Dopo venticinque anni di negoziati, il partenariato tra l’Unione Europea e il Mercosur ha raggiunto il traguardo politico il 6 dicembre 2024, aprendo la strada alla più grande area di libero scambio al mondo, con oltre 700 milioni di consumatori. Un’intesa destinata a incidere in profondità sugli equilibri commerciali globali e a ridefinire le relazioni economiche tra Europa e America Latina, ma che continua a dividere governi, settori produttivi e opinione pubblica.
Il cuore dell’accordo è l’eliminazione progressiva dei dazi doganali: il 91% delle esportazioni europee verso il Sud America e il 92% di quelle del Mercosur verso l’UE saranno liberalizzate. Per Bruxelles significa abbattere barriere che oggi arrivano fino al 35% sull’automotive e al 18% sulla chimica, con un risparmio stimato di circa 4 miliardi di euro l’anno per le imprese europee.
Secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’intesa rappresenta molto più di un accordo commerciale: «In un mondo sempre più ostile e improntato allo scambio transazionale, riaffermiamo con chiarezza il nostro impegno a rafforzare le partnership internazionali». Un messaggio politico chiaro, che accompagna l’obiettivo economico di rafforzare competitività, crescita e diversificazione degli scambi, riducendo al contempo le dipendenze strategiche dell’Unione.
“Abbiamo ascoltato le preoccupazioni dei nostri agricoltori e del settore agricolo e abbiamo agito di conseguenza. L’accordo include solide clausole di salvaguardia per proteggerli. Allo stesso tempo, rafforzeremo i controlli sulle importazioni, perché le regole devono essere rispettate, anche dagli importatori.” dichiara la Presidente della Commissione EU.
L’Italia tra i principali beneficiari
Per l’Italia, l’accordo è considerato un passaggio strategico. Le stime indicano una crescita dell’export di circa 3,5 miliardi di dollari entro il 2036, in un’area da cui dipendono già quasi un milione di posti di lavoro italiani. Meccanica, chimica, farmaceutica e automotive sono i comparti che guardano con maggiore interesse all’intesa, grazie a un accesso più competitivo a mercati in forte espansione.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la posizione di Roma: «L’Italia non ha mai cambiato posizione: abbiamo sempre sostenuto la conclusione dell’accordo, ricordando l’esigenza di tenere in debita considerazione le legittime preoccupazioni del mondo agricolo, affinché l’apertura dei mercati avvenga con adeguate salvaguardie»
“L’accordo UE-Mercosur – prosegue Tajani – presenta grandissimi benefici e potenzialità. Innanzitutto crea un’area di libero scambio che coinvolge quasi 800 milioni di persone e rappresenta un tassello fondamentale nella costruzione di una rete di accordi commerciali dell’Unione Europea. Una rete che rafforza l’autonomia strategica e la sovranità economica dell’Italia e del nostro continente, consentendo di diversificare i mercati di destinazione delle merci europee, e di garantire catene di approvvigionamento sicure per le materie prime strategiche di cui le nostre economie hanno bisogno”.
Agroalimentare: opportunità e asimmetrie
Il settore agricolo resta il punto più sensibile dell’intesa. Da un lato, l’abbattimento delle barriere tariffarie favorirà l’export italiano di vino, formaggi e prodotti lattiero-caseari; dall’altro, comparti come carne bovina, riso e miele sono esposti alla concorrenza sudamericana, caratterizzata da costi di produzione inferiori e forte capacità di penetrazione sui mercati.
Sul fronte della tutela del Made in Italy, Bruxelles rivendica un risultato politico di rilievo: la protezione di 350 indicazioni geografiche europee, di cui 57 italiane. «È più che in qualsiasi altro accordo commerciale dell’UE», ha sottolineato von der Leyen, ricordando come questo strumento sia centrale nella difesa delle eccellenze agricole europee e nella lotta alle imitazioni.
La “tripla rete di sicurezza” per i settori sensibili
Le critiche, avanzate soprattutto da Francia e organizzazioni agricole, si concentrano sulla mancata reciprocità degli standard produttivi e sui rischi sanitari legati all’uso di pesticidi e antibiotici vietati nell’UE. Per rispondere a queste preoccupazioni, l’accordo introduce una “tripla rete di sicurezza”.
La prima è rappresentata dai contingenti tariffari (TRQ), che limitano quantitativamente le importazioni più sensibili, come la carne bovina. La seconda riguarda le clausole di salvaguardia, con una soglia di allerta abbassata al 5% su richiesta italiana. La terza è un fondo agricolo da 1 miliardo di euro, pensato per sostenere gli agricoltori europei in caso di squilibri di mercato.
Tajani ha definito questo sistema «il più ampio mai previsto in un accordo di libero scambio firmato dall’UE», sottolineando il rafforzamento dei controlli sugli standard sanitari, fitosanitari e di benessere animale sui prodotti importati
Sostenibilità e clima: tra impegni e timori
Sul piano ambientale, l’accordo include un impegno vincolante al rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima, con la possibilità di sospensione del trattato in caso di violazioni. L’UE intende affiancare a questo quadro strumenti unilaterali come il regolamento sulla deforestazione (EUDR), per evitare che le importazioni contribuiscano al degrado ambientale.
Resta però aperto il nodo della “deforestazione importata” e delle carenze nei sistemi di tracciabilità sudamericani, che continuano ad alimentare il dibattito politico e le perplessità di una parte dell’opinione pubblica europea.
La scelta politica dell’Italia e il passaggio decisivo
Il 9 gennaio 2026 il voto dell’Italia si è rivelato determinante per raggiungere la maggioranza qualificata nel Consiglio UE (Coreper), nonostante l’opposizione di Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. Una scelta politica rivendicata anche a Bruxelles.
L’eurodeputato Salvatore De Meo, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, ha parlato di «un passaggio strategico per l’Unione europea», sottolineando come le garanzie ottenute siano il frutto del lavoro del governo italiano e del ministro Tajani: «Questa intesa dimostra che l’Europa può aprirsi ai mercati globali senza rinunciare alla tutela delle proprie eccellenze e dei propri standard»
Il testo dell’accordo, ormai non più modificabile, attende ora la firma formale – prevista per il 17 gennaio 2026 – e il successivo passaggio al Parlamento europeo. Sarà quello l’ultimo banco di prova per un’intesa che promette crescita e nuove opportunità, ma che continua a interrogare l’Europa sul difficile equilibrio tra apertura dei mercati, tutela delle filiere e difesa degli standard ambientali e sociali.
