Mentre la Moldavia si prepara alle elezioni parlamentari del 28 settembre, la posta in gioco va ben oltre la politica interna. Il paese è diventato un punto focale nella lotta geopolitica tra Russia e Occidente, con implicazioni per l’intera regione dell’Europa orientale. Alla fine del 2021, pochi mesi prima dell’invasione russa dell’Ucraina su vasta scala, il presidente Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov hanno avanzato una serie di richieste alla NATO e agli Stati Uniti. Tra queste, l’appello a interrompere tutte le attività militari nell’Europa orientale, nel Caucaso meridionale e in Asia centrale. Sebbene formulata come una questione di sicurezza, l’obiettivo di fondo era chiaro: riaffermare l’influenza russa sui territori ex sovietici.
La svolta della Moldavia verso l’Occidente è iniziata nel novembre 2020, quando la candidata filoeuropea Maia Sandu ha vinto la presidenza. Il suo partito, Azione e Solidarietà (PAS), ha ottenuto la maggioranza parlamentare nel luglio 2021. Nel giugno 2022, alla Moldavia è stato concesso lo status di paese candidato all’UE insieme all’Ucraina, un risultato che ha allarmato il Cremlino.
In risposta, Mosca ha lanciato una campagna coordinata per invertire la traiettoria europea della Moldavia. Le autorità russe hanno sostituito il loro responsabile politico per la Moldavia, Dmitrij Kozak, con Sergej Kiriyenko, noto per la gestione delle elezioni interne in Russia. Questo cambiamento ha segnalato una strategia più aggressiva, che includeva potenziali scenari di forza in caso di mancata vittoria dei partiti filorussi.
Secondo alcune fonti, la Russia avrebbe destinato oltre 200 milioni di euro ad attività mirate a influenzare processi elettorali in diversi Paesi, che includerebbero il sostegno a figure politiche favorevoli, iniziative di propaganda mediatica e, in alcuni casi, distribuzione di beni di prima necessità agli elettori.
Reti di troll e bot hanno preso di mira Sandu e PAS su piattaforme come YouTube, Telegram, TikTok e Facebook, anche attraverso la creazione di contenuti falsi.
Secondo alcune analisi, parte dei finanziamenti sarebbe transitata attraverso istituzioni come Rossotrudnichestvo e Promsvyazbank, quest’ultima legata al Ministero della Difesa russo. Anche la Chiesa ortodossa russa — in particolare la metropolia moldava di Chișinău — sarebbe stata coinvolta in queste dinamiche, con alcuni membri del clero che avrebbero promosso narrazioni critiche nei confronti dell’Occidente
Secondo alcune valutazioni e fonti investigative, una parte del piano del Cremlino prevedrebbe il rientro in Moldavia di fino a 15.000 cittadini moldavi che lavorano in Russia, con l’obiettivo di influenzare l’esito delle elezioni. Tali cittadini sarebbero incoraggiati a sostenere candidati filorussi o a partecipare a manifestazioni post-elettorali, in alcuni casi per dichiarare la vittoria dei propri candidati o per sollevare dubbi sull’integrità del voto, a seconda dei risultati.”
“Il 22 settembre, le autorità moldave hanno annunciato l’arresto di 74 persone sospettate di essere coinvolte in attività di addestramento paramilitare in Serbia. Secondo le autorità, queste reclute si stavano presumibilmente preparando a possibili disordini e scontri con le forze dell’ordine. Le indagini in corso suggeriscono potenziali legami con strutture di intelligence russe e con forze politiche moldave di orientamento filorusso, ipotizzando un possibile coordinamento esterno.”
“Nel frattempo, gruppi vicini a posizioni filorusse si sono registrati in numeri significativi come osservatori elettorali. Secondo alcune fonti, sarebbero stati coinvolti anche politici stranieri appartenenti a partiti di estrema destra e di estrema sinistra, con l’obiettivo di monitorare e documentare presunte irregolarità nel processo elettorale. Tali azioni potrebbero essere parte di uno sforzo più ampio per mettere in discussione la legittimità del voto, qualora le forze filorusse risultassero sconfitte.”
La Moldavia si trova a un bivio. Se i piani della Russia avranno successo, il Paese potrebbe diventare una roccaforte anti-occidentale nell’Europa orientale. Ma se la Moldavia manterrà la sua rotta europea, infliggerà un duro colpo alle ambizioni regionali del Cremlino e fungerà da baluardo contro l’espansione neo-imperiale.
