L’intelligenza artificiale applicata ai servizi di messaggistica entra nel vivo del dibattito europeo su concorrenza, interoperabilità e diritti degli utenti. È questo il quadro emerso dall’incontro pubblico organizzato da The Interaction Company of California presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, durante il quale l’azienda ha illustrato ai giornalisti l’esito dell’audizione tenutasi nei giorni scorsi davanti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sul presunto abuso di posizione dominante da parte di Meta.
«Quando una sola piattaforma decide per tutti, a pagare sono la concorrenza e gli utenti»: con queste parole si è aperto il briefing, che ha posto al centro una questione destinata a incidere profondamente sul futuro del mercato digitale europeo. Secondo quanto riferito dai rappresentanti dell’azienda, l’audizione è stata giudicata “molto positiva”, con rassicurazioni da parte dell’Autorità circa una prossima decisione sul caso.
Lo scenario delineato durante l’incontro guarda già al 2026. A partire dal 15 gennaio, qualora il quadro regolatorio rimanesse invariato, Meta potrebbe essere autorizzata a imporre l’uso esclusivo di Meta AI su WhatsApp. Una prospettiva che, secondo numerosi esperti del settore, rischierebbe di comprimere la concorrenza e ridurre drasticamente la libertà di scelta degli utenti, bloccando l’innovazione su una soluzione unica ritenuta meno performante rispetto ad altri assistenti di intelligenza artificiale già disponibili sul mercato.
A sottolineare la fiducia nel lavoro dell’Autorità è stato il CEO e co-fondatore Marvin von Hagen, che ha dichiarato: «L’audizione ha messo in luce la competenza e l’indipendenza dell’Autorità, elementi che ci rendono fiduciosi nel processo». Un messaggio ribadito davanti a una platea di oltre quaranta giornalisti italiani e internazionali, protagonisti di un confronto serrato con i relatori.
Accanto a von Hagen sono intervenuti Claudia Dalmau Gomez, responsabile Operations e Legal di The Interaction Company of California, Simone Gambuto, avvocato antitrust ed equity partner di Nunziante Magrone, e Jeremie Jourdan, partner di Geradin Partners a Bruxelles, già funzionario della Commissione europea ed esperto di casi di abuso di posizione dominante ex articolo 102 TFUE e di applicazione del Digital Markets Act. Gli interventi hanno offerto una lettura giuridica e regolatoria delle possibili implicazioni di un uso esclusivo dell’AI nei servizi di messaggistica dominanti.
Nel corso del briefing, l’azienda ha ribadito il valore di Poke.com, il proprio sistema avanzato di intelligenza artificiale per la messaggistica e l’assistenza personale. Progettato come un vero assistente digitale, Poke.com opera in modo integrato sui principali servizi di messaggistica — da WhatsApp ad Apple iMessage fino agli SMS — senza necessità di app dedicate. La piattaforma si fonda sul principio della privacy by design, utilizza dati cifrati, non ricorre a profilazioni invasive e garantisce il pieno controllo da parte dell’utente. Le funzionalità spaziano dalla gestione dei promemoria per i farmaci all’assistenza nei viaggi, dall’organizzazione degli appuntamenti al supporto intelligente nella vita quotidiana.
Secondo The Interaction Company of California, l’eventuale imposizione dell’uso esclusivo di Meta AI su WhatsApp comprometterebbe l’interoperabilità su cui si basano Poke.com e servizi analoghi, arrecando un danno diretto agli utenti e creando un precedente pericoloso per la concorrenza e l’innovazione nel mercato digitale europeo.
«In gioco non c’è l’interesse commerciale di una singola impresa — ha concluso l’azienda — ma l’architettura del futuro digitale europeo». Un ecosistema che, per restare fedele ai principi fondanti dell’Unione, dovrà continuare a essere aperto, interoperabile, competitivo e pluralista, nel rispetto dei diritti degli utenti e delle regole di mercato.
