Al New Space Economy Forum 2025 l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia conferma il suo ruolo di pioniere nell’utilizzo delle tecnologie spaziali per lo studio dei fenomeni terrestri. Dalle prime sperimentazioni degli anni ’90 alle piattaforme di osservazione attuali, l’INGV ha costruito un ponte sempre più solido tra geofisica e dati satellitari.
Nell’intervista raccolta durante la manifestazione, i ricercatori illustrano come l’aumento del numero di satelliti e l’impiego dell’intelligenza artificiale stiano rivoluzionando il monitoraggio di vulcani, deformazioni del suolo, coste e aree urbane a rischio. Le tecnologie SAR e le osservazioni ottiche consentono oggi di individuare anomalie termiche, variazioni millimetriche del terreno e segnali ambientali un tempo impossibili da intercettare.
Un capitolo importante riguarda anche lo space weather, con strumenti dedicati e persino una simulazione dell’aurora boreale presentata nello spazio espositivo. Guardando al futuro, l’arrivo della costellazione IRIDE aprirà la strada a osservazioni ancora più dettagliate, fondamentali per la protezione del territorio e dei beni culturali.
Un dialogo che mostra come lo Spazio stia diventando una risorsa essenziale per comprendere e proteggere il nostro Pianeta.
