Sette anni dopo il primo piano d’azione per la mobilità militare lanciato dalla Commissione Juncker nel 2018, l’Unione Europea torna a puntare su un progetto ambizioso: creare una sorta di “Schengen militare”. Il pacchetto presentato oggi dalla Commissione von der Leyen propone un nuovo regolamento per la mobilità delle forze armate e una comunicazione congiunta che delinea una roadmap per la trasformazione dell’industria della difesa europea.
L’obiettivo è chiaro: rendere più rapido, sicuro e coordinato lo spostamento di truppe e materiali militari attraverso i confini europei, superando ostacoli burocratici e infrastrutturali. Il piano arriva in un contesto geopolitico segnato da quasi quattro anni di guerra in Ucraina e undici dall’annessione della Crimea, fattori che hanno spinto l’UE a rafforzare la propria capacità di deterrenza.
Un pacchetto strategico per sicurezza e innovazione
Il pacchetto non si limita alla mobilità: la Commissione vuole promuovere l’innovazione nel settore militare e rafforzare l’industria della difesa europea, con investimenti mirati e una strategia di lungo termine per garantire autonomia tecnologica e capacità produttiva.
Alla presentazione a Bruxelles erano presenti quattro membri del collegio: le vicepresidenti Henna Virkkunen e Kaja Kallas, insieme ai commissari Apostolos Tzitzikostas e Andrius Kubilius. “Se l’UE non sarà debole, la Russia non ci attaccherà: tutto questo è un deterrente”, ha dichiarato Kallas. Kubilius ha aggiunto: “La difesa è fondamentale e gli Stati sanno cosa devono fare”.
Tzitzikostas ha sottolineato la natura critica del tema: “L’Europa non si prepara alla guerra, vuole la pace. Ma se vogliamo la pace, dobbiamo essere preparati per la guerra”. Una posizione che riflette la crescente consapevolezza della necessità di infrastrutture e procedure efficienti per la sicurezza collettiva.
Perché serve una Schengen militare
La spinta verso una mobilità militare integrata nasce da una lezione appresa durante una esercitazione NATO negli anni Dieci, quando una debolezza infrastrutturale ritardò il trasferimento di equipaggiamenti dal Mare del Nord al fianco orientale. Da allora, la Commissione lavora sul tema, ma finora con risultati limitati a causa dell’inerzia degli Stati membri.
Il nuovo regolamento punta a superare queste difficoltà, creando standard comuni, corridoi prioritari e procedure semplificate per il transito di mezzi e personale militare, senza compromettere la sicurezza dei confini.
