Il nuovo numero di European Affairs offre un’analisi a più voci di una regione in fiamme, dove vecchie fratture e nuove ambizioni si intrecciano in scenari dirompenti. Il dossier centrale è dedicato alla trasformazione degli equilibri di potere nell’area del vicino Oriente con particolare attenzione alle scelte strategiche che l’Europa è chiamata a compiere nei prossimi mesi.
Andrew Spannaus apre il numero ricostruendo le radici storiche dello scontro tra Washington e Teheran, culminato nell’attacco congiunto USA–Israele del giugno 2025 contro gli impianti nucleari iraniani. Un secolo di tensioni — dal controllo britannico del petrolio al colpo di Stato del 1953, dalla rivoluzione islamica al sostegno americano all’Iraq — ha alimentato un conflitto che, dopo il fragile accordo nucleare del 2015, è tornato a esplodere, trasformando la guerra ombra in intervento diretto.
Mattia Saitta approfondisce la dinamica militare della “guerra dei 12 giorni”, in cui gli USA hanno colpito Fordow, Natanz ed Esfahan. Con oltre 400 kg di uranio arricchito al 60%, l’Iran resta vicino alla soglia militare, mentre i raid hanno solo rallentato di pochi mesi il programma. Sul piano diplomatico, lo scontro ha congelato i negoziati e spinto Teheran a rafforzare il legame strategico con Russia e Cina, sfidando apertamente l’ordine internazionale guidato dall’Occidente.
L’elemento tecnologico è al centro dell’analisi di Paola Fratantoni: i droni, arma asimmetrica per eccellenza, sostituiscono un’aviazione iraniana obsoleta. Dai modelli a basso costo Shahed-131/136 agli sciami per saturare le difese, Teheran punta su quantità e versatilità. Ma l’Operazione Rising Lion israeliana — UAV, cyberattacchi e infiltrazioni — ha dimostrato la vulnerabilità iraniana, colpendo obiettivi sensibili e mettendo a nudo falle strutturali nella difesa.
Maurizio Iacono mette in luce la resilienza del triangolo Iran–Russia–Cina. Mosca mantiene un sostegno calibrato, tra mediazione e cooperazioni strategiche (satelliti, esercitazioni navali), evitando un pieno coinvolgimento militare. Pechino, che acquista la quasi totalità del petrolio iraniano aggirando le sanzioni, fornisce supporto tecnologico e militare, senza compromettere i rapporti con i Paesi arabi.
Il focus si sposta poi sull’Afghanistan. Marcello Bellaicco racconta la scelta pragmatica di Pechino nel 2023: primo Paese a nominare un ambasciatore a Kabul, per assicurarsi accesso a petrolio, litio e infrastrutture strategiche, pur con cautela sul fronte della lotta al terrorismo uiguro. Giuseppe Paccione documenta invece il riconoscimento formale del governo talebano da parte della Russia nel 2025: un gesto di realpolitik che ribalta la memoria della “ferita sanguinante” sovietica, e rafforza la penetrazione russa in Asia centrale.
Domenico Martinelli offre un quadro del rapporto UE con Iran, Iraq e Afghanistan: dall’erosione del ruolo europeo come mediatore sul dossier nucleare, alla cooperazione stabile con Baghdad, fino allo stallo afghano, dove l’azione europea resta confinata all’assistenza umanitaria.
Chiude il numero l’analisi di Pasquale Preziosa sul “neo-ottomanesimo” di Erdoğan: non nostalgia imperiale, ma strategia flessibile, che combina interventi militari selettivi, influenza economica e mediazione tra attori rivali. La Turchia si propone come crocevia diplomatico del XXI secolo, in equilibrio tra NATO e Russia, Occidente e mondo arabo, pur tra crisi interne e sfide economiche.
Un mosaico di prospettive che, insieme, delineano una mappa instabile ma cruciale: quella di un Eurasia in cui le vecchie linee di frattura si saldano a nuove geometrie di potere, e dove diplomazia e forza si contendono il primato.
Con questo numero di agosto, European Affairs Magazine conferma la propria vocazione ad accompagnare i lettori nell’analisi delle transizioni strategiche, fornendo chiavi interpretative utili per comprendere le scelte che segneranno il futuro dell’Europa nello scenario globale.
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