Terremoto devastante nell’Estremo Oriente russo: allarme tsunami in tutto il Pacifico

Uno dei più potenti terremoti mai registrati ha colpito mercoledì mattina la penisola di Kamchatka, nell’Estremo Oriente russo, scatenando un allarme tsunami che ha messo in allerta numerosi Paesi affacciati sull’Oceano Pacifico. Il sisma, di magnitudo 8.8, è stato localizzato al largo di Petropavlovsk alle ore 8:24 locali (le 23:04 GMT di martedì), ed è stato classificato dal Servizio geologico statunitense (USGS) tra i dieci terremoti più forti di sempre a livello globale, il più violento registrato nella regione dal 1952.

In Russia, l’impatto è stato immediato e drammatico. A Severo-Kurilsk, cittadina portuale colpita da un’onda di tsunami, si sono registrati allagamenti estesi e l’evacuazione di circa 2.000 persone. Le autorità locali hanno dichiarato lo stato di emergenza nelle Isole Curili del nord, mentre nella regione di Elizovsky onde alte tra i tre e i quattro metri hanno causato danni visibili, come mostrano video diffusi sui social media, in cui interi edifici appaiono sommersi dall’acqua. Secondo le autorità russe, non ci sarebbero vittime gravi, ma alcuni feriti sono stati soccorsi nelle aree colpite.

L’eco del terremoto si è rapidamente propagata oltre i confini russi. In Giappone, in particolare nell’isola settentrionale di Hokkaido, l’allarme tsunami ha spinto la popolazione a spostarsi verso aree elevate, sebbene al momento non siano stati segnalati danni significativi. Un’onda di circa 30 centimetri è stata rilevata, sufficiente a far scattare il piano di emergenza.

Oltre l’oceano, anche le Hawaii hanno reagito con urgenza. Il sindaco di Honolulu ha invitato i residenti e i turisti a salire ai piani alti o a cercare rifugio in zone sopraelevate, mentre il governatore dello Stato, Josh Green, ha lanciato un appello a non avvicinarsi alla costa, ricordando che “uno tsunami non è un’onda qualsiasi: può uccidere”.

Le autorità sismologiche russe e il Centro di Allerta Tsunami degli Stati Uniti hanno messo in guardia rispetto al rischio di nuove e forti scosse di assestamento: sei quelle già registrate, tra cui una di magnitudo 6.9 e un’altra di 6.3. Secondo le proiezioni, onde superiori ai tre metri potrebbero raggiungere coste remote della Russia, dell’Ecuador e delle isole nordoccidentali delle Hawaii. Onde tra uno e tre metri sono previste invece per Cile, Costa Rica, Giappone, Guam, Polinesia Francese e numerose altre isole del Pacifico. Anche Paesi come Australia, Messico, Nuova Zelanda, Taiwan, Colombia e Tonga potrebbero assistere a onde anomale, seppur inferiori al metro di altezza.

La situazione è in continua evoluzione e resta sotto stretta sorveglianza. Le autorità internazionali hanno attivato i protocolli di emergenza, mentre le comunità costiere dell’intero bacino pacifico vengono invitate alla massima prudenza. In un contesto sempre più segnato dagli eventi estremi, questo terremoto rappresenta un drammatico monito della potenza della natura e della fragilità delle infrastrutture umane di fronte ad essa.

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