Operazione “Sentinella dell’Est”: la sfida della Nato ai droni russi

L’attacco di droni russi che ha colpito il territorio polacco, con sconfinamenti segnalati oggi anche in Romania, ha rappresentato un campanello d’allarme che l’Alleanza Atlantica non poteva ignorare. Pur senza provocare vittime, l’incursione ha avuto un impatto politico e strategico rilevante, spingendo la Nato ad attivare in tempi record l’operazione “Sentinella dell’Est”: uno schieramento congiunto di caccia, fregate e sistemi antimissile lungo l’intero fianco orientale.

Secondo molti analisti – e come emerge anche da diverse valutazioni politiche – Mosca non mira solo a colpire infrastrutture o a creare danni materiali. Questi raid con droni potrebbero costituire un test calcolato per misurare la capacità di reazione della Nato. I droni, strumenti a basso costo e facilmente impiegabili in massa, permettono a Mosca di mettere sotto pressione gli alleati senza innescare formalmente l’articolo 5 del Trattato Atlantico. È una tattica asimmetrica: spingere l’Occidente a consumare risorse miliardarie per abbattere velivoli dal valore di poche decine di migliaia di euro.

La missione lanciata dall’Alleanza si propone come scudo integrato, un muro aereo e antimissile pensato per garantire la sicurezza dei Paesi più esposti. Italia, Germania e altri partner hanno già inviato caccia e batterie antiaeree, mentre la Polonia ha dispiegato decine di migliaia di soldati al confine con la Bielorussia. È la risposta più decisa che la Nato abbia dato negli ultimi mesi, ma porta con sé una questione cruciale: la sostenibilità economica.

Proteggere il cielo europeo da droni e missili richiede sistemi sofisticati, radar avanzati e missili intercettori dal costo unitario elevatissimo. Una difesa permanente su scala continentale comporta una spesa miliardaria che, nel medio-lungo periodo, potrebbe diventare insostenibile per i bilanci degli Stati membri. In questo senso, “Sentinella dell’Est” rischia di trasformarsi in una sorta di logoramento economico programmato da Mosca: far spendere all’Occidente somme ingenti per contrastare armi economiche e replicabili in grande numero.

L’Europa si trova così davanti a un paradosso: la minaccia non è data dall’efficacia letale dei droni, ma dalla loro capacità di minare l’equilibrio economico e politico degli alleati. Per questo la discussione sul bilancio della difesa europea – destinato a crescere fino a 131 miliardi di euro – assume una dimensione urgente e strutturale.

L’attivazione di “Sentinella dell’Est” dimostra la determinazione della Nato a difendere ogni centimetro di territorio alleato. Tuttavia, il confronto con la Russia apre una partita nuova: non solo sul piano militare, ma soprattutto su quello economico. La vera sfida sarà capire come garantire sicurezza senza cadere nella trappola di una guerra di logoramento finanziario, in cui droni a basso costo rischiano di mettere in crisi l’intero scudo difensivo occidentale.

giornalista, direttore ed editore delle testate European Affairs Magazine e Bookreporter. Si occupa di geopolitica, difesa e relazioni internazionali, ambiti nei quali ha maturato una lunga esperienza seguendo le missioni della Difesa italiana in Afghanistan, Libano, Kosovo e Iraq, realizzando reportage e documentari dalle principali aree di crisi. Appassionato di innovazione tecnologica ed esperto del settore delle telecomunicazioni, approfondisce i processi di trasformazione digitale e l’evoluzione tecnologica nei settori strategici della difesa, della sicurezza e della comunicazione.

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