“ dal Baule delle Memorie”……..
Si è svolta recentemente ad Abbazia in Croazia presso la sede della Comunità degli Italiani una giornata studio su Giovanni Palatucci l’ultimo Questore Italiano a Fiume . Un Progetto ed un’idea suggerita dal direttore dell’Eraple Cesare Costantini presa in carico dalla giornalista e scrittrice Rosanna Turcinovich Giuricin che con esperienza e capacità fuori dal comune ha organizzato i lavori e moderato la giornata all’interno di un percorso storico – sociologico con il supporto delle relazioni di ricercatori, sociologi, scrittori e diplomatici che hanno messo in luce l’operato del giovane poliziotto campano ed il difficile contesto politico dell’epoca.
La giornata è iniziata con i saluti e gli interventi dei rappresentanti delle numerose Associazioni presenti a testimonianza del grande interesse sulla figura del Palatucci e del suo operato in queste Terre . Con il Patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, sono intervenuti – Unione Italiani di Abbazia – Eraple, NVGD, Ass. la Clape, Ass. fiumani ed italiani nel Mondo, Comitato Italiani di Fiume, Circolo Istro-Veneto d’Istria.
Prima di entrare nel Vivo dei Lavori però è necessaria una Premessa per meglio comprendere l’emozione respirata in Sala con l’intervento e saluto della Presidente dell’Eraple Elisa Sinosich che con comprensibile emozione ha preso coscienza che senza Palatucci Lei oggi non ci sarebbe ( suo padre fu salvato dal Questore ma non le raccontò in vita la sua storia personale ) e le risposte pervenute ai desiderata della componente giovanile che in altro Convegno tempo fà per voce della giovane giornalista Ivana Precetti si era espressa in questo modo “ Noi giovani abbiamo assoluto bisogno di una Purificazione della Memoria “.
Io personalmente sono rimasto profondamente colpito da questo Grido di aiuto che evidenzia come i giovani abbiamo bisogno di conoscere i Fatti, scevri da personalismi o posizionamenti politici di parte. Se non conosci la Storia di un tempo – accetti la Narrazione di News e FakeNews che velocemente ti creano una scenografia irreale, distorcendo la realtà dell’epoca, creando esclusivamente confusione, offrendo in questo modo non sempre la Chiave di lettura giusta per aprire le porte del futuro.
Primo relatore di giornata – Bruno Bonetti – ricercatore e bibliotecario, appassionato studioso del periodo storico che ha messo in risalto le attività di Gabriele D’Annunzio e la sua presenza a Fiume.
Bonetti ha voluto con uno scadenzario preciso di date ed eventi offrire un quadro completo della situazione di quel periodo – 1920 Stato libero di Fiume – nel 1924 il trattato di Roma con il ritorno di Fiume all’Italia per poi soffermarsi sulla Carta del Quarnaro e le analogie che si avranno poi con la Costituzione Italiana evidenziando come con 70 anni di anticipo sulla ns Costituzione la Carta prevedeva che uomini e donne fossero obbligati al servizio militare.
La situazione degli anni 30 era terribile e drammatica in declino economico costante fino al 1938 quando entrarono in vigore le Leggi razziali per poi nel 1941 vedere anche in Italia l’apertura dei Campi di Concentramento . Sono gli anni dei bombardamenti e della caccia al nemico, ebrei ma anche nazionalisti. Qui in Croazia In una sola notte vengono censite tutte le famiglie di origine ebraica -ufficialmente questo è il periodo dello spopolamento – 41000 Esiliati – questo era il quadro generale nel quale si è trovato ad operare Giovanni Palatucci.
I lavori sono proseguiti con Rina Brumini rappresentante della Comunità Ebraica e vicepresidente della Comunità degli Italiani di Fiume. Insegnante nelle scuole superiori che con dovizia di notizie ha accompagnato i presenti a comprendere usi e costumi del popolo ebraico in transito a Fiume. Anche se ci sono documenti che attestano la presenza degli ebrei in città già nel 1441 – Fiume rimane un Unicum – non c’è traccia di un ghetto come nella vicina Trieste ma probabilmente c’erano delle Domus Iudeorum – delle Case sicure di Transito che permettevano di svolgere tutte le attività concesse e ritagliarsi dei momenti di preghiera e ritiro. Dati certi evidenziano come dopo l’introduzione delle Leggi razziali, molti ebrei chiedono di essere disconosciuti per salvarsi dalla persecuzione. Nel ‘45 Fiume fu la prima città in Europa ad adottare le pietre d’inciampo. La Brumini ha poi ricordato come il Palatucci fin dagli anni 50 fosse riconosciuto come un grande benefattore dalla Comunità ebraica e precisamente nel ‘52 gli viene intestata una Sala vicino Tel Aviv, nel 1955 a Gerusalemme venne piantata una foresta con il suo nome, gli intitolarono una strada a Ramat Gan con 36 alberi – uno per ogni anno della sua vita per poi nel 1990 essere iscritto allo Yad Vasem ( ente israeliano che significa “ Un Monumento è un Nome “ )come Giusto tra le Nazioni.
Elio Varutti, sociologo ha analizzato le Caratteristiche Comportamentali del Palatucci definendolo un “ Birichino “ per il suo atteggiamento apparentemente schizofrenico, da un lato opportunista ( l’iscrizione al partito fascista era necessaria per entrare in Polizia ) nella realtà però se ne frega dei dogmi del fascismo e dei regolamenti della Polizia di Frontiera – dall’altro nella sua breve vita terrena risponderà agli ordini della coscienza vivendo cristianamente gli insegnamenti ricevuti donando fino all’estremo sacrificio la sua Vita terrena agli altri ed agendo senza clamore nel più assoluto silenzio.
Varutti ha ricordato che a Udine in questura c’è una Sala riunioni dedicata al Palatucci e che la NVGD nel 2022 in suo onore è stata inaugurata una Targa e piantato un gelso.
In video-collegamento da Roma ha preso la parola la Presidente della NVGD nazionale Shurzel originaria di Pola e Rovigno riferendo come per anni la Comunità Ebraica di Roma stese un velo sulla vicenda Palatucci. La motivazione principale era la mancanza di documenti a riguardo ed anche i dubbi e le critiche evidenziate da una ricerca del Centro Primo Levi che nel 2013 contestava le dimensioni del suo operato.
Confermato che Palatucci era stato trasferito da Genova a Fiume per punizione, la sua umanità non piaceva, dava fastidio, questo fu il motivo per cui il personale ausiliario della Questura lo aveva posto sotto stretta osservazione creando un fascicolo a latere per raccogliere le prove e testimonianze del tradimento ai regolamenti di servizio.
A Palatucci venne anche contestato il comportamento educato e umano che adottava anche in presenza dei deportati – “ troppo gentile “ contrario ai dettami dei nazisti che per regolamento vietavano qualsiasi atteggiamento di cordialità.
La Shurzel ha ricordato anche come il Palatucci senza esitazione poche ore prima dell’arresto da parte delle SS rinuciò ad uno speciale Salvacondotto che gli avrebbe permesso scappando di mettersi in salvo. Post mortem la raccolta di informazioni e testimonianze dirette permisero di ricostruire tutta l’attività silenziosa del Palatucci restituendo al mittente con dovizia di notizie e testimonianze le critiche sollevate sulla vicenda.
È il momento di Damir Grubisa, politologo già Ambasciatore della Croazia a Roma che accompagna tutti i presenti in un approfondimento della vicenda mettendo sul tavolo i Pro e Contro Palatucci – una avvincente analisi di una partita a Bridge “ lo sport della mente “ ove tutti conoscono purtroppo il risultato finale ( la deportazione e morte del Palatucci ) ma non hanno compreso le mosse e le carte messe sul tavolo prima dell’epilogo.
Grubisa da gran Maestro stimola la logica e l’analisi , svelando al pubblico anche il nome di copertura fin qui mai usato di Palatucci – dott. Danieli . Mette sul tavolo le carte contro Palatucci – nessun documento ufficiale o fascicolo riguardo l’attività svolta dal Questore – anzi a supporto dei contro vengono rinvenuti elenchi con i nomi e cognomi degli ebrei da deportare e che il Palatucci non avrebbe eseguito.
Nel 2013 la Stampa Croata vicina al regime diede ampio spazio ai dubbi sollevati dalla Fondazione Primo Levi sulla veridicità dell’attività del Palatucci ( omettendo volutamente dopo qualche anno di dare notizie sull’esito del Processo di Revisione voluto dalla Comunità Ebraica )
Come se non bastasse il Direttore dell’archivio di Fiume esibisce documenti di ebrei che Lui impugna come una testimonianza che Palatucci era un cosciente esecutore “ un granello del Meccanismo della Morte del Nazifascismo “
Carte false e depistaggi che fortunatamente virano a favore del Palatucci – il Processo di Revisione evidenziò come quei famosi elenchi di Ebrei contenevano tutti indirizzi di residenza sbagliati volutamente creati come depistaggio. A favore le carte delle molteplici Testimonianze post mortem che evidenziarono l’attività rigorosamente silenziosa – chiamiamola pure segreta svolta dal Questore Palatucci.
Il Politologo ha qui ricordato altri 2 Eroi silenziosi dell’epoca Giorgio Perlasca ( il falso Console Generale della Spagna ) che salvò migliaia di Ebrei e Primo Levi che ha taciuto sopportando il peso psicologico del silenzio per molti anni.
A questo punto elegantemente viene messo sul tavolo un dilemma – come può un fascista poliziotto – servitore dello stato essere contemporaneamente un Eroe ?
Grubisa suggerisce una risposta ….. Palatucci un Eroe anomalo – fuori dagli schemi dell’immaginario collettivo – una persona profondamente religiosa che ha deciso di rispondere solo alla sua coscienza. L’ultima carta del mazzo contiene un termine medico – Triage – ( termine in uso nei pronto soccorso degli Ospedali che affida al medico la grande decisione su chi salvare e chi abbandonare ) come avrà fatto Palatucci a scegliere chi salvare ? Grubisa chiude il suo intervento con un Messaggio ed un Auspicio –
Riscrivere anche a Fiume la storia, dando spazio e riconoscenza a Palatucci superando ogni nazionalismo e collettivismo per dare le colpe ed i meriti a quelli che se lo meritano e riparare le ingiustizie commesse anche in nome della libertà superando l’istinto di rivalsa e vendetta.
La giornata è proseguita con gli ultimi 2 interventi in Programma
Il presidente dei fiumani nel Mondo Franco Papetti in collegamento dalla sede di Padova ha dapprima spiegato le numerose attività dell’associazione – convegni – incontri – presentazione di libri e saggi per poi presentare i luoghi del Palatucci da lui visitati ed in particolare la visita al Campo di Campagna ( Salerno ) ove erano presenti gli zii porporati del Questore.
Da Fiume a Campagna ove con il tempo si creò un Progetto d’inclusione con la popolazione locale – unico campo di concentramento ove i deportati potevano uscire all’esterno – consumare pasti fuori dal campo – addirittura affittare camere all’esterno.
Un rapporto di buon vicinato tale al punto che quando arrivarono le SS per trasferire gli ebrei a Dachau trovarono con grande sorpresa il
Campo vuoto – erano tutti scappati nei boschi – pochi giorni dopo per rappresaglia il paese venne bombardamento dai tedeschi e ci fu una strage. Nel 2008 ha proseguito Papetti il Convento di San Bartolomeo che era stato sede del campo di concentramento è stato trasformato in Museo della Memoria e dedicato a Palatucci – di particolare suggestione la sala emozionale nella quale 4 proiezioni sincronizzate fanno vivere il percorso obbligato che i deportati erano obbligati a seguire.
La chiusura dei lavori è stata affidata a Franco Fornasaro, scrittore e farmacista profondo conoscitore delle dinamiche religiose di tutti i Balcani che ha messo in luce la profondità religiosa del Palatucci – coltivata in famiglia – attorniato dagli zii porporati – orfano di padre – cresciuto a pane e miseria – Cristianamente parlando si è sempre comportato da Agnello – una vita spesa per gli altri – obbedendo solo alla voce della Coscienza.
Le uniche armi usate dal Poliziotto buono sono state la comprensione – l’ altruismo e la volontà di salvare delle vite umane innocenti condannate a morte certa non per colpa propria ma per volontà di terzi. A Lui l’onore di annunciare che anche il Vaticano ha concluso positivamente l’intero processo di Beatificazione e che a breve in un prossimo concistoro Papà Leone XIV annuncerà la data per la proclamazione.
