Thailandia: Thaksin torna in carcere. Intanto gli Usa si ritirano dalla partnership Ue contro la disinformazione

Due notizie di rilievo scuotono il panorama internazionale: in Asia il ritorno in carcere dell’ex premier thailandese Thaksin Shinawatra, mentre sul fronte transatlantico gli Stati Uniti hanno annunciato l’uscita dalla cooperazione con l’Unione europea contro la disinformazione straniera.

Thaksin condannato a un anno di detenzione

La Corte Suprema thailandese ha stabilito che l’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, 76 anni, dovrà scontare un anno di carcere effettivo. Il verdetto è arrivato dopo l’esame del periodo trascorso dall’ex premier in una stanza privata di un ospedale della polizia tra il 2023 e l’inizio del 2024. Secondo i giudici, le condizioni di salute di Thaksin non erano così gravi da giustificare il ricovero come detenzione.

Subito dopo la sentenza, l’ex leader è stato ripreso mentre saliva su un furgone della polizia penitenziaria diretto a un carcere di Bangkok. Thaksin ha accettato la decisione in un post su Facebook: “Oggi potrei non avere più libertà, ma ho la libertà di pensare per creare benefici per il Paese e la gente”.

Già condannato a otto anni di carcere nel 2023 per frode e abuso di potere, dopo il suo rientro a sorpresa in patria dopo 15 anni di esilio, Thaksin aveva visto la pena ridotta a un anno grazie alla clemenza del re Maha Vajiralongkorn. Il rilascio anticipato era arrivato in seguito, giustificato dall’età avanzata. Di fatto, però, l’ex premier non aveva mai messo piede in prigione, essendo rimasto in ospedale.

Washington si sfila dall’alleanza anti-fake news con l’Ue

Sul fronte della sicurezza informativa, gli Stati Uniti hanno notificato ad alcuni partner europei la decisione di ritirarsi dagli sforzi congiunti contro la disinformazione di matrice russa, cinese e iraniana. Lo rivela il Financial Times, citando tre funzionari europei.

Il Dipartimento di Stato ha comunicato la cessazione dei memorandum d’intesa firmati nel 2023 durante l’amministrazione Biden. Tali accordi, sostenuti dal Global Engagement Center (GEC), puntavano a sviluppare una strategia comune per contrastare la diffusione di fake news con finalità destabilizzanti.

James Rubin, ex direttore del GEC, ha definito la scelta di Washington “un atto unilaterale di disarmo” nella guerra dell’informazione contro Mosca e Pechino. Per l’Unione europea, la mossa americana rischia di indebolire le capacità di contrasto alle campagne di manipolazione digitale proprio mentre crescono le tensioni geopolitiche globali.

Due fronti caldi

Mentre la Thailandia affronta il ritorno sulla scena giudiziaria di un leader controverso, simbolo delle divisioni interne del Paese, l’Occidente vede indebolirsi una delle piattaforme di cooperazione più importanti contro la disinformazione estera. Due sviluppi diversi ma accomunati dall’incertezza sugli equilibri futuri, sia sul piano politico nazionale che su quello internazionale.

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