L’esercito siriano ha annunciato nella serata di ieri di aver assunto il controllo della prigione di Al Aqtan, nel governatorato di Raqqa, segnando l’avvio concreto dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto la scorsa settimana con le Forze Democratiche Siriane. L’intesa prevede l’immediata sospensione dell’offensiva di Damasco nel nord-est del Paese e l’integrazione progressiva delle istituzioni e delle forze curdo‑arabe all’interno dell’apparato statale siriano.
Secondo quanto riferito dal comando operativo delle Forze Armate all’agenzia statale Sana, le unità dell’esercito hanno iniziato il trasferimento dei combattenti delle Fds che erano detenuti o presenti nell’area della prigione di Al Aqtan verso la città di Ain al‑Arab, situata a est di Aleppo. Il comando ha definito questa operazione “il primo passo” dell’attuazione del documento sottoscritto domenica scorsa, un segnale interpretato come l’avvio di una nuova fase nei rapporti fra Damasco e le forze curdo‑arabe.
La presa della prigione arriva tuttavia in un clima di forte tensione. Poche ore prima della sua cattura, le Fds avevano denunciato una serie di bombardamenti compiuti, secondo le loro accuse, da fazioni filo‑governative proprio contro Al Aqtan, dove sono detenuti circa duemila combattenti dello Stato Islamico, molti dei quali considerati tra gli elementi più pericolosi del gruppo jihadista. Nel loro comunicato le Fds hanno affermato che, simultaneamente ai bombardamenti, le stesse fazioni avrebbero attaccato anche la periferia della città di Sarrin, nel governatorato di Aleppo, e il villaggio di Khrus, a sud di Kobanê, utilizzando artiglieria e armi pesanti.
Le Fds hanno inoltre accusato il governo guidato da Ahmed al‑Shara di ripetute violazioni del cessate il fuoco. Nella sola giornata di mercoledì, sostengono, si sarebbero registrati ventidue episodi riconducibili a forze alleate a Damasco, inclusi attacchi contro Kobanê, Hasakah e la stessa prigione di Al Aqtan. Le forze curdo‑arabe hanno anche denunciato l’interruzione dell’erogazione di acqua ed elettricità a Kobanê e l’ostacolo alle consegne di carburante, una scelta descritta come una forma di “punizione collettiva” resa ancor più gravosa dalle rigide condizioni invernali.
Il contesto di questa rinnovata tensione è rappresentato da un accordo complesso, che prevede un ampio riassetto amministrativo e militare nelle regioni nord‑orientali del Paese. In cambio dell’immediata cessazione dell’offensiva governativa, l’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale e le Fds hanno accettato il trasferimento completo delle responsabilità amministrative e militari dei governatorati di Deir Ezzor e Raqqa al governo centrale. L’intesa stabilisce inoltre l’integrazione delle istituzioni civili del governatorato di Hasakah nelle strutture amministrative siriane, segnando un passaggio potenzialmente decisivo nella ridefinizione degli equilibri interni della Siria.
La prigione di Al Aqtan, al centro del confronto degli ultimi giorni, ospita numerosi membri dello Stato Islamico e rappresenta quindi un obiettivo di primaria importanza strategica e simbolica. La sua gestione e la sicurezza dei detenuti restano temi particolarmente sensibili per entrambe le parti, soprattutto alla luce delle precedenti rivolte e dei tentativi di fuga che in passato hanno coinvolto prigioni simili nelle aree sotto controllo curdo.
L’evoluzione degli eventi nelle prossime settimane determinerà la reale tenuta del cessate il fuoco e la capacità delle parti di proseguire nel percorso di integrazione previsto dall’accordo. Molti osservatori ritengono che la stabilità dell’intesa dipenderà dalla capacità di ridurre rapidamente gli incidenti armati e di garantire il controllo congiunto delle aree sensibili, come dimostra il caso di Al Aqtan. In un Paese segnato da anni di conflitto, il fragile equilibrio raggiunto potrebbe rappresentare un primo passo verso un nuovo assetto istituzionale, ma resta ancora vulnerabile a ogni nuova escalation.
