Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase di tensioni che va oltre la consueta polarizzazione politica. Un clima di instabilità simile non si registrava dal 6 gennaio 2021, giorno dell’assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori MAGA. La crisi investe la legittimità delle autorità federali e l’uso crescente della forza come strumento politico, impiegato per garantire cruenta coerenza attorno alle politiche presidenziali. In questo contesto, l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) è divenuta uno dei simboli più evidenti di questa deriva.
Fondata nel 2003 e inserita nel Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), creato dopo l’11 settembre, l’ICE ha competenze che spaziano dalle indagini penali al controllo dell’immigrazione irregolare. Già sotto Obama l’agenzia operava su scala massiva: circa 2,4 milioni di rimpatri, molti dei quali riguardavano persone senza precedenti penali. Con la prima presidenza Trump, l’approccio si è irrigidito: muro al confine messicano, restrizioni agli ingressi da Paesi ritenuti a rischio e separazione forzata delle famiglie, con la detenzione documentata di minori. L’amministrazione Biden ha adottato una linea ambivalente. Dopo un iniziale stop al muro, i lavori sono ripresi per colmare lacune strutturali e, nonostante l’introduzione di canali umanitari, nel 2024 si è registrato il livello più alto di espulsioni dal 2014, accompagnato da nuove restrizioni sul diritto d’asilo.
Dal gennaio 2025, con il ritorno di Trump sulle rive del Potomac, l’ICE ha conosciuto una nuova espansione. Il Big Beautiful Bill ha trasformato l’agenzia nella più finanziata della storia federale, superando persino l’FBI. A ciò si è affiancato il ricorso all’Alien Enemies Act (1798), utilizzato per giustificare espulsioni accelerate anche in assenza di un giusto processo. Ne sono seguiti raid nelle “città santuario” e arresti basati su criteri arbitrari, che hanno coinvolto anche cittadini statunitensi e veterani di origine latina.
Qui, la figura di Gregory Bovino, divenuto volto dell’ICE, assume un simbolismo peculiare: emerge una contraddizione strutturale, dato che Bovino è discendente di immigrati calabresi, così come lo stesso Trump, che ha origini tedesche. L’apparato centrale della repressione viene così guidato da uomini che incarnano il risultato storico delle dinamiche migratorie degli scorsi secoli: a riflettere l’incoerenza delle politiche statunitense sulla cittadinanza e l’immigrazione.
Le operazioni dell’ICE a Minneapolis, culminate con l’uccisione di alcuni manifestanti, hanno segnato un punto di rottura. Le proteste e le immagini circolate online hanno messo in discussione le versioni ufficiali, alimentando una frattura profonda tra comunità locali e autorità federali. L’agenzia è ora percepita come corpo coercitivo politicizzato ai voleri del Presidente.
Parallelamente, l’invio di agenti ICE in Italia per le Olimpiadi di Milano-Cortina, formalmente con funzioni di sicurezza per le delegazioni e atleti statunitensi, appare come un tentativo di ripulire l’immagine dell’agenzia all’estero: le precisazioni delle autorità italiane (di presenza ma non operatività sul territorio), rivelano tuttavia l’imbarazzo dei vassalli europei.
A completare il quadro resta l’ombra dell’Insurrection Act (1807), che consentirebbe al presidente di impiegare l’esercito contro disordini interni. Pur non invocato, il suo costante richiamo minatorio segnala una traiettoria pericolosa: più che una guerra civile, il rischio concreto è quello dell’anocrazia, un sistema ibrido, in cui procedure elettorali sopravvivono accanto a un uso sempre più frequente della violenza.
È in questa cornice che Civil War (2024) di Alex Garland assume valore di monito. Il film racconta la normalizzazione della violenza istituzionale e la manipolazione dell’informazione, mostrando un potere che sopravvive solo attraverso la propaganda. Non una distopia estrema, ma un’ipotesi plausibile, in cui la cronaca si frammenta in immagini modificate. Un riflesso inquietante di una realtà che, sempre più spesso, sembra precederla.
Quante volte, dopotutto, la fantasia non si rivela così dissimile dalla realtà?

Bellissimo articolo. Descrive coerentemente le dinamiche storiografiche dell’ICE…30 e lode all’autore