Al centro del dibattito: contrattazione, appalti, welfare, riforme e nuove sfide per un sistema che regge una parte essenziale del welfare italiano
Si è svolto oggi, nella Plenaria Marco Biagi del CNEL, il convegno “Il lavoro nella cooperazione sociale e nell’assistenza alla persona”, organizzato da Unicoop Lazio. Una giornata di confronto serrato tra istituzioni, rappresentanti del Terzo Settore ed esperti del mondo del lavoro, che ha affrontato i nodi cruciali della cooperazione sociale: dalla qualità dei contratti collettivi nazionali alla certificazione dei rapporti di lavoro, dalle dinamiche degli appalti pubblici alla riforma della vigilanza cooperativa, fino alle prospettive di sviluppo del Piano Nazionale dell’Economia Sociale. Un dialogo che ha rivelato quanto la cooperazione sociale rappresenti ormai un pilastro della tenuta economica e della coesione sociale del Paese.
Dopo i saluti istituzionali del Presidente del CNEL Renato Brunetta, ad aprire i lavori è stata Lucia Dello Russo, Presidente Nazionale di UNICOOP che ha sottolineato come la cooperazione sociale sia diventata sempre più centrale nelle politiche pubbliche. Le cooperative di tipo A, ha spiegato, costituiscono una risorsa indispensabile per il sistema pubblico dei servizi alla persona, capaci di garantire sostenibilità, qualità e continuità. Parallelamente, le cooperative di tipo B svolgono un ruolo trasformativo nel superamento dell’assistenzialismo, creando percorsi di inserimento lavorativo e restituendo autonomia alle fasce più fragili.
Dello Russo ha insistito sulla necessità di riconoscere la cooperazione come una scelta strategica di lungo periodo, non solo per il suo valore sociale, ma anche per la capacità di generare sviluppo economico. In questo quadro, la stabilità normativa diventa un prerequisito essenziale per attrarre investimenti: l’impact finance, fondi pensione dedicati e capitale di rischio possono diventare strumenti decisivi per accompagnare la crescita del settore.
Sul fronte degli appalti pubblici, Dello Russo ha evidenziato una criticità che da anni limita l’efficacia degli strumenti dedicati alle politiche sociali: la facoltatività delle riserve nei bandi. Una discrezionalità che, se non regolata, rischia di svuotare l’impatto sociale delle cooperative di tipo B. Occorrono incentivi, linee guida uniformi, criteri premianti che valorizzino l’impatto, non solo il prezzo.
La presidente di Unicoop Nazionale ha infine richiamato l’attenzione sulla contrattazione collettiva come baluardo di legalità e qualità del lavoro, segnalando l’urgenza di intervenire sulle collaborazioni coordinate per evitare abusi e distorsioni. Da qui il suo sostegno alla riforma della Legge 328/2000, che dovrebbe traghettare il welfare italiano verso un vero modello di investimento sociale.
Nel suo intervento, Lorenzo Stura, Direttore Generale di Unicoop e presidente della rappresentanza del Lazio ha rimarcato l’importanza della coprogettazione tra istituzioni e rappresentanze delle imprese sociali. Un approccio collaborativo che, ha spiegato, non è più solo auspicabile ma necessario, soprattutto nella gestione dei servizi sociosanitari territoriali e della rete delle Case di Comunità. Stura ha ricordato il contributo offerto da Unicoop Lazio al Piano Nazionale dell’Economia Sociale, definito migliorativo e in linea con l’obiettivo di rendere l’economia più inclusiva.
Ha richiamato inoltre il tema della riforma della vigilanza cooperativa, che dovrà evolversi verso un ruolo non limitato alla mera verifica, ma orientato a sostenere e stimolare l’innovazione del settore.
Molto concreto e ricco di dati è stato l’intervento del Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che ha fotografato un mercato del lavoro italiano in trasformazione, segnato dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da un grande paradosso: un tasso di occupazione ai massimi storici in Europa, ma una partecipazione giovanile tra le più basse del continente. Solo il 4% dei giovani italiani sarebbe attivamente inserito nel mercato del lavoro, un divario significativo rispetto al 15% registrato altrove. Durigon ha ricordato le risorse inutilizzate che giacciono nei bilanci dei comuni e nei conti dell’INPS, segnalando la necessità di liberarle per sostenere welfare e investimenti.
Il Sottosegretario ha ribadito inoltre il proprio sostegno alla contrattazione collettiva come strumento cardine di regolazione del lavoro, entrando nel dibattito sul salario minimo e definendo una legge in tal senso “devastante” per la natura negoziale del sistema italiano. Ha concluso richiamando l’attenzione sui carichi familiari e sulla necessità di valorizzare il lavoro di cura.
Uno sguardo storico e al tempo stesso provocatorio è arrivato da Renato Brunetta, che ha ripercorso l’evoluzione del sistema di welfare, passato dalla capitalizzazione alla ripartizione, un modello che ha retto per un secolo ma che oggi mostra i suoi limiti strutturali. Brunetta ha parlato apertamente di una crisi epocale, aggravata da due criticità drammatiche: la scarsa partecipazione dei giovani al lavoro e l’insufficiente occupazione femminile.
Ha definito le donne una “risorsa preziosa” la cui mancata piena partecipazione rappresenta una perdita di milioni di lavoratori potenziali. Attivare giovani e donne, ha affermato, consentirebbe all’Italia di raggiungere i livelli occupazionali del Nord Europa. Non si tratta solo di economia, ma di giustizia sociale. La mancanza di autonomia economica delle donne, ha aggiunto, è alla base di molte forme di violenza domestica.
Brunetta ha richiamato anche il ruolo cruciale della contrattazione e ha citato il mancato rinnovo del contratto dei giornalisti come esempio emblematico delle difficoltà del sistema. Il CNEL, ha concluso, deve essere un punto di riferimento per Parlamento e Governo, riportando al centro la cultura del corpo intermedio.
Importante anche l’intervento dell’onorevole Luciano Ciocchetti, che ha espresso un forte sostegno al mondo delle cooperative, definito essenziale per la tenuta del welfare nazionale. Ha criticato la contrapposizione tra pubblico e privato sociale, ricordando che senza il contributo delle cooperative molti servizi fondamentali, dall’assistenza domiciliare all’integrazione socio-sanitaria, non sarebbero oggi garantiti.
Ciocchetti ha affrontato inoltre il tema della sostenibilità del welfare, messa in difficoltà dall’erosione dell’equilibrio tra generazioni, frutto della longevità crescente e della bassa natalità. Ha illustrato le recenti iniziative legislative, dalla distinzione tra impresa sociale e volontariato nel Codice del Terzo Settore alla sterilizzazione dell’IVA per gli enti non profit, fino al decreto sulla disabilità centrato sul progetto di vita.
Un passaggio centrale è stato dedicato alle Case di Comunità finanziate dal PNRR, definite un cambiamento epocale capace di ricucire sociale e sanitario attraverso un nuovo modello organizzativo. Ciocchetti ha ricordato l’aumento degli stanziamenti per il Servizio Sanitario Nazionale e la prossima approvazione dei nuovi LEA, fermi da anni, insieme al lavoro di aggiornamento dei DRG per includere tecnologie sanitarie che oggi non trovano adeguata copertura. Anche per l’onorevole Ciocchetti, la riforma della Legge 328/2000 rappresenta un appuntamento necessario per potenziare un sistema che da troppo tempo attende una revisione organica.
Il convegno al CNEL ha mostrato un fronte ampio e coeso nel riconoscere alla cooperazione sociale un ruolo strategico, non accessorio, nel welfare contemporaneo. Le sfide sono molteplici, dalle trasformazioni del lavoro alla sostenibilità dei servizi, dal ruolo delle donne all’integrazione socio-sanitaria, dalla qualità della contrattazione alle modalità di partecipazione agli appalti.
La direzione indicata dai relatori è chiara: occorre una cooperazione sociale forte, regolata, valorizzata, capace di innovare e generare impatto. Solo così il sistema potrà rispondere alle esigenze di un Paese che cambia e garantire un welfare realmente all’altezza delle sfide del presente.
