Il vertice in corso a Washington potrebbe rappresentare l’inizio di una fase decisiva nelle trattative per la fine della guerra in Ucraina. L’iniziativa del presidente statunitense Donald Trump, che nelle ultime ore ha annunciato di aver contattato Vladimir Putin per organizzare un incontro diretto con Volodymyr Zelensky, ha segnato un cambio di passo che fino a pochi giorni fa sembrava improbabile. A margine degli incontri multipli con i leader europei nella East Room della Casa Bianca, Trump ha definito l’avvio del processo negoziale come “un ottimo passo iniziale per una guerra che dura da quasi quattro anni”, sottolineando che il vertice trilaterale (Putin-Zelensky-Trump) sarà preceduto da un bilaterale tra i due presidenti, da tenersi “in un luogo ancora da definire”.
L’impegno americano è supportato da una rinnovata coesione europea. Nei colloqui multilaterali tenutisi a Washington, i leader dell’Unione Europea hanno insistito sulla necessità di garantire la sicurezza territoriale dell’Ucraina e tutelare la popolazione civile. Tra i temi affrontati figurano la liberazione degli ostaggi, il rimpatrio dei bambini deportati e la futura gestione dei territori contesi. Pur rimanendo prudente sull’effettiva volontà russa di arrivare a un’intesa (“Dubito che Putin voglia veramente la pace”, ha dichiarato Emmanuel Macron), l’Europa ha accettato di formalizzare entro dieci giorni un pacchetto di garanzie di sicurezza a favore di Kiev, ispirato al modello dell’articolo 5 della NATO, come proposto dall’Italia.
Mosca, per parte sua, ha accolto con favore l’apertura del dialogo. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha rimarcato che “la Russia non ha mai puntato semplicemente alla conquista di territori”, chiarendo che l’obiettivo principale del Cremlino rimane la protezione delle minoranze russe. In un’intervista rilasciata alle emittenti nazionali, Lavrov ha anche riconosciuto che “il presidente Trump vuole sinceramente raggiungere un risultato duraturo”, sottolineando che la prima serie di colloqui in Alaska ha permesso di “andare alle cause profonde” del conflitto.
La posizione di Kiev appare coerente con questa lettura. Zelensky ha parlato di “passo significativo verso la fine della guerra”, annunciando che sono già in corso lavori tecnici sulle garanzie di sicurezza e che il coordinamento con i partner occidentali proseguirà nei prossimi giorni. Fonti della Casa Bianca riportate dal Financial Times rivelano inoltre che l’Ucraina sarebbe disposta ad acquistare armamenti americani per un valore di 100 miliardi di dollari, con finanziamento europeo, in cambio di impegni vincolanti da parte degli Stati Uniti per la sua difesa post-accordo.
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha definito “molto positivo” l’accoglimento della proposta italiana sulle garanzie di sicurezza, aggiungendo che il possibile vertice tra Putin e Zelensky “potrebbe aprire la strada a una soluzione entro la fine dell’anno”.
In questo delicato equilibrio, il summit di Washington si configura non solo come un confronto tattico, ma come l’avvio di un reale processo diplomatico. La definizione delle garanzie di sicurezza rappresenta il nodo centrale: offrire protezione all’Ucraina senza congelare il conflitto su nuove linee di separazione. Se nei prossimi giorni si riuscirà a trasformare le dichiarazioni d’intenti in un formato negoziale concreto, sarà possibile parlare – per la prima volta dall’inizio della guerra – di una vera e propria prospettiva di pace.
