I paramilitari sudanesi hanno lanciato un nuovo attacco con droni contro una base militare nella città di Sinja, nel sud-est del Paese, segnando un’escalation significativa dopo mesi di relativa calma nell’area. L’azione è avvenuta a un solo giorno dall’annuncio del ritorno del governo nella capitale Khartoum, riconquistata dall’esercito nell’ambito della guerra in corso contro le forze paramilitari dall’aprile del 2023.
Secondo una fonte militare sudanese, che ha parlato in forma anonima poiché non autorizzata a rilasciare dichiarazioni ufficiali, i droni avrebbero preso di mira il quartier generale della 17ª divisione di fanteria dell’esercito stanziata a Sinja. La città, capitale dello Stato di Sennar, si trova a circa 300 chilometri a sud-est di Khartoum ed è collocata lungo un’arteria stradale strategica che collega la capitale alla parte orientale del Sudan, area controllata dalle forze armate regolari.
Un residente ha raccontato di aver udito esplosioni e raffiche di fuoco antiaereo durante l’attacco, segno che le difese della base militare sono entrate in funzione per contrastare i velivoli senza pilota. Al momento non sono state diffuse informazioni ufficiali su eventuali vittime o sull’entità dei danni provocati dal raid.
Sinja era rimasta in gran parte al riparo dai combattimenti negli ultimi mesi, dopo che l’esercito aveva riconquistato la regione di Sennar alla fine del 2024. Quell’operazione faceva parte di una più ampia offensiva che aveva successivamente consentito alle forze governative di riprendere il controllo di Khartoum, costringendo i paramilitari a ritirarsi da diverse posizioni chiave. Proprio per questo l’attacco di oggi appare come un segnale della capacità delle forze paramilitari di colpire anche aree considerate relativamente stabilizzate.
L’ultimo attacco con droni nella regione di Sennar risaliva al mese di ottobre. Da allora l’area aveva registrato un lento ritorno alla normalità, favorito anche dal rientro di una parte della popolazione sfollata. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite, nel corso dell’anno successivo alla riconquista militare más di 200.000 persone sono tornate nello Stato di Sennar. Tuttavia, la stessa agenzia ha più volte avvertito che questi rientri restano fragili e reversibili, poiché avvengono spesso in contesti segnati da infrastrutture gravemente danneggiate e da un quadro di sicurezza ancora instabile.
L’attacco a Sinja rischia di aggravare ulteriormente questa precarietà, rafforzando i timori di nuove ondate di sfollamenti e di una ripresa dei combattimenti anche nelle aree che avevano iniziato un faticoso percorso di ricostruzione. La capacità dei paramilitari di utilizzare droni per colpire obiettivi militari dimostra inoltre come il conflitto sudanese stia evolvendo sul piano tecnologico, ampliando il raggio e l’imprevedibilità delle operazioni.
In un momento in cui il governo tenta di rafforzare il proprio ritorno a Khartoum e di consolidare il controllo del territorio, l’attacco di Sinja rappresenta un chiaro messaggio politico e militare. La guerra tra esercito e forze paramilitari, iniziata nell’aprile del 2023, continua infatti a produrre nuove escalation e a minacciare la stabilità di un Paese già profondamente segnato da una crisi umanitaria senza precedenti, rendendo incerto ogni tentativo di normalizzazione nel breve periodo.
