Afghanistan, chiusura missione Isaf: bilancio positivo per Stoltenberg

Il Segretario Generale della Nato parla di “missione impegnativa” che ha reso “l’Afghanistan più forte”. Dal 2003, 3482 i caduti totali, con un picco di 140 mila unità coinvolte nek 2011. Il ritiro delle truppe Usa è previsto a fine 2016. E all’orizzonte Putin tende la mano al paese in questa fase delicata

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Il 17 dicembre, a quasi dieci giorni dalla cerimonia di chiusura della missione Isaf in Afghanistan, Jens Stoltenberg, Segretario Generale della Nato, ha riassunto così gli undici anni di missione: “Per oltre un decennio, le nostre nazioni hanno combattuto fianco a fianco per la pace e la stabilità. Questa è stata una missione impegnativa, sotto molti aspetti. Militarmente. Politicamente. Economicamente. Ma siamo andati ugualmente incontro a queste sfide. Insieme – prosegue -, abbiamo fatto quello che era necessario. Mediante un chiaro mandato delle Nazioni Unite, abbiamo sfidato il rifugio dei terroristi internazionali. Abbiamo reso l’Afghanistan più forte. E abbiamo resto le nostre nazioni più sicure. Le sfide rimangono. Ma oggi, l’Afghanistan è più stabile e prosperoso che mai”, conclude.

Iniziata l’11 agosto 2003 con l’obiettivo di stanare sul campo i talebani, in pieno clima post 11 settembre, la missione internazione Isaf in Afghanistan ha visto coinvolti circa 58 mila uomini, arrivati a 140 mila nel 2011. I caduti totali sono stati 3482, di cui 2354 americani. Dal 2004, inoltre, si è insediato, nella provincia di Herat, anche il contingente italiano, che ha subito 48 perdite sul campo. Nel corso della cerimonia di chiusura (“Casing of Colors”) tenutasi l’8 dicembre all’aeroporto di Kabul il comandante in capo, gen. John F. Campbell ha poi annunciato che “gli Usa si ritireranno completamente a fine 2016, mantenendo fino ad allora un contingente che, dalle circa 10 mila unità di gennaio 2015, andrà via via azzerandosi”. In più, fino al 2025, avrà luogo missione “Resolute Support”, incaricata di addestrare e assistere le forze militari afghane.

È da ricordare, tuttavia, il discorso pronunciato dal Vladimir Putin il 6 novembre 2014, nel corso del summit tra i membri del Csto, di cui l’Afghanistan è stato membro osservatore del 2013. Il leader della Russia, in previsione della fine della missione Isaf, ha dichiarato di comprendere “che il ritiro del contingente militare internazionale non renderà la situazione facile nel paese. Ma, in caso di necessità, siamo pronti ad aiutare i nostri amici in Afghanistan in modo da rendere la situazione stabile e con prospettive di sviluppo”, afferma ancora. Le parole del Capo del Cremlino sono di preoccupazione sincera? O intendono allargare il terreno di scontro della rinnovata Guerra Fredda dall’Ucraina alla zona asiatica?

Giacomo Pratali

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