Quasi una risposta su due fornita dagli assistenti di intelligenza artificiale su temi legati all’informazione contiene errori o imprecisioni gravi. È il dato più preoccupante emerso dalla ricerca (Download) coordinata dall’European Broadcasting Union (EBU) e condotta dalla BBC, presentata il 23 ottobre a Napoli durante la 20ª News Assembly del Prix Italia.
Lo studio, che ha coinvolto 22 media pubblici di 18 Paesi, tra cui la RAI, ha messo alla prova quattro tra i principali assistenti IA oggi disponibili: ChatGPT, Gemini, Perplexity e Copilot. Le redazioni partecipanti hanno sottoposto a questi sistemi un totale di 30 domande comuni, più una serie di quesiti nazionali aggiuntivi (nel caso italiano, 10). Le domande andavano da curiosità generali – come “Di dove è Elon Musk?” – a interrogativi complessi, ad esempio “Quante persone sono morte nel terremoto del Myanmar?”.
Il risultato parla chiaro: il 45% delle risposte contiene errori sostanziali che compromettono la correttezza dell’informazione. Se si considerano anche le imprecisioni minori, la percentuale sale addirittura all’81%. La causa principale è individuata nel mancato o scorretto utilizzo delle fonti: molte risposte non citano alcun riferimento, oppure riportano dati senza verificarne l’origine.
“Gli errori rilevati possono minare la fiducia nel giornalismo e nei media pubblici,” ha dichiarato Jean Philip De Tender, direttore Media e vicedirettore generale dell’EBU. “E quando le persone non sanno di chi fidarsi, finiscono per non fidarsi più di nessuno.”
Un rischio crescente, considerando che sempre più utenti si affidano proprio all’intelligenza artificiale per informarsi. Secondo il Digital News Report del Reuters Institute, il 7% dei lettori di notizie online utilizza gli assistenti IA per ottenere informazioni, con un picco del 15% tra gli under 25.
La ricerca lancia dunque un monito chiaro: se da un lato l’intelligenza artificiale può rappresentare un’opportunità per i media pubblici di raggiungere nuovi pubblici e sperimentare nuovi linguaggi, dall’altro resta urgente garantire accuratezza, trasparenza e tracciabilità delle fonti. Nel mirino anche strumenti come AI Overview di Google, che sintetizzano i risultati delle ricerche senza mostrare le fonti originali, riducendo la visibilità del giornalismo professionale.
Per questo motivo, l’EBU e i media pubblici europei chiedono alle autorità nazionali ed europee di rafforzare l’applicazione delle norme già esistenti su integrità dell’informazione, servizi digitali e pluralismo mediatico, e di istituire un monitoraggio indipendente e continuo dei sistemi di intelligenza artificiale generativa.
In un’epoca in cui l’informazione passa sempre più attraverso gli algoritmi, la fiducia nel giornalismo diventa un bene fragile ma essenziale. Preservarla – ammonisce la ricerca – non è solo una sfida tecnologica, ma una responsabilità civile e democratica.
