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Edimburgo: la Old e la New Town, le due narrative della città Unesco per la letteratura

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Durante la notte l’atmosfera tetra e malinconica di Edimburgo ci accoglie con una pioggerellina fine che si inala al respiro, mentre lucida le pietre del castello arroccato sulla cima di un vulcano dimenticato e i ciottoli della “Royal Mile” che taglia come un dardo il centro della città vecchia. Un’attraente seduttrice avvolta nel mantello di mistero, la città vibra di luci fioche per immaginare le ombre e mimetizzare i fantasmi. Il giorno la svela fiera, identitaria e ricchissima di storia. Patrimonio Unesco per la letteratura, ha ispirato la creazione di vecchi e nuovi miti come Dottor Jekyl e Myster Hyde, Sherlock Holmes ed Harry Potter, protagonisti intramontabili della narrativa occidentale. Edimburgo, scenario di leggende oscure edulcorate dalla ragione: diede i natali a David Hume, uno dei padri dell’Illuminismo europeo che cambiò per sempre il pensiero moderno

Edimburgo, residenza di fantasmi tormentati, riecheggia di sospiri diffusi, rumori nella notte e battito d’ali. Ogni angolo della città evoca suggestioni dark, un incipit intrigante che rivela narrative sorprendenti. Oltre i campi di cardi e di ginestre che ammantano le sue contee, ci accoglie una città calda ed ospitale, ricca di storia e fiera della propria identità e tradizioni. Edimburgo è la residenza scozzese della casa reale inglese, rinomata città universitaria e sede del Fringe, il più grande festival delle arti del mondo che si svolge ogni anno durante il periodo estivo, quando il cielo si dirada dalle nubi e la illumina vivace e creativa. Conosciuta anche come “Atene del nord” non smette di stupirci con numerosissime iniziative culturali e con le librerie che puntellano in ogni dove la città, eredità del sapere trasmessa dai padri fondatori dell’Illuminismo. A partire dalla fine del XVIII secolo la città si affermò in tutta Europa come centro all’avanguardia per la ricerca medica e per la produzione letteraria. I più grandi scrittori scozzesi sono Sir Walter Scott, Robert Burns, Robert Louis Stevenson, Sir Arthur Conan Doyle, e J.K. Rowling, autrice della celebre saga di Harry Potter, una storia di fantasia che ha saputo riportare la magia e l’immaginazione nei disincantati tempi moderni.

La Old e la New Town, le due anime della città

La bella Edimburgo accoglie i viaggiatori con la sua immagine iconica: la sua fortezza svetta dall’altura di un antico cono vulcanico, il Castle Hill, e come una splendida dama svela un lungo strascico lungo la città vecchia adornato da chiese e palazzi, il famoso “Royal Mile”, una lunga strada che conduce a Holyrood Palace (Holyroodhouse), la residenza scozzese dei reali d’Inghilterra. Il Castello di Edimburgo è il più famoso della Scozia ed è stato edificato a più riprese. La parte più antica è la St Margaret’s Chapel che risale al XII secolo. Addentrarsi nei suoi ambienti è come immergersi nel mistero delle sue leggende, infestate da ospiti inquieti. Si narra che nella fortezza si aggirino i fantasmi di un suonatore di cornamusa, di un suonatore di tamburo decapitato e dei prigionieri francesi e inglesi. Con i sensi orientati alla suggestione è possibile avvertirli nella Sala Grande, edificata da James IV nel 1510, oppure nella Batteria della Mezza Luna, l’imponente bastione semicircolare che caratterizza la struttura del castello. Imperdibili gli Honours of Scotland, i gioielli della Corona, tra le più datate insegne reali d’Europa, e la Pietra del Destino sulla quale sono stati incoronati tutti i reali scozzesi, un cimelio entrato nella storia e nella leggenda. Simbolo di Edimburgo e della Scozia, il castello ospita anche i vessilli della storia moderna come lo Scottish National War Memorial, opera eretta dopo la Prima Guerra Mondiale.

Dal castello la passeggiata verso la Old Town è un percorso quasi istintivo che segue la morfologia della città. La Royal Mile è l’arteria principale, un miglio di strada (da Castle Hill a Canongate) che incorpora quattro principali vie di transito. Una panoramica sulla Edimburgo medievale: si contano 66 vicoli che si ramificano dalle vie principali in un labirintico grattacapo, il più amato dai viaggiatori curiosi che amano perdersi respirando a pieno l’atmosfera della città. Il miglio reale culmina con il palazzo di Holyroodhouse, scrigno di segreti inconfessabili che intrecciarono i destini dei personaggi che fecero la storia, primi tra tutti Maria Stuarda, la regina di Scozia. Oggi l’edificio è residenza ufficiale della regina Elisabetta per cerimonie e ricevimenti durante le sue visite in Scozia. 

Il castello e il palazzo, due simboli della città delineano il segmento urbano più noto di Edimbugo. Lungo la High Street, la via centrale della Royal Mile, sono incastonati splendidi palazzi d’epoca, chiese e sedi del potere. Dai luoghi più originali come la Camera Obscura, un edificio del Seicento un tempo sede del Laird di Cockpen che ospita un grande stenoscopio capace di riprodurre le scene di vita cittadina nel loro svolgimento, una magia per l’epoca che si rivela ancora un’interessante attrazione. Il Lady Stair’s House, museo dedicato ai grandi della letteratura: Burns, Scott e Stevenson. Un polo che attesta il meritato titolo Città della letteratura” Unesco e che accoglie i suoi visitatori nelle sue splendide sale e nel cortile medievale esterno, il Makars’ Court, un menabò a grande scala della letteratura che raccoglie delle lastre di pietra dove sono incise alcune delle citazioni dei più illustri autori scozzesi dal XIV secolo ad oggi.

Lungo la strada si erge la maestosa St. Giles Cathedral conosciuta come “High Kirk” di Edimburgo. L’imponente cattedrale gotica del XV secolo fu il punto di partenza dal quale John Knox diresse la riforma scozzese nel Seicento, un importante capitolo di storia che si narra tra mito e testimonianze accreditate. Per un tuffo nel passato senza essere soggiogati dalle atmosfere suggestive della città, una visita al National Museum of Scotland, elegante palazzo vittoriano a Chambers Street, illuminerà le ombre della vostra conoscenza con un’ampia esposizione di reperti e testimonianze tangibili senza digressioni fantasiose.

Edimburgo, misteriosa città razionale rivela il suo dualismo anche nella pianificazione urbanistica. Il suo centro è diviso in due parti da Princes Street, la principale via commerciale e dello shopping. A sud si trova la Old Town, mentre a nord spunta la New Town costruita alla fine del XVIII secolo. Splendido esempio di architettura urbana georgiana, si evince dalla Moray Estate, una serie di grandi caseggiati che formano un’armonica coreografia nella loro pianificazione. La parte nuova della città descrive la sua identità nell’eleganza lineare delle facciate dei suoi palazzi e nelle ampie strade in antitesi con i cupi vicoli del centro storico. In questa zona si trova l’imponente Scott Monument, una grandiosa torre gotica di 61 metri e costruita nel 1840, dedicata a una delle figure più importanti della letteratura scozzese, Sir Walter Scott. Per chi è allenato, vale la salita di 287 gradini per ammirare il panorama sulle due anime della città.

Fuga nel verde: ammirare il panorama da Canton Hill

La città vecchia di Edimburgo vive di atmosfere gotiche e fumose, contrapposte alla chiara razionalità dell’urbanistica georgiana della New Town. Ombrosa e luminosa, fantasmi e teoremi si rincorrono in questo scrigno della storia del Regno Unito, una scoperta che attrae e disorienta. Dalla cima di Canton Hill è possibile riordinare le idee con uno sguardo d’insieme sulla città. Immersi nel verde della collina, tra un emblematico tempio incompiuto e l’osservatorio abbandonato in stile neoclassico, tutto sembra più chiaro, come le linee rette delle highlands che si ergono in lontananza. Anche le ragioni di un’opera in perenne divenire come quelle del tempio sembrano essere chiare in questo luogo illuminato: ideato come monumento nazionale ai caduti delle guerre napoleoniche, bloccarono la costruzione per l’esaurirsi dei finanziamenti. Non ebbe la stessa sorte il Nelson Monument, la torre adiacente e intatta in onore della vittoria britannica a Trafalgar. Edimburgo non tradisce la sua vocazione ai contrasti, splendida della sua linearità sfuocata dalle ombre del mistero che la avvolgono.

Per maggiori informazioni edinburgh.org

Immagine copertina: National Museum of Scotland.

Photo credits: Elena Bittante

Porto, la città di fiume marittima nel cuore

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Porto, una bellezza decadente affacciata sul fiume Douro, una città dall’atmosfera mediterranea che fiuta l’aria dell’Atlantico. Un susseguirsi di scorci pittoreschi rivelano l’anima popolare e mercantile nascosta dietro la ricercata facciata turistica degli ultimi anni: gli edifici scrostati si alternano a quelli più fotogenici ammantati da azulejos, piastrelle in ceramica nei toni del bianco e dell’azzurro come almanacchi della storia portoghese. E’ un binomio di colori ad introdurci nella seconda città del Portogallo, accompagnato dall’ebbrezza del suo vino

Appollaiata sulle alture che lambiscono il corso del Douro, questa città di fiume è marittima nel cuore: la sua storia e le sue atmosfere rimandano al vicino Atlantico anticipando quelle delle spiagge della vicina FozPorto ha mantenuto nei secoli la grande tradizione del commercio e della costruzione navale. Ricoprì un ruolo importante durante le spedizioni portoghesi del XV secolo, fu una protagonista nel commercio del Porto dal XVIII secolo, il tipico vino dolce e liquoroso della valle del Duoro.

Igreja do Carmo

Porto è una città aperta al turismo ma al contempo gelosa della sua identità, la sintesi di questa ambivalenza è il quartiere della Ribeira affacciato sul corso del Douro, Sito Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Gli angoli più fotografati del “quartiere sul fiume” sono stati tirati a lucido per i turisti negli ultimi anni ma la Ribeira si rivela ancorata alla sua identità nei vicoli secondari, tra le pareti scrostate delle case e le fronde di biancheria stesa su liane di spago. In quest’area della città si concentrano gran parte delle mete da visitare a Porto. Si può iniziare il tour da un punto di arrivo, la Stazione ferroviaria di São Bento, la prova inconfutabile che un luogo di transito può rivelarsi un’esperienza. Un tramite come stato in luogo dove soffermarsi ed ammirare i grandi pannelli di azulejos degli anni ’30 ad opera di Jorge Colaço: più di 20.000 piastrelle bianche e azzurre tappezzano il grande atrio della stazione illustrando battaglie storiche e scene di vita quotidiana.

Si prosegue alla scoperta del quartiere facendo tappa nel luogo del credo simbolo della città, il . L’imponente cattedrale del XII secolo spicca severa nei toni freddi del granito grigio tra il colore acceso delle case. La facciata si presenta lineare con un grande rosone centrale e due torri gemelle con cupole ai lati ma al suo interno la chiesa è ammantata dall’opulenza barocca del XVIII e lascia solo intravedere la purezza dello stile romanico delle sue origini. Degno di nota il chiostro, un abbraccio stilistico ritmato dalle geometriche arcate gotiche e dalle ricche decorazioni delle azulejos. Un racconto dettagliato in bianco e azzurro che rappresenta il Cantico dei Cantici di Salomone e la Vita della Vergine.

Le azulejos del chiostro del Sé

La Cattedrale non è solo un simbolo di Porto, è anche un punto di riferimento e di “vedetta” grazie alla posizione più alta rispetto alle altre zone della città: dal Terreiro da Sé, lo spazio davanti alla chiesa, si ammira una splendida visuale sulla Ribeira, sul Douro e spazia sulla cittadina di Vila Nova de Gaiaappollaiata sull’altra sponda del fiume.

Il barocco è uno stile ricorrente in città, “rimodernò” numerose chiese e palazzi nel XVIII secolo. L’apoteosi dell’eccentrico si trova sempre nel quartiere, la Igreja de São Francisco interamente decorata con la particolare tecnica della talha dourada, intarsi in legno dorato. Sulle pareti della chiesa si anima un paradiso ligneo di cherubini, animali e grappoli d’uva, personaggi e fronzoli che transitarono in purgatorio durante la fine del XVIII secolo: questi decori vennero considerati eccessivi dai membri del clero tanto da sospendere le funzioni religiose per un lungo periodo.

Nel denso tessuto urbano della Ribeira spicca la Torre dos Clérigos dell’omonima chiesa, anch’essa edificio dell’epoca barocca concepito da Nicola Nasoni, architetto di origine italiana. Vale la visita la faticosa salita sino alla sua cima per poi rituffarsi nel labirinto di stradine del quartiere sino a giungere nella sua parte bassa dove parte il ponte in ferro Dom Luis I. Questa mirabile infrastruttura venne progettata nel 1881 da Téophile Seyrig, allievo di Gustave Eiffel. La forma leggiadra dell’arcata centrale ricorda l’iconica torre francese, elemento stilistico e strutturale del ponte che collega Porto alla cittadina gemella Vila Nova de Gaia dove poter visitare numerose cantine e degustare dell’ottimo Porto. Questo centro è rinomato in tutto il mondo per la migliore produzione di tutto il Portogallo di questo particolare vino. Il Dom Luis I è un’opera ingegneristica scenografica, soprattutto se ammirata da sotto o da un barcos rabelos. Si tratta delle tipiche imbarcazioni che transitano lungo il fiume, un tempo adibite al trasporto delle botti di porto, oggi utilizzate per le gite turistiche, un’esperienza da provare per ammirare la città da un’altra prospettiva.

Il ponte in ferro Dom Luis I, 1881

Porto è famosa per il suo vino ma è anche un viaggio nel gusto. Il Mercado do Bolhão è il più famoso e qui è possibile trovare tutte le specialità del posto. Le osterie collocate nella parte centrale del mercato sono la meta ideale per fare uno spuntino, deliziatevi con la triade del gusto di Porto: la trippa, il baccalà, cucinato in 100 modi diversi, e la franchesina, un toast inventato negli anni ’60 e oggi il piatto veloce per eccellenza. Il mercato è un’occasione per degustare le specialità tipiche ma anche per conoscere gli usi e costumi degli abitanti della città, un affaccio sulla quotidianità.

Porto si distingue anche per un altro cibo, alcuni lo definiscono “per la mente”, i libri. Prima delle degustazioni alcoliche fate una tappa alla libreria di Lello e Irmão, da tanti considerata la più bella del mondo. Ideata dall’ingegnere e politico portoghese Francisco Xavier Esteves a fine ‘800, questo luogo è una perfetta fusione di stile gotico e liberty, un’atmosfera da favola. Non è un caso se venne scelta dagli scenografi di Harry Potter come set per alcune riprese. Tra gli scaffali ricolmi di volumi spicca sinuosa una grande scala in legno a forma di otto o di infinito, quasi un richiamo a perdersi in uno dei tanti mondi racchiusi nei libri o nel fascino di questo luogo suggestivo.

Porto, la città cartolina dai colori sbiaditi, un puzzle imperfetto dove nei pezzi mancanti sono incastonati gioielli barocchi. Porto è come il profumo del suo vino, ebrezza rilassata che si affaccia sul placido scorrere del Douro. Un tuffo nella storia e nelle tradizioni ma allo stesso tempo un percorso esperienziale, da scoprire a ritmo lento.

Immagine di copertina: panorama della Ribeira, a sinistra la cattedrale del Sé, a destra la Torre dos Clérigos

Photo credits: Elena Bittante

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Porto, una città di fiume marittima nel cuore. Un puzzle imperfetto dove nei pezzi mancanti sono incastonati gioielli barocchi ammantati di azulejos, le piastrelle in ceramica bianche e azzurre almanacchi della storia portoghese. Porto è come il profumo del suo vino, ebrezza rilassata che si affaccia sul placido scorrere del Douro. Un tuffo nella storia e nelle tradizioni alla scoperta delle opulente chiese, dei raffinati caffè, delle librerie da favola e dei vicoli secondari, tra le pareti scrostate delle case e le fronde di biancheria stesa su liane di spago❣️ Il mio articolo dedicato a questa città dall’atmosfera mediterranea che fiuta l’aria dell’Atlantico: http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/08/10/porto-la-citta-di-fiume-marittima-nel-cuore/ 🇵🇹 . . . #porto #oporto #oportolovers #visitporto #portugal #portogallo #travelingportugal #discoverportugal #portoportugal #winetourism #travelandlife #traveldiaries #culture #cultureheritage #culturetrip #naturelandscape #europetravel #livingeurope #livetravelchannel #europe_vacations #traveljournalist

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Ragusa, la città barocca dalle due anime

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Un tuffo nella luce e nella raffinata pazzia del barocco siciliano, il Val di Noto. L’angolo più estremo della Sicilia è il centro della creatività: Ragusa, Noto, Caltagirone, Modica, Scicli, Palazzolo Acreide, Militello Val di Catania, fenici di umanità che hanno reagito al dramma del terremoto del 1693 con gioia creativa e di vivere. Anarchia del bello come risposta alla paura dell’indistinto, città UNESCO, patrimoni di bellezza e umanità da scoprire seguendo il volgere del sole: come specchi della sua vanità incendiano la loro pietra candida sin dalle prime ore dell’alba per giungere al culmine infuocato del tramonto. Il tour inizia dal capoluogo Ragusa, la città dalle due anime

Ragusa Ibla

E’ facile intuire il perché Ragusa Ragusa Ibla siano due realtà distinte in un’unica città, si può capire dando uno sguardo alla mappa prima dell’arrivo: la trama urbana segue la sinuosità dei colli, i monti Iblei, un sali scendi che la caratterizza e delinea la sua doppia identità. Ragusa venne distrutta dal terremoto nel 1693 e durante la ricostruzione si crearono due grandi poli, uno sulle macerie della vecchia città, Ragusa Ibla, e una nuova, Ragusa superiore. Nel 1865 la loro distinzione era tale da costituire due comuni, per poi essere riuniti nei primi del ‘900. Oggi, nonostante il legame amministrativo, le due realtà restano appollaiate quasi a specchiarsi l’un l’altra, collegate da tre ponti, il vecchio, il nuovo e quello di San Vito, e da una lunga scalinata di 340 gradini. Una passeggiata impegnativa se percorsa iniziando da Ragusa Ibla, che si trova ad un’altitudine più bassa rispetto a Ragusa superiore. Non è un caso che questa area, la più antica e caratteristica, venga chiamata “jusu”, che in dialetto significa “sotto”.

Via delle Scale, inizio della scalinata che conduce a Ragusa superiore

La città di Ragusa è stata inserita interamente tra i siti patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco nel 2002. Si comprende la ragione di questo meritato riconoscimento addentrandosi a Ragusa Ibla. Venne ricostruita per volontà del ceto nobiliare dopo il terremoto del 1693 in stile tardo barocco, una novità assoluta per quei tempi. Il suo simbolo è il Duomo di San Giorgio, trofeo di pietra che sovrasta l’omonima piazza. Frutto del progetto di Rosario Gagliardi, protagonista della ricostruzione barocca del Val di Noto. La chiesa spicca nell’immediato con la sua facciata costruita “a torre” con il campanile inserito al suo interno. Il ricamo di dettagli e il gioco di concavità e convessità della facciata rende quest’opera monumentale un’architettura leggiadra, una sinfonia di forme adagiata su un piedistallo di scale, in posizione obliqua rispetto alla piazza sottostante. La chiesa risplende baciata dal sole e spicca con la sua enorme cupola, come un faro che illumina la via nel mare di vicoli della città vecchia.

Duomo di San Giorgio, simbolo della città

Le chiese a Ragusa Ibla invocano un pellegrinaggio dell’arte oltre che della fede. Incantevole la chiesa di Santa Maria dell’Itria appartenuta al Sovrano Militare Ordine di Malta, si rivela maestosa secondo una perfetta scenografia barocca in una stradina “di clausura” dell’antico quartiere ebraico Cartellone. La chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, chiamata dai cittadini “degli archi” per via dell’acquedotto che un tempo l’attraversava, Santa Maria dei Miracoli o “bammina” della metà del XVII secolo, rimasta incompleta costituisce un esemplare unico nel panorama barocco della città. Tra le tante chiese che sono rinate dopo il terremoto, il portale di San Giorgio resta ancorato al ricordo da quel giorno fatidico: è ciò che rimane di una chiesa in stile gotico-catalano di epoca normanna del 1349, un arco acuto con ricchi intagli e al centro la figura di San Giorgio a cavallo che uccide il drago e libera la principessa di Berito. Poco distante si trovano i Giardini Iblei, chiamati dai ragusani “la Villa”. Realizzati a metà ‘800 sono un luogo di quiete e di contemplazione: si trovano in una posizione suggestiva su uno sperone di roccia, un autentico belvedere sulla vallata dei Monti Iblei.

La chiesa di Santa Maria dell’Itria nel quartiere Cartellone

Ai luoghi del credo si alternano meravigliosi palazzi come il palazzo Cosentini, il primo costruito in stile barocco a Ragusa e il palazzo della Cancelleria, conosciuto anche come palazzo Nicastro del XVIII secolo, abbarbicato in una posizione suggestiva nel quartiere degli Archi lungo la via delle Scale che conduce a Ragusa superiore. Lungo questa via s’incontra un’altra chiesa, un punto di riferimento tra le due anime della città, Santa Maria delle Scale, la più antica di Ragusa. Dal suo terrazzo panoramico possiamo ammirare e comprendere l’identità di Ragusa Ibla: basta volgere lo sguardo alle simmetrie delle abitazioni rese vivaci dal barocco siciliano, vuoti alternati a trofei di pietra con le loro facciate in movimento. Le architetture sembrano quasi evocare una musica, un’armonia perfetta dalle note in crescendo.

Ragusa superiore ha barattato la sua essenza antica con la crescita urbana dalla seconda metà del ‘900, spesso incurante di speculazione. Il lato della città meno pittoresco ma altrettanto interessante. Da non perdere la Cattedrale di San Giovanni Battista. Anch’essa riscostruita dopo il terremoto, spicca imponente e “mutilata”: si caratterizza per un singolo campanile mentre sul lato destro resta il basamento vuoto di un secondo mai realizzato. A poche centinaia di metri il palazzo Vescovile Schininà oggi sede del vescovado e degli uffici della curia, il palazzo Zacco che ospita gli incontri culturali in città e sede del Museo del Tempo Contadino e la Civica raccolta Carmelo Cappello, noto scultore ragusano. Consigliato anche il Museo Archeologico Ibleo, che raccoglie i preziosi reperti raccolti negli scavi compiuti nell’area a partire dal Neolitico.

Ragusa, due anime distinte unite dalla stessa voglia di rivalsa contro la natura matrigna che la ridusse in cenere. Un luogo magico che ha ispirato anche la creatività di Andrea Sironi, regista del Commissario Montalbano, la fortunata serie televisiva Rai tratta dai romanzi del maestro Andrea Camilleri. Un atelier dell’arte tra tufi silenziosi e luminosi, dove si racconta il tardo barocco siciliano, uno stile fantasioso e affollato che fu capace di sprigionare vita dalla pietra nella Sicilia dell’apocalisse: una rivalsa di gioia creativa al vuoto e alla perdita d’identità lasciate dal terremoto del 1693. Anarchia del bello come risposta alla paura dell’indistinto, un patrimonio di bellezza e umanità unico al mondo.

La cupola del duomo di San Giorgio che spicca da tutti gli angoli del quartiere

Immagine di copertina: panorama di Ragusa Ibla 

Photo credits: Elena Bittante

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Ragusa Ibla, città di folle raffinatezza patrimonio @unesco ♥️ Uno sguardo incantato alle simmetrie delle abitazioni rese vivaci dal barocco siciliano, vuoti alternati a trofei di pietra con le loro facciate in movimento… L'architettura sembra quasi evocare una musica, un’armonia perfetta dalle note in crescendo. Il tardo barocco siciliano è uno stile fantasioso e affollato, fu capace di sprigionare vita dalla pietra nella Sicilia dell'apocalisse: una rivalsa di gioia creativa al vuoto e alla perdita d'identità lasciate dal terremoto del 1693 che rase al suolo la città. Anarchia del bello come risposta alla paura dell'indistinto, un patrimonio di bellezza e umanità unico al mondo ✨ . . . #ragusaibla #ragusa #valdinoto #barocco #baroccosiciliano #vivoragusa #igragusa #sicilia #igsicilia #visitsicilia #sicilians_world #sicilytourism #sicilypictures #whatitalyis #cultureheritage #travelandlife #traveldiaries

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Cagliari, quattro quartieri di un gioiello mediterraneo

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Cagliari, un quarzo luminoso incastonato nella pietra grezza. La città spicca dalla terra brulla della sua isola e ammalia all’istante chi arriva dal cielo ma soprattutto chi giunge dal mare. Adagiata sulle alture dell’omonimo golfo, la città confonde l’occhio con un susseguirsi di edifici dal basso verso l’alto, solo la grande cupola della cattedrale orienta la sua cima coronandola come una splendida regina del Mediterraneo. Basta un giorno e quattro mete per scoprire tutto il suo fascino visitando i suoi quartieri

Cagliari, Kàralis, il capoluogo della Sardegna è spesso considerata meta di transito per le idilliache località balneari di questa perla del mare nostrum, eppure è molto più di un porto di passaggio. Città dalle tante identità e marinara per tradizione, si rivela un camaleonte urbano. Ci si orienta velocemente passeggiando per le sue vie, lungo il saliscendi dei suoi colli che la trasformano in un sinusoide di avanscoperta. Via terra o via mare ci si addentra inizialmente al quartiere Marina che vive del suo porto, si sale verso Stampace con le sue rovine antiche, sino a giungere alla cima nella zona medievale di Castello, vedetta della città, per poi riscendere a Villanova, sorpresa inaspettata che cambia nuovamente registro architettonico lungo le sue viette colorate dove si racchiude la tradizione delle arti e dei mestieri.

Marina

Il quartiere di Marina si perimetra in un quadrilatero che affaccia sul porto. Quintessenza mediterranea ne rivela le principali caratteristiche, compreso il profumo della sua cucina che stordisce i sensi lungo le sue vie che per disposizione ricordano un castrum romano. “Cardine” della zona e della buona tavola è via Sardegna dove potete trovare l’intero panorama della cucina sarda e delle sue prelibatezze di mare. Marina è lineare nelle forme ma eclettica nell’intrattenimento. Si parte dalla passeggiata di via Roma che corre a fianco del porto nel lato sud ovest del quartiere con i suoi eleganti portici e palazzi tardo ottocenteschi, eredità sabauda della città. Lungo la via affacciano il Palazzo Civico e il Palazzo della Regione, voce fuori dal coro per le sue linee moderne adornato con le sculture di Costantino Nivola. Degna di nota è la chiesa di Sant’Eulalia che nonostante la sobria apparenza esterna in stile gotico catalano, racchiude nel suo ipogeo un’area antichissima. Sul retro della chiesa si accede al Museo del Tesoro di S.Eulalia e agli scavi archeologici dove è possibile visitare i resti di edifici romani e di strade lastricate.

Via del quartiere Marina e il campanile di S.Eulalia

Stampace

Il quartiere di Stampace si sviluppa in pendenza tanto da essere suddiviso tra “Stampace alta e bassa” a partire da via Azuni, la popolare strada nota per il suo passato di gare equestri. Questa zona è un salotto cittadino scrigno della sua storia antica. Dopo aver sostato in uno dei piacevoli locali di piazza Yenne, adornata da eleganti palazzi dell’800 e vegliata dalla fiera statua del re Carlo Felice in foggia romana del 1827, potete inoltrarvi nella via dello shopping Vittorio Emanuele IIin direzione est oppure verso ovest alla scoperta dell’animo antico del quartiere. Qui si trovano l’Orto Botanico e le suggestive rovine dell’Anfiteatro romano e della villa di Tigellio. Segue la necropoli di Tuvixeddu, un lungo percorso che si addentra nell’antichità dagli insediamenti punici all’espansione della Roma antica. Per un tuffo nella storia meglio servirsi dei mezzi moderni: l’autobus numero 8 transita da piazza Yenne e ferma nei punti d’interesse, ideale per snellire i tempi e bypassare le pendenze, piuttosto impegnative in quest’area della città.

Chiesa dei Cappuccini e le rovine dell’Anfiteatro romano

Castello

Il colle di Castello dove è appollaiato l’omonimo quartiere, oggi come allora è il punto di vedetta della città. Questa è la parte più alta di Cagliari, imperdibile per le sue mete d’interesse storico culturale come la Cattedrale di S. Maria a Piazza Palazzo. Di impianto medievale descrive lo stile romanico-pisano-lucchese nella facciata rimaneggiata nel 1933, dai cagliaritani considerata “sa Seu”, “la Sede”, un punto di riferimento imprescindibile. Al suo interno non perdete il Santuario dei Martiri che sotto la chiesa accoglie i visitatori in tre cappelle scavate nella roccia e adornate in stile barocco da marmi policromi.

Cattedrale di S.Maria
Balaustra e dettagli marmorei del Santuario dei Martiri

Il quartiere ospita la cittadella dei musei, prestigioso angolo di arte e storia dove spaziare dalle collezioni della Pinacoteca nazionale a quelle del prestigioso Museo archeologico nazionale che custodisce i cimeli del passato isolano, un percorso che parte dal Neolitico e arriva sino all’età altomedievale. Per gli amanti della pittura e della scultura, i giardini pubblici ospitano la Galleria comunale d’Arte con le opere dei più famosi artisti sardi del ‘900.

A delineare il punto più basso e quello più alto del perimetro della cinta bastionata che circonda il quartiere (eretta nel 1217 dai toscani e rafforzata nei secoli dagli spagnoli e dai piemontesi), le due torri del ‘300 simbolo della città: quella dell’Elefante che segnalava l’ingresso alla parte più bassa e di S.Pancrazio che svetta nel punto più alto della città, in gara perenne con la cupola della Cattedrale. Perdetevi nelle vie strette del ghetto e sbucate negli ampi belvedere di Castello da dove si possono scorgere diverse prospettive di Cagliari. Dalla parte est del porto all’affaccio verso ovest, un divenire urbano che ammanta il territorio. Case e palazzi corteggiano anche le alture circostanti senza arrivarne alla cima, contornano lo stagno di Molentàrgius, le saline, si delineano a ridosso della spiaggia del Poetto e infine sfumano come un miraggio verso Quartu Sant’Elena. Il quartiere di castello, “Casteddu”, un tempo era posizione strategica per sorvegliare gli arrivi dal mare, oggi offre postazioni ideali dove comprendere la stratificazione cittadina e la simbiosi con l’ambiente marino che la circonda, un puzzle che include anche tasselli di modernità grossolana con edifici che stonano con il paesaggio, eredità della distruzione post guerra. Imperdibile uno sguardo dal Bastione S.Remy (1899- 1902), meta identitaria della città che collega il quartiere di Castello a quello di Villanova.

Bastione di S.Remy

Villanova

E’ facile intuire dal nome la storia di questo quartiere: “città nuova”, l’espansione di Cagliari verso la campagna. La parte più caratteristica di questa zona si trova alle “pendici” del colle Castello, dove si snodano le sue viette dalle case basse e multicolore. Guardatevi attorno e alzate lo sguardo, noterete la cura meticolosa dei dettagli. Quest’area cittadina racchiude la vocazione “rurale” che si descrive poeticamente nella sua edilizia discreta rispetto alle grandi mura e i bastioni della storia che campeggia sopra la loro testa ma con un estro creativo degno di nota. Sembra di essere catapultati in un’altra città, con le case basse e uniformi distinte dai particolari dei suoi balconi-giardino che abbelliscono l’intera via. A prevalenza residenziale, la zona ospita anche alcune botteghe artigiane, magnifiche nella loro dimensione atemporale. Questo quartiere pittoresco si distingue anche per le sue chiese a testimonianza della dominazione spagnola della città: la chiesa di S.Giacomo che conserva ancora lo schema catalano a navata unica con “capilla mayor” e il Santuario di Nostra Signora di Bonaria, anche questo luogo di fede ripropone una struttura in stile catalano aragonese.

Le vie coloratissime di Villanova
Barbiere nel quartiere di Villanova

Immagine copertina: quartiere di Stampace.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

 

Elena Bittante
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