Le recenti dichiarazioni dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump sulla Groenlandia stanno alimentando incertezza all’interno della Nato e rischiano di incrinare i rapporti tra alleati. A lanciare l’allarme è stato il ministro della Difesa svedese, Pal Jonson, che ha definito “dannoso” un atteggiamento imprevedibile nei confronti dei partner dell’Alleanza atlantica. Intervenendo ai microfoni dell’emittente pubblica Svt, Jonson ha spiegato che Stoccolma segue con attenzione l’evoluzione della situazione, sottolineando come le prese di posizione di Washington abbiano un impatto diretto anche sugli equilibri interni della Nato. Secondo il ministro, l’incertezza generata da dichiarazioni che mettono in discussione assetti territoriali consolidati non giova alla stabilità dell’alleanza e rischia di minarne la coesione in una fase geopolitica già complessa.
Jonson ha inoltre ribadito la posizione della Svezia sulla questione, affermando che il futuro della Groenlandia riguarda esclusivamente i groenlandesi e la Danimarca. Qualsiasi interferenza esterna, ha precisato, non è giustificata e non può essere accettata nel quadro delle regole e del rispetto reciproco che dovrebbero caratterizzare i rapporti tra Paesi alleati. La Svezia, entrata da poco a pieno titolo nella Nato, guarda con particolare attenzione a ogni elemento che possa generare tensioni interne all’Alleanza.
Le preoccupazioni svedesi affondano le radici negli sviluppi avvenuti alla fine del 2025, quando Donald Trump ha annunciato la nomina del governatore della Louisiana, Jeff Landry, come inviato speciale degli Stati Uniti per la Groenlandia. Successivamente, lo stesso Landry ha confermato l’intenzione di Washington di includere l’isola nel territorio statunitense, riaccendendo una polemica che ciclicamente riaffiora nel dibattito politico americano. Le dichiarazioni hanno suscitato una reazione immediata da parte di Copenaghen.
Il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, ha espresso una dura indignazione per le parole del nuovo inviato speciale statunitense e ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Danimarca per chiedere chiarimenti ufficiali. La presa di posizione danese è stata rafforzata da una dichiarazione congiunta dei primi ministri di Danimarca e Groenlandia, Mette Frederiksen e Jens-Frederik Nielsen, che hanno messo in guardia Washington da qualsiasi tentativo di acquisizione dell’isola, richiamando il rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità condivisa.
Trump, dal canto suo, ha più volte sostenuto che la Groenlandia dovrebbe entrare a far parte degli Stati Uniti, evidenziandone l’importanza strategica per la sicurezza nazionale americana e per la difesa di quello che definisce il “mondo libero”, anche in relazione alla presenza e all’influenza di Cina e Russia nell’Artico. Una linea che non ha mai trovato sponde favorevoli tra le autorità locali. L’ex primo ministro groenlandese, Mute Egede, ha ribadito con fermezza che l’isola non è in vendita e che il suo futuro deve essere deciso dalla popolazione groenlandese.
La Groenlandia è stata una colonia danese fino al 1953 e nel corso dei decenni ha progressivamente ampliato il proprio grado di autonomia. Dal 2009 gode di un ampio autogoverno che le consente di gestire le politiche interne, pur restando parte del Regno di Danimarca. In questo contesto, le dichiarazioni provenienti da Washington sono percepite non solo come una pressione politica, ma anche come una messa in discussione di un equilibrio istituzionale consolidato.
Le parole del ministro della Difesa svedese riflettono quindi una preoccupazione più ampia, condivisa da diversi Paesi europei, sul rischio che affermazioni unilaterali e imprevedibili possano indebolire la fiducia reciproca all’interno della Nato. In un momento in cui l’Alleanza è chiamata a confrontarsi con sfide strategiche globali, dalla guerra in Ucraina alla competizione nell’Artico, la coesione e la chiarezza tra alleati appaiono, secondo Stoccolma, più fondamentali che mai.
