Arriva in libreria La stagione dell’identità. Dalla Brexit a Trump, perché orgoglio e valori contano più di salari e welfare, il nuovo saggio di Domenico Petrolo, edito da Franco Angeli. Un libro che prova a mettere ordine in uno dei grandi paradossi della politica contemporanea: perché, in un’epoca di disuguaglianze crescenti, welfare in crisi e salari stagnanti, il voto si orienta sempre più su identità, appartenenza e valori simbolici.
Attraverso un intreccio di analisi, dati e interviste a protagonisti del dibattito pubblico – tra cui Romano Prodi e lo storico Philipp Blom – Petrolo indaga le ragioni profonde del consenso elettorale in Occidente e il successo dei partiti populisti e nazionalisti. Al centro della riflessione, la crisi di una sinistra che ha spesso relegato l’identità “tradizionale” a residuo del passato, enfatizzando invece narrazioni cosmopolite e multiculturali che non sempre riescono a parlare alle classi popolari.
Il libro attraversa alcuni dei nodi più sensibili del nostro tempo: immigrazione e integrazione, crisi demografica, trasformazioni tecnologiche, globalizzazione, cultura woke e radicalizzazione religiosa. Temi che, secondo l’autore, generano spaesamento e alimentano la percezione di un’identità collettiva sotto attacco. In questo quadro, Petrolo dedica ampio spazio al fallimento del modello svedese di integrazione e alla strumentalizzazione dell’Islam da parte dei movimenti nazionalisti, mostrando come la paura diventi un potente catalizzatore politico.
Emblematico il capitolo “Woke for Trump”, in cui la cultura woke viene analizzata come un progetto nato per emancipare ma finito per dividere. Nel dialogo con Petrolo, Prodi definisce il woke come “un’idea così avanzata, proposta da un’élite, da risultare di fatto escludente”. È proprio contro questa percezione di distanza che Donald Trump ha costruito il suo successo, contrapponendo all’ideologia inclusiva un’identità semplice e immediata fondata sul senso di appartenenza.
La riflessione si sposta poi nella Rust Belt americana, attraverso le ricerche degli economisti Nicola Gennaioli e Guido Tabellini, che mostrano come “i poveri votino sempre più a destra” e abbiano smesso di chiedere maggiore uguaglianza alla politica, mentre la dimensione religiosa rafforza l’ostilità verso l’immigrazione. Un dato che ribalta molte certezze del dibattito progressista.
La tesi di fondo è netta: oggi occuparsi delle paure significa prendersi cura delle democrazie. E questo implica riconoscere valore alle persone, alle loro tradizioni e alle loro radici, anche quando non coincidono con l’orizzonte cosmopolita. La stagione dell’identità è così un saggio che non assolve né demonizza, ma invita a comprendere. Perché, nella politica del XXI secolo, ignorare l’identità significa lasciare campo libero a chi la usa come arma.
