Alphabet tocca i 4.000 miliardi di dollari: l’IA riporta Google nel club d’élite di Wall Street

Alphabet, la holding che controlla Google, ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 4.000 miliardi di dollari, entrando in un club ristrettissimo che negli ultimi mesi aveva visto protagoniste soltanto Nvidia, Microsoft e Apple. Un traguardo simbolico che certifica il ritorno del gruppo di Mountain View tra i grandi vincitori di Wall Street e che riflette un 2025 definito da molti analisti come uno dei migliori anni della sua storia finanziaria.

Nvidia e Microsoft avevano superato per la prima volta la soglia dei 4.000 miliardi lo scorso luglio, seguite da Apple in ottobre. Tuttavia, sia il gruppo guidato da Tim Cook sia quello di Satya Nadella sono successivamente scesi sotto questo livello di capitalizzazione. L’ingresso di Alphabet nel club dei 4.000 miliardi assume quindi un valore particolare, perché arriva in una fase in cui il mercato sembra sempre più selettivo e premia con decisione le società percepite come leader veri della nuova ondata tecnologica legata all’intelligenza artificiale.

Il risultato è figlio di un rally azionario impressionante. Nel corso del 2025 le azioni Alphabet hanno registrato un balzo del 65%, la performance più marcata dal 2009, quando il titolo raddoppiò all’uscita dalla crisi finanziaria globale. Un’ascesa che ha riportato il gruppo ai vertici del listino statunitense e che ha ribaltato le incertezze che avevano accompagnato Google negli anni precedenti, tra pressioni regolamentari e timori di un ritardo nel confronto con i big dell’IA.

A spingere Alphabet è stato soprattutto il deciso rilancio sulla frontiera dell’intelligenza artificiale, accompagnato dal superamento di alcuni importanti ostacoli normativi nel corso dell’ultimo anno. Dopo una fase iniziale in cui il gruppo era apparso meno reattivo rispetto a concorrenti come Microsoft e OpenAI, Google ha accelerato sul fronte tecnologico e industriale, tornando a essere percepito come uno dei protagonisti assoluti del settore.

A novembre l’azienda ha presentato Ironwood, la settima generazione delle sue Tensor Processing Unit, chip progettati internamente per carichi di lavoro legati all’IA. Secondo diversi analisti, Ironwood rappresenta una possibile alternativa alle soluzioni di Nvidia, leader incontrastata del mercato dei semiconduttori per l’intelligenza artificiale. Il lancio ha rafforzato l’idea che Alphabet disponga non solo di software e modelli avanzati, ma anche di una solida integrazione verticale sull’hardware, elemento sempre più cruciale nella competizione globale.

Pochi mesi dopo, a dicembre, Google ha svelato Gemini 3, l’ultima evoluzione della sua famiglia di modelli di intelligenza artificiale. Le prime recensioni sono state entusiastiche e hanno contribuito ad alimentare l’ottimismo degli investitori sulla capacità di Alphabet di monetizzare l’IA in modo efficace, sia nei servizi consumer sia nelle soluzioni per le imprese. Gemini 3 è stato letto come il segnale che Google è riuscita a colmare parte del divario con i competitor più aggressivi, riaffermando la propria forza nella ricerca avanzata e nell’elaborazione dei dati su larga scala.

Un ruolo chiave in questa traiettoria è stato giocato da Google Cloud, sempre più centrale nella strategia del gruppo. Secondo una recente nota di Citi, che indica Google come una delle migliori scelte nel settore Internet per il 2026, circa il 70% dei clienti di Google Cloud utilizza già prodotti di intelligenza artificiale sviluppati internamente da Alphabet. Gli analisti sottolineano come il gruppo disponga di tutti gli elementi necessari per sostenere la crescente domanda: chip proprietari, un’infrastruttura globale altamente scalabile e un modello operativo integrato che consente di portare rapidamente l’innovazione sul mercato.

Il raggiungimento dei 4.000 miliardi di capitalizzazione non è quindi soltanto un record finanziario, ma il riflesso di una trasformazione strategica percepita come credibile dagli investitori. Dopo anni in cui Alphabet era vista soprattutto come una macchina pubblicitaria straordinariamente efficiente, il mercato sembra oggi riconoscerle un ruolo di primo piano anche come piattaforma industriale e tecnologica dell’era dell’intelligenza artificiale.

Resta da capire se il gruppo riuscirà a mantenere questo livello di valutazione in un contesto di mercato che rimane volatile e competitivo. Ma il segnale inviato da Wall Street è chiaro: grazie alla svolta sull’IA e a una rinnovata fiducia nella sua capacità di innovare, Alphabet è tornata stabilmente tra i protagonisti assoluti della tecnologia globale.

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