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Favignana: l’isola scolpita. Atelier di calcarenite e giardini ipogei nel paradiso della Riserva Naturale delle Egadi

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Favignana è come una scultura alla deriva nel blu, le cave di calcarenite la modellano in una morfologia antropica stupefacente, una pratica millenaria che non ha scarnificato il territorio ma lo ha ricamato nel tempo con forme suggestive, impregnate della dedizione di un popolo di lavoratori. La bella delle Egadi è uno dei pochi esempi di sfruttamento delle materie prime che valorizzano il territorio rendendolo unico, a differenza degli innumerevoli ecomostri abbandonati che sfregiano il nostro paese.

 

Quando si approda all’isola, la più grande dell’arcipelago delle Egadi, si svela un inno alla semplicità: il piccolo porto del borgo di Favignana è costellato da tante minuscole case d’acqua. Ci si avvicina in punta di piedi per non svegliare queste bagnarole che riposano dopo aver assaggiato il mare e la fatica, incantevoli nel loro azzurro imperfetto, corroso dal sale e dal peso delle reti sporgenti. Un fermo immagine che anticipa la vita del posto, quella di mare, scandita da un mantra che segue le stagioni da generazioni. Lo testimonia anche il grande Stabilimento Florio, una delle tonnare più belle di tutta la Sicilia, oggi museo e spazio per eventi culturali che troneggia dall’altra parte del porto.

Dall’idillio alla realtà si comincia ad orientarsi in un’isola dove la macchina è superflua, lo dicono le guide e lo conferma un via vai di scooter e biciclette che transitano per il porto. E allora via, su due ruote, meglio motorizzate per chi non ha voglia di pedalare, anche se il ritmo lento della bicicletta sembra quello più indicato per quest’isola. Favignana è per gran parte pianeggiante, fatta eccezione per un’unica dorsale montuosa coronata alla sommità dal castello saraceno edificato a scopi difensivi nell’810 D.C. Questa struttura è nota come forte di Santa Caterina, e dai suoi bastioni di guardia visitabili si può vedere tutta l’isola: 360 gradi di panoramica che spazia verso la costa della Sicilia ad Est, Levanzo a Nord e Marettimo ad Ovest.

Un viaggio a Favignana può essere una vacanza attiva, all’insegna del movimento. Il mare delle Egadi è un autentico paradiso, un macrocosmo subacqueo enciclopedico che incanta gli appassionati di snorkeling, numerose sono le spiagge e gli approdi dall’acqua cristallina smerigliata nei toni dell’azzurro e del blu. Le più famose dell’isola sono: Cala Rossa, Cala Azzurra, Lido Burrone, Praia, Cala Rotonda, Calamoni, Piscine Romane, Bue marino, Grotta Perciata, Cala Faraglioni, Cala del Pozzo e Scala Cavallo. Tanto azzurro da confondere il cielo con la terra.

Le più famose spiagge dell’isola sono: Cala Rossa, un incantevole anfiteatro di roccia che incornicia un acquerello salato color acqua marina. Questo luogo prende il nome dalla storia, la battaglia navale delle Egadi del 241 a.C. fu la battaglia conclusiva della prima guerra punica,  combattuta proprio in questo tratto di mare, tanto da colorarne le acque con il sangue dei rivali. Cala Azzurra si rifà semplicemente al colore delle sue onde, ed è una delle più frequentate per la spiaggia facilmente accessibile e per il mare cristallino poco profondo, così Praia, un paradiso sabbioso a poca distanza dal borgo di Favignana, l’ideale per chi soggiorna in centro. Imperdibile anche Cala Rotonda, nota anche come “l’approdo di Ulisse” dove si trovano alcune spiaggette di ciottoli e si contraddistingue per l’incredibile arco di pietra naturale che il mare ha modellato nelle ere, chiamato “Arco di Ulisse”. L’isola descrive l’antichità nella natura, nel mito e nella storia, altro luogo suggestivo da non perdere sono le Piscine Romane, delle antiche cave che sprofondarono nei secoli a causa dei fenomeni di bradisismo.

Il mare a Favignana è spettacolo, identità e tradizione, ma chi non si addentra verso il centro dell’isola, la vive solo a metà. L’interno è un dedalo di stradine sterrate che incipriano le ruote delle biciclette, dove a mezzogiorno si girano le scene di neorealismo mediterraneo: le passeggiate nell’entroterra seguono l’odore pungente della sua macchia mentre il sole allo zenit picchia la testa e brucia le spalle.

Favignana non è solo mare e il richiamo al suo interno è atavico, ci si perde nell’illusione di trovare le proprie origini e si scopre una realtà suggestiva, impietosa e bellissima. Qui si trovano gli atelier dell’isola e i giardini ipogei più grandi, ovvero le antiche cave di calcarenite dismesse che ne hanno cambiato i connotati e la morfologia. Veri e proprio crateri di suggestione, cattedrali di pietra ipogee che scavano il cuore bianco dell’isola rivelandone il suo tesoro.

La calcarenite, per la precisione la biocalcarenite quaternaria, un tempo era una materia prima necessaria per la sussistenza degli abitanti dell’isola. Si tratta di una pietra porosa, compatta e dalla grana fine, candida per l’alta concentrazione di calcio, preziosa per l’edilizia. Le numerose cave dell’isola di Favignana sono uniche nel loro genere e oggi si descrivono come una sorta di architettura post industriale naturale che testimonia quella che fu un’attività di primaria importanza per l’economia degli abitanti di Favignana, grazie al lavoro dei “pirriatura”, ovvero i tagliapietre del posto.

Questi instancabili lavoratori, assieme ai pescatori, assicuravano la sussistenza dell’isola. Gente immune alla fatica: il lavoro in una cava di calcarenite significava metodo e tecnica, un artigianato che utilizzava pochi attrezzi come la “mannara”, simile ad una piccozza, lo “zappune” e il “piccune”, coi quali si estirpava il blocco, e tanta precisione. Il lavoro consisteva nell’estrazione della pietra in blocchi perfettamente squadrati: 25 X 50cm, 20 x 40cm oppure 25 x 25cm.

Per secoli tecnica, esperienza e pazienza vennero tramandate come eredità e stile di vita da padre in figlio, sino all’introduzione della prima macchina elettrica per tagliare la pietra nel 1949. La vita del pirratura non conosceva stagioni e alternava la luce all’ombra: il materiale più pregiato veniva estratto dalle gallerie più profonde a ridosso del mare dove la roccia si impregnava di salso e sudore.

La più suggestiva baia dell’isola, Cala Rossa, ne è un esempio perfetto. Questa incantevole spiaggia di calcarenite che incontra le onde della riserva marina protetta delle Egadi, la più estesa del Mediterraneo, rivela a poca distanza dal blu una giungla di costruzioni a “pileri”: falesie, pilastri e pinnacoli a picco sul mare e un dedalo di gallerie interne alla roccia che alternano l’oscurità ipogea allo scintillio accecante degli sbocchi sul mare.

Un patrimonio unico nel suo genere per valore antropico e naturalistico, un intreccio perfetto che ha reso Cala Rossa una delle spiagge più belle d’Italia. Da qualche anno è stato lanciato un progetto di riqualificazione e valorizzazione del paesaggio “post industriale naturale” a cura di Aldo Bua, a capo del Consorzio Turistico Egadi. Una vera e propria riqualificazione del luogo denominata “Geo Cala Rossa” che prevede il recupero e la valorizzazione di questo straordinario esempio di geografia antropica in ambito marittimo dell’isola. Il piano prevede anche una regolamentazione dell’accesso alla spiaggia che ne tuteli il decoro e la pulizia contro l’incuria, una pratica incivile che spesso offusca la bellezza dei nostri litorali.

Le cave a Favignana sono dismesse ormai da decenni, un declino che iniziò con la concorrenza impari dell’attività di estrazione nel trapanese, ma l’intraprendenza degli abitanti del luogo ha saputo valorizzare questi atelier della manodopera rendendoli luoghi di interesse storico culturale ma anche eden di biodiversità mediterranea, perfettamente in linea con l’offerta turistica dell’isola: orti e giardini ipogei che profumano di erbe aromatiche, oasi di pace all’ombra di palme ed agrumeti. Una valorizzazione delle specie endemiche dell’isola come musei a cielo aperto, una ricchezza naturale in quello che fu un artificio dell’uomo, uno sfruttamento che ne rivaluta la parola.

 

Come arrivare a Favignana

L’isola è ben collegata a Trapani, a Marsala e alle altre isole delle Egadi. Le corse sono molto frequenti e la compagnia che effettua il servizio è Siremar.

I tempi di percorrenza da Trapani sono 30 minuti e da Marsala di 35 minuti.

Immagine copertina: Cala Rossa

Photo credits: Elena Bittante

 

 

 

Ragusa, la città barocca dalle due anime

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Un tuffo nella luce e nella raffinata pazzia del barocco siciliano, il Val di Noto. L’angolo più estremo della Sicilia è il centro della creatività: Ragusa, Noto, Caltagirone, Modica, Scicli, Palazzolo Acreide, Militello Val di Catania, fenici di umanità che hanno reagito al dramma del terremoto del 1693 con gioia creativa e di vivere. Anarchia del bello come risposta alla paura dell’indistinto, città UNESCO, patrimoni di bellezza e umanità da scoprire seguendo il volgere del sole: come specchi della sua vanità incendiano la loro pietra candida sin dalle prime ore dell’alba per giungere al culmine infuocato del tramonto. Il tour inizia dal capoluogo Ragusa, la città dalle due anime

Ragusa Ibla

E’ facile intuire il perché Ragusa Ragusa Ibla siano due realtà distinte in un’unica città, si può capire dando uno sguardo alla mappa prima dell’arrivo: la trama urbana segue la sinuosità dei colli, i monti Iblei, un sali scendi che la caratterizza e delinea la sua doppia identità. Ragusa venne distrutta dal terremoto nel 1693 e durante la ricostruzione si crearono due grandi poli, uno sulle macerie della vecchia città, Ragusa Ibla, e una nuova, Ragusa superiore. Nel 1865 la loro distinzione era tale da costituire due comuni, per poi essere riuniti nei primi del ‘900. Oggi, nonostante il legame amministrativo, le due realtà restano appollaiate quasi a specchiarsi l’un l’altra, collegate da tre ponti, il vecchio, il nuovo e quello di San Vito, e da una lunga scalinata di 340 gradini. Una passeggiata impegnativa se percorsa iniziando da Ragusa Ibla, che si trova ad un’altitudine più bassa rispetto a Ragusa superiore. Non è un caso che questa area, la più antica e caratteristica, venga chiamata “jusu”, che in dialetto significa “sotto”.

Via delle Scale, inizio della scalinata che conduce a Ragusa superiore

La città di Ragusa è stata inserita interamente tra i siti patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco nel 2002. Si comprende la ragione di questo meritato riconoscimento addentrandosi a Ragusa Ibla. Venne ricostruita per volontà del ceto nobiliare dopo il terremoto del 1693 in stile tardo barocco, una novità assoluta per quei tempi. Il suo simbolo è il Duomo di San Giorgio, trofeo di pietra che sovrasta l’omonima piazza. Frutto del progetto di Rosario Gagliardi, protagonista della ricostruzione barocca del Val di Noto. La chiesa spicca nell’immediato con la sua facciata costruita “a torre” con il campanile inserito al suo interno. Il ricamo di dettagli e il gioco di concavità e convessità della facciata rende quest’opera monumentale un’architettura leggiadra, una sinfonia di forme adagiata su un piedistallo di scale, in posizione obliqua rispetto alla piazza sottostante. La chiesa risplende baciata dal sole e spicca con la sua enorme cupola, come un faro che illumina la via nel mare di vicoli della città vecchia.

Duomo di San Giorgio, simbolo della città

Le chiese a Ragusa Ibla invocano un pellegrinaggio dell’arte oltre che della fede. Incantevole la chiesa di Santa Maria dell’Itria appartenuta al Sovrano Militare Ordine di Malta, si rivela maestosa secondo una perfetta scenografia barocca in una stradina “di clausura” dell’antico quartiere ebraico Cartellone. La chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, chiamata dai cittadini “degli archi” per via dell’acquedotto che un tempo l’attraversava, Santa Maria dei Miracoli o “bammina” della metà del XVII secolo, rimasta incompleta costituisce un esemplare unico nel panorama barocco della città. Tra le tante chiese che sono rinate dopo il terremoto, il portale di San Giorgio resta ancorato al ricordo da quel giorno fatidico: è ciò che rimane di una chiesa in stile gotico-catalano di epoca normanna del 1349, un arco acuto con ricchi intagli e al centro la figura di San Giorgio a cavallo che uccide il drago e libera la principessa di Berito. Poco distante si trovano i Giardini Iblei, chiamati dai ragusani “la Villa”. Realizzati a metà ‘800 sono un luogo di quiete e di contemplazione: si trovano in una posizione suggestiva su uno sperone di roccia, un autentico belvedere sulla vallata dei Monti Iblei.

La chiesa di Santa Maria dell’Itria nel quartiere Cartellone

Ai luoghi del credo si alternano meravigliosi palazzi come il palazzo Cosentini, il primo costruito in stile barocco a Ragusa e il palazzo della Cancelleria, conosciuto anche come palazzo Nicastro del XVIII secolo, abbarbicato in una posizione suggestiva nel quartiere degli Archi lungo la via delle Scale che conduce a Ragusa superiore. Lungo questa via s’incontra un’altra chiesa, un punto di riferimento tra le due anime della città, Santa Maria delle Scale, la più antica di Ragusa. Dal suo terrazzo panoramico possiamo ammirare e comprendere l’identità di Ragusa Ibla: basta volgere lo sguardo alle simmetrie delle abitazioni rese vivaci dal barocco siciliano, vuoti alternati a trofei di pietra con le loro facciate in movimento. Le architetture sembrano quasi evocare una musica, un’armonia perfetta dalle note in crescendo.

Ragusa superiore ha barattato la sua essenza antica con la crescita urbana dalla seconda metà del ‘900, spesso incurante di speculazione. Il lato della città meno pittoresco ma altrettanto interessante. Da non perdere la Cattedrale di San Giovanni Battista. Anch’essa riscostruita dopo il terremoto, spicca imponente e “mutilata”: si caratterizza per un singolo campanile mentre sul lato destro resta il basamento vuoto di un secondo mai realizzato. A poche centinaia di metri il palazzo Vescovile Schininà oggi sede del vescovado e degli uffici della curia, il palazzo Zacco che ospita gli incontri culturali in città e sede del Museo del Tempo Contadino e la Civica raccolta Carmelo Cappello, noto scultore ragusano. Consigliato anche il Museo Archeologico Ibleo, che raccoglie i preziosi reperti raccolti negli scavi compiuti nell’area a partire dal Neolitico.

Ragusa, due anime distinte unite dalla stessa voglia di rivalsa contro la natura matrigna che la ridusse in cenere. Un luogo magico che ha ispirato anche la creatività di Andrea Sironi, regista del Commissario Montalbano, la fortunata serie televisiva Rai tratta dai romanzi del maestro Andrea Camilleri. Un atelier dell’arte tra tufi silenziosi e luminosi, dove si racconta il tardo barocco siciliano, uno stile fantasioso e affollato che fu capace di sprigionare vita dalla pietra nella Sicilia dell’apocalisse: una rivalsa di gioia creativa al vuoto e alla perdita d’identità lasciate dal terremoto del 1693. Anarchia del bello come risposta alla paura dell’indistinto, un patrimonio di bellezza e umanità unico al mondo.

La cupola del duomo di San Giorgio che spicca da tutti gli angoli del quartiere

Immagine di copertina: panorama di Ragusa Ibla 

Photo credits: Elena Bittante

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Ragusa Ibla, città di folle raffinatezza patrimonio @unesco ♥️ Uno sguardo incantato alle simmetrie delle abitazioni rese vivaci dal barocco siciliano, vuoti alternati a trofei di pietra con le loro facciate in movimento… L'architettura sembra quasi evocare una musica, un’armonia perfetta dalle note in crescendo. Il tardo barocco siciliano è uno stile fantasioso e affollato, fu capace di sprigionare vita dalla pietra nella Sicilia dell'apocalisse: una rivalsa di gioia creativa al vuoto e alla perdita d'identità lasciate dal terremoto del 1693 che rase al suolo la città. Anarchia del bello come risposta alla paura dell'indistinto, un patrimonio di bellezza e umanità unico al mondo ✨ . . . #ragusaibla #ragusa #valdinoto #barocco #baroccosiciliano #vivoragusa #igragusa #sicilia #igsicilia #visitsicilia #sicilians_world #sicilytourism #sicilypictures #whatitalyis #cultureheritage #travelandlife #traveldiaries

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Marettimo, la selvaggia delle Egadi. Un trekking nella natura per raggiungere la storia: da Scalo Vecchio al Castello di Punta Troia

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La più selvaggia e incontaminata delle Egadi, la sorella poco mondana del trittico delle meraviglie. Un eden dalle sembianze primordiali che affiora dal blu del mare in tutte le sfumature del verde della lussureggiante macchia mediterranea. Marettimo appare solenne e maestosa già in lontananza a bordo dell’aliscafo o del traghetto: la punta del monte Falcone (686 m) si delinea all’orizzonte, incipit delle impervie avventure che attendono i viaggiatori lungo i suoi sentieri. L’isola non è solo mare, è anche terra, da calpestare, percorrere e ascoltare. Lo sgretolare dei sassi sotto le suole si confonde con il ritmo delle sue onde, una sinfonia degli elementi che accompagna un viaggio alla scoperta della natura e della storia dell’isola ma anche alla ricerca di se stessi

Porto di Marettimo

Marettimo e il suo omonimo paese

Marettimo è la più distante delle Isole Egadi e dista da Trapani circa 20 miglia. Si estende per 12 kmq, è lunga 7,5 km e larga 2,5 km. Dimensioni esigue per noi, figli del continente, finché non le testiamo sulle nostre gambe. Sull’isola non ci sono auto a noleggio, neppure scooter o biciclette, chi arriva dal mare si deve muovere in barca o a piedi. Si approda nel piccolo e omonimo centro, delizioso borgo dal binomio ricorrente: il bianco dei muri e l’azzurro delle imposte. Le sua casette brillano accecanti sotto il sole e si susseguono ordinate nelle loro geometrie elementari. Nessun vezzo creativo tradisce la classica edilizia mediterranea con il tetto piano spesso adibito a terrazzo, location privilegiata per albe e tramonti o per guardare le stelle che di rado si nascondono a queste latitudini.

Il piccolo centro conta 680 abitanti ma nel periodo estivo pullula di vita: i bambini si rincorrono per le stradine e tutti girano comodamente a piedi senza la necessità di mezzi. La sera diventa un salotto all’aria aperta per chiacchiere e convivialità, anche i dirimpettai si incontrano in strada. La parola a Marettimo, come in tutto il sud Italia, primeggia sui mezzi di comunicazione 2.0 e disintossica, almeno per qualche ora, dalla connessione compulsiva con il resto del mondo. I bar viziano i turisti con brioches con granita al gelso, al limone o al pistacchio e i ristoranti spadellano le “busiate al pesto”, pasta tipica trapanese (e altre varianti isolane), Marettimo è un microcosmo che appartiene pur sempre alla Trinacria. La cucina ci geo referenzia eppure bastano poche ore per rendersi conto dell’unicità dell’isola. Un mondo a sé che si racconta nell’eredità della storia, disseminata nei suoi anfratti e promontori, e nella natura incontaminata delle coste e dell’interno, delle piccole baie dai toni scuri, delle grotte che ululano notte giorno e della terra generosa di biodiversità. Marettimo è l’unica delle Egadi ad essere considerata un autentico “paradiso botanico”. Si contano più di 500 specie vegetali, non è un caso se l’etimologia del nome con cui la conosciamo oggi derivi dal latino “Maritima”, forse per l’abbondante presenza di timo selvatico. I pini di Aleppoammantano i versanti e sono il rifugio di diversi tipi di uccelli rapaci come il falco pellegrino, la poiana, il gheppio e il corvo imperiale. La sua struttura collinare montuosa è un’oasi faunistica e lungo i sentieri montani più interni è facile avvistare mufloni, cervi e cinghiali.

Itinerario di trekking da Scalo Vecchio al Castello di Punta Troia. 

Spesso chi approda per la prima volta a Marettimo ha poco tempo a disposizione. E’ una meta attrattiva da non perdere per chi soggiorna a Favignana durante le vacanze estive. Anche una toccata e fuga vale il viaggio in questa incantevole isola e chi l’assaggia riparte con il desiderio di tornare e dedicare più giornate alla sua scoperta. Una proposta ideale per chi si ferma almeno una notte e può ottimizzare anche le prime ore del mattino è un trekking che parte dal paese e raggiunge il Castello di Punta Troia, uno dei luoghi simbolo dell’isola.

Partenza dallo Scalo Vecchio, in lontananza il castello

Questo cimelio del passato svetta sulla cima dell’omonimo promontorio a 116 m. Costruito dai Saraceni nel IX come torre di vedetta e rimodellato in un vero e proprio castello nel 1140 per volere di Ruggero II, re di Sicilia. Calderone di innumerevoli storie e leggende, nel corso dei secoli divenne anche un rifugio di pirati e corsari. Venne utilizzato anche a scopi militari come punto di avvistamento per poi essere abbandonato dopo la seconda guerra mondiale. Il castello di Punta Troia è tornato al suo splendore dopo i restauri iniziati nel 2011 e oggi è aperto al pubblico e ospita un museo delle carceri e un osservatorio della foca monaca della Riserva Marina protetta delle isole Egadi.

E’ facile arrivare all’approdo di Punta Troia in barca, accompagnati da qualche guida locale. Il promontorio presenta due accessi al mare: Scalo Maestro e Cala Manione. Vi aspetterà solo l’impervia salita che conduce al castello, un tratto esiguo rispetto a chi lo raggiunge a piedi dal paese. Il percorso di trekking parte dal porto vecchio e segue il sentiero battuto realizzato dalla Forestale. Il tempo di percorrenza è stimato in 1 ora e mezza circa. L’itinerario è abbastanza impegnativo e soprattutto in alcuni punti a strapiombo sul mare bisogna prestare molta attenzione. Un minimo di tensione e adrenalina sono ripagati da scorci mozzafiato: i tornanti volano alti sopra un paesaggio color smeraldo che digrada verso il mare. Da questa prospettiva è possibile ammirare dall’alto lo Scoglio del Cammello, una formazione calcarea distinguibile per la forma che ricorda il dorso dell’animale, un’alternativa all’incantevole grotta che si trova al suo interno, tappa obbligata dei tour in barca e meta imperdibile dei subacquei. L’ultimo tratto si presenta particolarmente sdrucciolevole, calma e prudenza devono sempre accompagnare il vostro entusiasmo. Imparate a dosarlo bene, come le energie, serviranno per il percorso di ritorno.

 

Sentiero battuto della Forestale che conduce a Punta Troia
Scoglio del Cammello

Come arrivare a Marettimo

L’isola è ben collegata a Trapani, a Marsala e alle altre isole delle Egadi. Le corse sono molto frequenti e la compagnia che effettua il servizio è Siremar.

I tempi di percorrenza da Trapani sono 50 minuti e da Marsala di 1 ora. Il diretto da Favignana stima 30 minuti di percorrenza.

Immagine copertina: Castello di Punta Troia

Photo credits: Elena Bittante

 

 

 

 

 

Elena Bittante
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