Sale la tensione tra Stati Uniti e Venezuela. Il presidente Donald Trump ha ordinato lo schieramento di tre navi da guerra al largo delle coste venezuelane con l’obiettivo dichiarato di intensificare la lotta al narcotraffico. Lo ha reso noto un funzionario statunitense all’Afp, precisando che si tratta di cacciatorpediniere lanciamissili classe Aegis.
La decisione arriva in un contesto di crescente conflittualità diplomatica e militare. Washington, che non riconosce la rielezione di Nicolás Maduro, accusa il governo venezuelano di essere coinvolto in una vasta rete internazionale di narcotraffico. Nei giorni scorsi l’amministrazione statunitense ha raddoppiato a 50 milioni di dollari la ricompensa per chiunque favorisca l’arresto del leader di Caracas, definito dalla Casa Bianca “capo latitante di un cartello narco-terrorista”.
Secondo media americani, oltre alle unità navali, la Casa Bianca valuterebbe anche l’invio di circa 4.000 Marines nella regione caraibica, in prossimità delle acque territoriali venezuelane.
La risposta di Maduro non si è fatta attendere. Il presidente venezuelano ha annunciato la mobilitazione di 4,5 milioni di miliziani, appartenenti alla forza popolare fondata da Hugo Chávez e composta da civili e riservisti sotto il comando dell’esercito regolare. “Garantiremo la copertura dell’intero territorio”, ha dichiarato, bollando come “patetica” e “grossolana propaganda politica” la nuova taglia fissata da Washington.
La crisi ha spinto anche i Paesi dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (Alba) a esprimere una condanna unanime contro lo spiegamento militare statunitense. In una dichiarazione congiunta diffusa al termine di un vertice straordinario, i membri dell’organizzazione hanno definito l’operazione “una minaccia per la pace e la stabilità regionale” e hanno ribadito “il più forte e assoluto sostegno” a Maduro.
Fondata nel 2004 da Hugo Chávez e Fidel Castro in risposta al progetto statunitense dell’Alca, l’Alba riunisce Paesi come Cuba, Bolivia, Nicaragua e diverse isole caraibiche. La sua influenza è diminuita dopo la morte di Chávez nel 2013, ma oggi torna a compattarsi attorno a Caracas chiedendo al presidente colombiano Gustavo Petro, alla guida della Celac, di convocare un vertice straordinario dei ministri degli Esteri latinoamericani.
Con lo schieramento navale e le minacce incrociate, la crisi tra Washington e Caracas si riaccende e rischia di destabilizzare ulteriormente l’area caraibica, con potenziali ripercussioni sugli equilibri regionali.
