli sono la testimonianza vivente di una radice che il vento della storia ha provato a strappare, senza riuscirci.

Dopo la benedizione del cippo dedicato a Norma Cossetto giovane istriana uccisa è gettata nelle foibe nel 1943 e la deposizione delle corone di fiori è stato dato inizio ai discorsi istituzionali, il cuore della cerimonia ha trovato voce nelle parole della Presidente dell’ANVGD di Udine, la dott.sa Bruna Zuccolin.
Con delicatezza ed emozione che non hanno tolto forza al messaggio, la Presidente ha affidato ai versi di una poesia di un poeta istriano il compito di scalfire il muro dell’indifferenza. Il suo intervento si è soffermato sul significato più profondo di questa giornata: per troppi anni si è cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto, chiudendo in un cassetto verità dolorose che chiedevano solo di essere riconosciute. Ci sono ancora angoli da smussare, ferite che faticano a rimarginarsi, ma il messaggio lanciato alle nuove generazioni è stato limpido: non si tratta di cancellare, ma di conoscere. Perché solo attraverso un dialogo consapevole e il coraggio della verità si potrà, un giorno, non dimenticare il passato, ma finalmente superare gli ostacoli che ancora impediscono una riconciliazione totale. Un’eredità di consapevolezza lasciata ai giovani, affinché la memoria non sia un peso, ma la luce per i loro passi futuri.
Spente le luci ed i microfoni mi fermo in religioso silenzio per una riflessione . Per chi passa distratto è solo pietra, un cippo tra i tanti. Ma per noi, oggi, questo non è un monumento: è uno scrigno. Un custode silenzioso di memorie lacerate, il sigillo posto su una verità che per troppo tempo è rimasta sepolta nel buio del silenzio e dell’indifferenza.
Siamo qui per onorare chi non ebbe scelta. Ricordiamo oggi gli italiani costretti all’esodo, strappati dalle loro case, dalle loro radici, dai loro porti. Uomini, donne e bambini che si ritrovarono improvvisamente stranieri nella propria lingua, spinti verso una ‘terra di nessuno‘ dove spesso non trovarono accoglienza, ma sospetto; non trovarono riconoscimento, ma l’umiliazione di essere invisibili.
Quella che commemoriamo è una delle pagine più brutte e dolorose della nostra storia. Una ferita che ha sanguinato per decenni nel segreto delle famiglie, nei racconti sussurrati, nelle valigie legate con lo spago che contenevano una vita intera e un pugno di terra amata.
E mentre la piazza riprende il suo ruolo di custode silenzioso intravedo due amici testimoni e protagonisti di quel periodo Franco Fornasaro ed Emilio Fatovic ai quali lancio subito una domanda provocatoria. Perché siete qui, davanti a questa pietra?  Entrambi rispondono quasi all’unisono…Perché abbiamo il dovere della testimonianza.
Franco è un testimone diretto, madre, padre e sorella esuli per forza. Con lui, grande studioso e conoscitore di quel mondo così detto dell’Est ci confrontiamo sulle cause storiche e politiche che hanno dato inizio all’esodo – un racconto affascinante ed intriso di sottili dinamiche ai più sconosciute. Il Fornasaro però ci tiene a ribadire un concetto fondamentale – questa pagina della storia è stata “ Un oltraggio alla Vita “ che mi ha segnato profondamente, un dolore intimo che ho dovuto elaborare nel tempo ma che attraverso lo studio e l’esperienza della vita mi permette di lanciare ora un messaggio chiaro alle nuove generazioni “ cercate sempre la verità ma non seguite mai la vendetta “. ricordare per andare oltre .
E’ la volta di Emilio Fatovic – esule trasferito per ben 7 volte nei campi di smistamento e raccolta profughi che ebbe la forza e l’intelligenza di canalizzare tutta la rabbia e disperazione nello studio ad oltranza permettendogli  di prendere “ quell’ascensore sociale “che dal mondo della scuola, alla promozione dell’inclusione lo ha portato attraverso riconoscimenti ed incarichi di prestigio a diventare Consigliere del Comitato Economico Sociale Europeo di Bruxelles. “ Ai giovani dico: non guardate a questo cippo come a un reperto del passato. Guardatelo come a una bussola. Vi consegniamo questi fatti, queste verità nude e crude, non per trasmettervi rancore, ma per darvi gli strumenti della saggezza. Conoscere la tragedia dell’esodo e l’orrore delle foibe serve a ricordarvi che la dignità umana non ha confini e che il silenzio complice, è il primo passo verso l’abisso.”
Oggi ricordiamo per non dimenticare. Raccontiamo perché voi possiate decidere con lucidità. Narriamo affinché l’odio e l’indifferenza che hanno generato quella terra di nessuno non trovino mai più spazio nel vostro futuro.
Che questo cippo sia perenne monito: la memoria è l’unico antidoto perché l’oscurità di allora non debba mai più ripetersi. Chi non ascolta il passato è condannato a subirne il ritorno.

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