la geografia della scoperta

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Ponza, il paradiso di Circe a poche leghe da Roma

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L’immaginazione naviga tra onde di color smeraldo fino ad addentrarsi negli anfratti bui come ossidiana per cercare la maga che fece innamorare Ulisse. L’avventura nell’isola di Circe, è una storia di mare e di approdi fortuiti in qualche cala dorata per poi concludersi sempre con il lieto fine in terraferma con il pescato del giorno, un bicchiere di Malvasia e le storie semplici dei pescatori di alici. La scoperta di Ponza non prevede una vacanza ancorata ai comfort da spiaggia ma si rivela un andar per mare collezionando incantevoli paesaggi marini, simili ad acqueforti nei toni del verde e del blu.

Per ripartire seguendo i numeri delle fasi post Covid19, nell’abaco del limite possiamo tentare un approccio diverso tentando di capire come avvalorare le nostre possibilità e cosa abbiamo tralasciato in passato. Ci accorgeremo di non aver colto molte occasioni preziose a portata di mano e magari di non aver considerato luoghi unici della nostra Italia, intenti a dimostrare a noi stessi ma soprattutto agli altri di poter compiere il periplo dell’emisfero, come se un viaggio si avvalorasse in proporzione ai chilometri percorsi.

Andare alla scoperta dell’arcipelago ponziano, nella provincia di Latina, ridimensiona le distanze ma il tempo si dilata: è come un viaggio nella Preistoria a poca distanza da Roma. Ponza è la più grande della manciata di isole che comprende Palmarola, Ventotene e Zannone, atolli primordiali di origine vulcanica. Prima di attraccare al suo porto, dall’aliscafo si nota il suo profilo, quello di una musa ancestrale che in tempi lontani venne modellata da un gigante iracondo, ora dormiente.

Ponza, l’isola di Circe, dei romani e di chi ama il mare

Ponza fu un ameno soggiorno in età imperiale, frequentata da Tiberio, Caligola, Nerone e Domiziano ma con il passare dei secoli, il sogno dell’antichità scese negli inferi. Nel 1533 il famoso pirata Barbarossa devastò completamente l’isola lasciandola nell’oblio per secoli. Una figlia del mare, così come le sorelle, così vicine alla costa eppure dimenticate. Solo nel ‘700 alcuni pescatori provenienti da Ischia si insediarono ripopolando le sue generose terre vulcaniche. Oggi a testimoniare questa natura è un entroterra pettinato dalle vigne, la cultura enologica come trama perfetta del territorio da cui si ricavano i vini tipici dell’isola, il Biancolella, il Piedirosso e il Malvasia.

Ponza si vive e si apprezza prevalentemente in mare, girando per cale e calette con una barca o gommone, ma non esclude antiche meraviglie nell’entroterra. Solo percorrendo i sentieri poco battuti ci si può inerpicare fino alla cima del Monte Guardia, tra soffi di vento profumati di timo e rosmarino, protagonisti della macchia mediterranea assieme ai capperi e ai fichi d’india, piante ribelli che ammantano l’isola. Qui si trova il punto più alto di Ponza, dove lo sguardo si orienta seguendo le sagome delle altre sorelle dell’arcipelago per poi perdersi nel blu dell’orizzonte.

La storia dell’uomo sfuma facilmente le tracce nell’isola che sembra rifiutare un passato a causa della pietra lavica estremamente friabile, del sale e del vento che non auspicano ad una memoria. Eppure qualche testimonianza emerge proprio tra terra e mare, le Grotte di Pilato, a sinistra della bocca del porto di Ponza. Si tratta di cunicoli scavati nella roccia che lambiscono le acque trasparenti lungo la costa. Gran parte della struttura, un insieme di tunnel collegati da una piscina centrale, è ormai sommersa ma si possono ancora delineare le architetture scavate nella roccia. L’origine è incerta e alcuni le attribuiscono ad un murenaio romano, ovvero una vasca di allevamento per i pesci, altri le associano ai bagni privati collegati alla villa di Ottaviano Augusto. Questa ipotesi è accreditata dai reperti archeologici trovati sul fondo, marmi e colonne attribuibili ad una struttura imperiale e non ad un modesto utilizzo di itticoltura ante litteram. Ponza è nota per le sue affascinati grotte, miste tra storia, natura e mito. Il classico tour dell’isola le include tutte: la Grotta di Ponzio Pilato, le Grotte Azzurre, la Grotta degli Smeraldi, le Piscine Naturali e la Grotta della Maga Circe.

A quelle di mare si aggiungono quelle di terra, le case rupestri scavate nel tufo nella località di Le Forna. Le case nelle grotte sono un fenomeno tipicamente isolano sviluppatosi nella Preistoria. Alcune di queste cavità domestiche sono tuttora abitabili a Ponza, ed è possibile vivere l’esperienza unica di soggiornare al loro interno, un rilancio dell’attività ricettiva in linea con una tradizione antica, l’imprenditoria di qualità che non svilisce il passato ma lo rielabora secondo nuovi canoni, quelli di un turismo esperienziale.

Ponza si scopre nei cunicoli di roccia e nell’immensità del suo mare, non ama le mezze misure, è schietta come tutte le isole del Mediterraneo. Si contano sulle dita di una mano le spiagge raggiungibili da terra, bisogna salpare a bordo di un’imbarcazione per godere a pieno i suoi paradisi. Che sia uno yatch o un gommone non ha importanza, basta solcare le onde cristalline per raggiungere Chiaia di luna, la più famosa spiaggia dell’isola, sino a qualche anno fa raggiungibile a piedi e attualmente solo via mare a causa di una frana. Il suo nome lo deve alla forma di mezzaluna e al candore della falesia che la cinge a contrasto del blu lapislazzulo del mare. Il tempo di un bagno nelle acque cristalline per poi navigare verso Capo Bianco, una scogliera ricca di insenature e grotte, habitat del falco pellegrino. La bussola punta poi verso Cala Fonte, un porticciolo naturale usato dai pescatori per scaricare il bottino di giornata. A poca distanza si trova Cala Feola dove si trovano le piscine naturali, vasche di roccia create dai vulcani e modellate dall’acqua e dal vento nel corso delle ere, una cornice naturale di sabbia, ciottoli e acqua trasparente come cristallo.

Il giorno passa veloce e compiere il periplo dell’isola sembra un battito d’ali di uno dei suoi guardiani del cielo. Arriva la sera e con essa la voglia di scrivere di getto storie di naviganti al tavolino di un bar al porto. Un aperitivo d’ispirazione, forse alcolica, o forse data dall’atmosfera del luogo, una suggestione visiva dove grappoli di casette color pastello descrivono uno dei migliori esempi di architettura borbonica, voluto da Ferdinando IV di Borbone, e affidato al Maggiore del Genio Antonio Winspeare e all’ingegnere Francesco Carpi. Il porto di Ponza si sviluppa a forma di cavallo ricalcando quella che fu l’antica struttura del porto greco, rivolto ad Occidente. E’ qui che si conclude una giornata tra i profumi da perdere il senno in un ristorante che affaccia sul mare: il pescato del giorno, spaghetti con il granchio fellone e le linguine con l’aragosta e pale di fichi d’India alla parmigiana. L’incantesimo di Circe strega il palato nella perdizione del gusto.

Per maggiori informazioni: Proloco di Ponza.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

 

Elena Bittante
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