In un contesto geopolitico sempre più frammentato, segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze, dal conflitto in Medio Oriente e da una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni multilaterali, l’architettura della sicurezza internazionale appare oggi più fragile che mai. È in questo scenario che prende forma il Board of Peace, un’iniziativa destinata a sollevare interrogativi profondi sugli equilibri globali e sul ruolo stesso delle Nazioni Unite.

In questa intervista al professor Giuseppe Paccione dell’Università degli Studi N. Cusano, docente di diritto internazionale, emerge un’analisi critica e approfondita del progetto promosso dall’amministrazione Trump. Il professore ne esamina la compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite, mettendo in luce i rischi giuridici e politici e valutando le possibili ricadute sull’ordine multilaterale costruito nel secondo dopoguerra. Ne risulta una lettura lucida e rigorosa, che aiuta a comprendere se il Board of Peace possa davvero configurarsi come uno strumento di stabilizzazione o se rappresenti, al contrario, una sfida diretta ai principi del diritto internazionale.
Professore, il Board of Peace (il Consiglio per la Pace), dove si delinea di concedere all’attuale Presidente degli Stati Uniti ampi poteri, può essere considerato come una dichiarazione di guerra alle Nazioni Unite. Cosa c’è dietro?
Circolavano già delle voci, secondo cui i poteri del Consiglio di Pace si sarebbero estesi oltre il mandato per Gaza oltre il mandato determinato con la risoluzione S/RES/2803 (2025), adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si potrebbe definire che si è dinanzi ad una sfida all’ONU, il solo organismo universale a cui compete mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Nella carta del Board of Peace non vi è un accenno alla Striscia di Gaza. Da qui si evince che l’obiettivo è quello di scontrarsi con le Nazioni Unite, mediante la sfiducia nei riguardi di quest’organizzazione.
In che modo?
Si sa che molti accordi internazionali in materia di pace e sicurezza internazionale si poggiano sullo Statuto onusiano, invece la carta del Board of Peace non cita affatto la Carta di San Francisco del 1945, ma menziona solo il diritto internazionale sino a un certo punto in modo vago e solo per dissipare le preoccupazioni dei potenziali Stati membri. Leggendo il preambolo del documento di Trump, appare evidente che lo scopo sia quello di dipingere l’ONU come un’entità inefficace e di insinuare che debba essere sostituita.
Anche il resto del testo della Carta è piuttosto raccapricciante?
Assolutamente! Difatti, il consiglio del Board of Peace è strutturato attorno a un presidente, che può essere in carica sine die, cioè si tratta di una presidenza a vita. L’ammissione di un membro dipende dall’invito dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Il Consiglio per la Pace è, in un certo qual modo, paragonabile alla lega delle democrazie, che circola da decenni in taluni contesti statunitensi, che dovrebbe sostituire l’attuale organismo onusiano, ma solo con democrazie che la pensano allo stesso modo. Esso si basa sulla stessa idea, solo che le democrazie vengono sostituite da Stati disposti a fare tutto ciò che Trump vuole, giocandosi la propria libertà per l’ottenimento di qualche beneficio (beneficium accipere, libertatem est vendere). È solo Trump che invita gli Stati membri, nomina il consiglio direttivo, ha il potere di porre il veto alle decisioni adottate dagli Stati membri, dal Consiglio per la Pace e da quello direttivo.
Nel novembre 2025, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che accoglieva con favore l’istituzione di un consiglio di pace sotto la guida di Trump. Tuttavia, all’epoca non era chiaro se il consiglio di pace avrebbe avuto tale obiettivo. Cosa ne pensa a tal riguardo?
Quanto dice è vero. Tuttavia, l’organo politico onusiano ha approvato la risoluzione citata prima per l’istituzione di un organo consiliare di pace, ma solo per la necessità di un dispiegamento nella Striscia di Gaza e non per istituire un nuovo meccanismo di sicurezza internazionale. Ergo, non credo che i poteri conferiti al consiglio di pace su Gaza possano essere estesi ad altre questioni, vista la perimetrazione della stessa risoluzione. È plausibile che l’amministrazione trumpiana sosterrà che il Consiglio di Sicurezza ha implicitamente autorizzato tali poteri anche altrove. Ciò sarebbe, secondo me, un’argomentazione che non regge, come, ad esempio, nel caso della Groenlandia e del Venezuela.
Il Consiglio di Pace potrebbe diventare pericoloso?
La sua Carta non può sostituire quella delle Nazioni Unite. In quest’ultima, viene stabilito che nessun accordo internazionale successivo può violare le disposizioni della Carta onusiana, come enuncia l’articolo 103. Ciò sta ad indicare che il Consiglio di Pace è soggetto al diritto internazionale e agli obblighi derivanti dallo Statuto onusiano. Purtroppo, l’amministrazione Trump non rispetta gli accordi internazionali esistenti, come il recedere da molte organizzazioni internazionali, con lo scopo di indebolirli. Dunque, se qualcuno dovesse asserire che il Consiglio di Pace è stato approvato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e intende sostituirlo, si troverebbe in situazione analoga a quella di Frankenstein: l’organo consiliare politico onusiano ha creato un mostro che torna e divora il suo creatore.
Da cosa dipende il potere del consiglio?
Il Consiglio di Pace entrerà in vigore una volta che tre Stati vi avranno aderito. Normalmente, per istituire un’organizzazione internazionale è necessario un numero di Stati molto più elevato. Quindi, questo è piuttosto insolito. La vera domanda ora, tuttavia, è quanti Stati aderiranno effettivamente al Consiglio. Molti probabilmente esiteranno, poiché aderirebbero a un’organizzazione soggetta al controllo fortemente autoritario di Trump. Tuttavia, se molti aderissero, ciò potrebbe effettivamente rappresentare una sfida seria e preoccupante per le Nazioni Unite.
