Nella giornata di mercoledì 21 gennaio la Commissione europea ha presentato il suo progetto di iniziativa legislativa in materia di connettività digitale denominato Digital Networks Act (DNA).
L’obiettivo di tale proposta è, infatti, dotare l’Unione di un’infrastruttura di rete moderna, in grado di sostenere lo sviluppo economico e sociale dei Paesi membri attraverso un miglioramento sostanziale della produttività industriale valorizzando i progetti di industria digitale 4.0 e la promozione al contempo di un autentico mercato unico della connettività e delle comunicazioni elettroniche. Un settore chiave dell’iniziativa riguarda inoltre la sicurezza e la resilienza delle reti informatiche e delle telecomunicazioni.
Il piano per l’infrastruttura digitale fa parte delle priorità indicate dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen duranteil discorso sullo Stato dell’Unione 2025 e si ispira principalmente ai report Draghi e Letta del 2023 che hanno evidenziato le carenze principali del mercato unico e i benefici attesi in caso di un effettivo dispiegamento in tutti i suoi settori (telecomunicazioni incluse). In particolare, lo studio prodotto dall’ex governatoredella BCE sottolineò come dagli anni Novanta il divario tra la produttività europea e statunitense si sia accentuato proprio a causa del fatto che il Vecchio Continente non fu in grado di cogliere pienamente i vantaggi della rivoluzione dell’internet. Perciò, per evitare di ripetere tali errori e sfruttare la nuova rivoluzione tecnologica dei cloud e dell’intelligenza artificiale, la Commissione europea già nel 2024 pubblico’ il “Libro Bianco su come affrontare adeguatamente le esigenze dell’Europa in termini di infrastruttura digitale e produttività”. A tale documento seguì una consultazione pubblica dove cittadini e portatori di interesse presentarono contributi e valutazioni, partecipando così alla definizione degli obiettivi DNA.
Per raggiungere le sue finalità, il DNA ha il compito di semplificare e armonizzare il quadro giuridico in materia di connettività e telecomunicazioni, sostituendo l’attuale EU Electronic Communications Code (EECC) approvato nel 2018 ma attuato nei 27 Paesi solo nel 2024. Infatti, si stima che con tale intervento si possano stimolare maggiori investimenti europei nell’innovazione e nelle tecnologie strategiche come le fibre ottiche avanzate, i sistemi cloud e l’intelligenza artificiale. Considerando, inoltre, che il tessuto economico europeo è caratterizzato da piccole e medie imprese, che spesso non possono permettersi di rimanere al passo con l’avanzamento tecnologico, la Commissione afferma che verranno progressivamente rimossi molti degli ostacoli amministrativi e burocratici. Infine, viene ribadito come tali riforme siano perfettamente inserite all’interno della più ampia strategia di rafforzamento del mercato unico delle telecomunicazioni che punta alla realizzazione di operazioni transfrontaliere e la creazione di consorzi paneuropei. Quest’ultimo aspetto risulta, quindi, strettamente relazionato alle questioni di sicurezza e resilienza delle infrastrutture digitali europee, permettendo di fatto di ridurre e prevenire le dipendenze da fornitori extra-UE in questi settori strategici.
La Commissione sottolinea inoltre la necessità di garantire l’accesso alle moderne reti di telecomunicazione a tutti i cittadini e alle imprese dell’Unione, incluse le aree periferiche e quelle a bassa densità abitativa e produttiva. A tal fine, saranno perciò i singoli stati membri che dovranno sviluppare, a seconda delle esigenze territoriali e abitative, i propri piani (come avvenuto per i piani di ripresa e resilienza post pandemia) per accompagnare la progressiva dismissione delle reti in rame in favore di reti più avanzate. Tali progetti dovranno essere presentati alla Commissione entro il 2029 e dovranno obbligatoriamente garantire un elevato livello di tutela dei consumatori, fornendo informazioni chiare e tempestive sugli switch-off e assicurando la continuità del servizio durante l’intero processo di transizione.
