Giornalisti 2.0, un premio che unisce memoria e futuro: a Roma una cerimonia che ha fatto comunità

Nella splendida sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, a Palazzo Grazioli, si è svolta oggi la cerimonia del I Premio Stampa d’Eccellenza – Giornalisti 2.0, il riconoscimento nato per valorizzare il giornalismo di qualità, il rigore professionale, la credibilità delle fonti e la capacità di innovare linguaggi e contenuti, mantenendo al centro il rispetto verso il pubblico e il ruolo sociale dell’informazione.
La Sala Stampa Estera si è presentata gremita oltre la capienza: circa 200 persone hanno assistito alla premiazione, in un’atmosfera intensa e partecipe, dove l’applauso non è stato mai routine ma riconoscimento.
A condurre la mattinata sono stati Marco Scordo e Antonella Salvucci, con una narrazione scandita da clip e momenti di consegna capaci di tenere insieme ritmo e ascolto. Ad aprire l’evento, il presidente dell’Associazione di categoria Giornalisti 2.0, Maurizio Pizzuto, insieme ai componenti del Direttivo presenti in sala, Marcel Vulpis e Maurizio Lozzi, in un passaggio che ha dato subito il senso dell’iniziativa: non una semplice celebrazione, ma un atto pubblico di fiducia nel mestiere. «In un tempo complesso, segnato da profonde trasformazioni tecnologiche e culturali, il giornalismo resta un presidio fondamentale di democrazia», ha dichiarato Pizzuto, ricordando che questo premio nasce per ribadire etica professionale, competenza e coraggio nel raccontare i fatti con onestà e responsabilità. La giuria del Premio, presieduta dal giornalista Rai Pino Nano, ha accompagnato questa prima edizione con un’impostazione che intreccia autorevolezza e attenzione al valore umano delle storie premiate.

Tra le presenze che hanno dato ulteriore spessore culturale alla cerimonia, anche Giampiero Gamaleri, già consigliere d’amministrazione RAI. Poi, uno dopo l’altro, i nomi: e con i nomi, le testate, i percorsi, le redazioni che hanno costruito credibilità nel tempo.
Nella sezione Premio alla Carriera sono stati celebrati Mario Giobbe (già Radio Rai Sport), Bruno Tucci (già Corriere della Sera), Piero Vigorelli (già Rai e Mediaset), Rino Barillari (storico fotoreporter), Antonello Perillo (condirettore TGR Rai), Vincenzo Borgomeo (La Stampa Motori), Antonella Amendola (già inviata di Corriere della Sera e La Stampa), Giorgio Pacifici (TG2, giornalismo scientifico) ed Ezio Luzzi (già Radio Rai Sport).

In sala si è avvertita la sensazione netta che, dietro ogni riconoscimento, non ci fosse soltanto un percorso personale, ma un pezzo di storia dell’informazione italiana: la cronaca, lo sport, la cultura dell’immagine, la competenza verticale, la divulgazione, il racconto della modernità.
La sezione Giornalismo al Femminile ha dato al premio un respiro contemporaneo e necessario, valorizzando professioniste capaci di unire precisione, sensibilità e responsabilità del racconto.

Sono state premiate Eleonora Daniele (Rai 1 – Storie Italiane), Benedetta Rinaldi (Rai 3 – Elisir), Cristina Caruso (Rai Sport), Josephine Alessio (Rai News 24), Catia Acquesta (direttrice testate Roma Mobilità), Daniela Molina (direttrice del portale Donna in Affari), Annalisa Buccheri (direttrice Polizia Moderna), Sara Verta (TGR Lazio), Susanna Galeazzi (TG5) e Adriana Pannitteri (TG2 – Storie).
In quel passaggio, l’applauso della sala ha avuto un significato chiaro: l’eccellenza non è una posa, ma una pratica quotidiana fatta di metodo, studio e responsabilità.

Eppure, se la carriera porta con sé l’ammirazione e il giornalismo al femminile restituisce l’energia del presente, è stata la sezione Giornalismo alla Memoria a imprimere il segno più profondo.

Toccanti i momenti di premiazione alla memoria: perché in quei nomi pronunciati ad alta voce, tra silenzi pieni e occhi lucidi, il giornalismo è tornato a essere ciò che dovrebbe restare sempre—responsabilità, esempio, eredità.
Per Angiolino Lonardi, a ritirare il premio sono stati il figlio Davide con la moglie Donatella, la sorella Benny e tutti i ragazzi di “Angiolino”, una comunità professionale cresciuta nella sua scuola: un’immagine potente, quasi una redazione riunita attorno al suo maestro.

Con loro, simbolicamente, c’era la generazione formata da Lonardi: da Marina Nalesso, vice direttrice del TG1, a Josephine Alessio, vice caporedattore di Rai News 24 (premiata anche nella sezione Giornalismo al Femminile), da Marina Catenacci a Monica Marangoni, presentatrice Rai, passando per Simone Velasco e tanti altri che hanno mosso i primi passi nel suo solco, imparando la disciplina del lavoro e il rispetto delle notizie.

Toccante anche il momento dedicato a Nicola Navazio, con il papà e la sorella e tanti amici che lo conobbero e che ancora oggi lo ricordano, come accade per le persone che lasciano un segno vero nelle relazioni e nel lavoro.
Profondissimo, poi, il passaggio riservato a Simone Camilli, tragicamente scomparso a Gaza durante il suo lavoro di fotoreporter e giornalista: a ritirare il premio la figlia, insieme al papà Pierluigi e a gran parte degli altri familiari, in un momento che ha ricordato a tutti il costo umano della testimonianza.

Per Alfonso Liguori, cronista sportivo dalla penna pungente, il ricordo è passato attraverso le parole del figlio Carlo, restituendo il profilo di un professionista capace di graffiare quando serviva e di non tradire mai il senso del mestiere.
E per Mario Cappelli, cronista di sport (golf e basket) che il giornalismo italiano rimpiange, a ritirare il premio con grande commozione sono stati la moglie Oretta, il figlio Alessandro, la nuora Kana e il nipote Giulio, visibilmente provati e fieri insieme.
Uno dei passaggi più intensi della mattinata è stato quello dedicato a Mario Nanni, con la consegna del riconoscimento alla memoria da parte del Cardinale Angelo Becciu.

La figlia Francesca ha ritirato il premio ricordando il papà, grande notista politico e capo redattore Ansa, con parole capaci di unire fierezza e nostalgia, come accade quando il ricordo non è solo racconto ma identità.

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