La crisi più grave nella storia recente dell’Alleanza Atlantica si sta consumando ai confini dell’Artico. Diversi Paesi europei della Nato hanno deciso di inviare contingenti militari in Groenlandia per partecipare a esercitazioni congiunte con la Danimarca, mentre il presidente americano Donald Trump intensifica le dichiarazioni sull’annessione dell’isola, definita “inevitabile” e “necessaria” per la sicurezza degli Stati Uniti.
Le parole del leader statunitense hanno scosso le fondamenta di un’alleanza che da oltre settant’anni si basa sul principio di difesa collettiva. L’ipotesi che il membro più potente della Nato possa annettere il territorio di un altro Paese dell’Alleanza è considerata senza precedenti. La Danimarca, responsabile della difesa della Groenlandia, ha avvertito che un attacco all’isola “porrebbe fine alla Nato” e ha annunciato il rafforzamento della propria presenza militare “in stretta collaborazione con gli alleati”.
Germania, Svezia, Francia e Norvegia hanno confermato l’invio di personale militare già in questa settimana. Berlino ha parlato di una “missione esplorativa” con una squadra di ricognizione, mentre Stoccolma ha annunciato la partecipazione all’operazione Arctic Endurance, un’esercitazione congiunta che vedrà coinvolti anche reparti francesi e norvegesi. Gli Stati Uniti, dal canto loro, mantengono circa 150 soldati presso la base spaziale di Pituffik, nel nord-ovest dell’isola.
Il simbolismo di queste mosse è evidente: gli alleati europei intendono mostrare solidarietà alla Danimarca in un momento di tensione senza precedenti. A questo si aggiunge l’apertura di nuovi consolati a Nuuk da parte di Canada e Francia, iniziativa che sottolinea l’importanza strategica della regione artica.
Trump ha ribadito la sua posizione durante una conferenza stampa con i dirigenti petroliferi, dichiarando che “farà qualcosa per la Groenlandia, che piaccia o no”. Su Truth Social ha poi scritto che “qualsiasi cosa inferiore al controllo statunitense è inaccettabile”, sostenendo che la Nato sarebbe “più forte” con la Groenlandia sotto bandiera americana.
I tentativi diplomatici finora non hanno prodotto risultati concreti. Il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha parlato di una “discussione franca ma costruttiva” con il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance, ma ha ammesso che persiste un “disaccordo fondamentale”. È stato istituito un gruppo di lavoro di alto livello per cercare una soluzione, che si riunirà nelle prossime settimane.
Intanto, il Canada ha ribadito il proprio sostegno alla sovranità danese e groenlandese e ha annunciato l’apertura di un consolato ufficiale a Nuuk. La Francia farà lo stesso il 6 febbraio. Segnali che confermano come la partita sulla Groenlandia non sia solo militare, ma anche diplomatica e geopolitica, con implicazioni destinate a ridisegnare gli equilibri nell’Artico e all’interno della Nato.
