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Bruges, una favola fiamminga

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Bruges appare come una carillon di Natale, un susseguirsi di casette color pastello, chiese con snelli campanili gotici e barche che solcano le acque dei canali al posto di trenini instancabili che attraversano l’idillio. Sotto la neve d’inverno, ammantata dai virgulti in primavera e in estate, coloratissima in autunno, una cittadina di favola che si descrive in quattro capitoli diversi, tutti da vivere

Una realtà pittoresca quella del piccolo centro belga, uno spettacolo in tutte le stagioni. L’interesse dei turisti sembra gravitare principalmente attorno alla sua piazza principale, il Markt. Ammirarlo è un’esperienza a colori: incorniciato da scenografici edifici medievali variopinti con i tipici frontoni a gradoni dell’architettura fiamminga. Appaiono come un puzzle perfetto, tanti tasselli urbani in ammirazione del Belfort, il campanile simbolo di Bruges patrimonio dell’umanità UNESCO che domina maestoso il Markt.

La piazza e le vie principali sono animate da orde di turisti ma il lato più intimo della città si rivela negli angoli nascosti affacciati ai numerosi canali oppure nei vicoletti tortuosi dove si insinua il dolce profumo di waffel con cioccolato. La tradizione belga inebria i sensi, e il fiuto come una bussola vi condurrà alla più vicina pasticceria sbucando nuovamente in una strada maestra. A Bruges difficilmente si perde l’orientamento, tanto meno l’appetito. Una passeggiata per il centro è un’alternanza di quiete e brio, ci si ritrova facilmente tra vacanzieri golosi e collezionisti di foto ricordo, reporter di attimi e stacanovisti della condivisione social, ma in pochi passi ecco sbucare tra la folla una nuova via d’acqua che rasserena la vista e l’umore.

Per non essere fagocitati dalle vie del turismo di massa basta salpare in barca percorrendo le strade d’acqua oppure raggiungere Begijnhof, il “giardino” salvifico della città. Questo meraviglioso angolo di Bruges è un’eredità medievale della comunità delle beghine, donne vedove o orfane che decisero di dedicare la loro vita a Dio, una sorta di suore laiche. I beghinaggi sono strutture del XIII secolo tipiche delle Fiandre, sintesi di un’architettura religiosa e rurale in perfetto stile fiammingo. Si tratta di complessi indipendenti composti da un gruppo di case modeste ed edifici ausiliari costruiti attorno ad un giardino centrale e ad una chiesa, recintati da possenti mura con portoni d’accesso che vengono chiusi durante la notte. Atolli di pace poco distante dai centri cittadini, oggi inglobati nelle loro periferie.

 

Quello di Bruges è tra i più noti nella regione delle Fiandre e accoglie i visitatori nella sua oasi di quiete. Si accede dall’entrata principale attraversando il ponte del 1776 sopra il canale Minnewater, meglio conosciuto come “lago dell’amore”, per ritrovarsi in uno spazio fuori dal tempo dove oggi vivono le monache benedettine. Una manciata di case bianche imbiancate a calce incorniciano una “foresta” di olmi, in questa stagione ancora disadorna dall’inverno a dispetto del suo prato verde smeraldo ammantato di narcisi che annunciano l’imminente primavera.

I vialetti disegnano questo giardino naïf e riconducono tutti alla semplice chiesa del beghinaggio che racchiude il suo unico vezzo all’interno, un elaborato altare barocco con putti paffuti in adorazione. Poco distante dal luogo della fede si accede al piccolo museo ospitato nella ‘t Begijnhuisje, una tipica abitazione del XVII secolo che sembra uscita dalle favole. Nelle sue sale un racconto di vita tradizionale: una cucina rustica con maioliche di Delft bianche e blu e nel salotto un’esposizione di merletti Chantilly, creazioni tipiche della zona. Il Begijnhof è un giardino urbano che racchiude la pace nel brusio di una favola letta ad alta voce. Bruges come duplice e meravigliosa realtà, un’alternanza che ricorda l’eterna ambivalenza del Belgio, una discussione aperta tra identità fiamminga e vallona.

Per tutte le informazioni utili, visitate il sito ufficiale Visit Bruges.

 

Immagine copertina: centro cittadino di Bruges. 

Photo credits: Elena Bittante

Atene, le origini della storia occidentale tra pace e caos

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Frammenti di mito e pezzi di intonaco, una capitale votata al passato, dagli albori della civiltà al racconto dell’ultimo decennio trascorso. Tutto sembra vissuto, a tratti usurato, Atene non è la classica “bella città” ma gioca bene le sue carte con la complicità delle atmosfere suggestive e la luce avvolgente del Mediterraneo. Sorprende inaspettatamente chi si addentra nel dedalo del centro tra palazzi scrostati, gallerie d’arte e scorci sulla storia: da qualsiasi angolo si scorge l’Acropoli, fondamenta della cultura occidentale. Il Partenone, unico e immortale, veglia la città arroccato su un promontorio roccioso sovrastando la valle dell’Ilissos dalla fine del VII secolo a.C.

Il Partenone

Un viaggio alla scoperta delle nostre origini, un tuffo nella creatività e nella serenità che contraddistinguono la tradizione greca. Atene è storia e smussa il peso della sua eredità nella leggerezza della quotidianità rivelandosi una metropoli viva e originale che bypassa le ombre della crisi a ritmo di sirtaki e spunti creativi. L’incontro nelle grandi piazze, la vivacità rilassata della gente, il profumo di basilico fresco dei piatti tradizionali e l’estro degli artisti moderni che omaggiano il glorioso passato sono solo alcuni spunti per viverla a pieno. E’ dalle radici che inizia un viaggio nella culla della civiltà occidentale, per poi divagare in una realtà pittoresca al passo con i tempi.

La prima tappa è l’Acropoli. Lì dove tutto ebbe inizio spiccano gli archetipi dell’architettura classica come eredità inestimabile. Il sito archeologico patrimonio UNESCO dal 1987, racconta la nascita della democrazia evocando suggestioni e riflessioni. Sulla collina dell’Areopago sorgono il Partenone, i Propilei, l’Eretteo e il Tempio di Atena Nike, circondati dalla possente cinta muraria di Temistocle. Il Partenone incorona il sito con candida magnificenza; progettato da Ictino e Callicrate, venne edificato tra il 447 e il 438 a.C. e consacrato alla dea Atena. La costruzione in marmo pentelico bianco scintilla sotto il sole, otto colonne dei lati corti e diciassette su quelli lunghi in stile dorico ingegnosamente inclinate per creare un effetto illusorio. Un tempo l’edificio era ricoperto di fregi e sculture, oggi si aggrappano ai frontoni occidentali e orientali i superstiti delle ere: Helios e il suo destriero raccontano la nascita di Atena dalla testa del padre e la lotta di Atena con Poseidone per il possesso dell’Attica. Lungo il perimetro del tempio spiccano le metope modellate da Fidia, le formelle quadrate con funzione narrativa scolpite ad altorilievo. Oggi come allora i Propilei si trovano all’entrata dell’Acropoli accogliendo da millenni i visitatori. Realizzati per volere di Pericle spiccano allineati con il Partenone in un gioco di geometrie perfette, con le facciate anteriori più basse di quelle posteriori per seguire il dislivello del terreno. Catturano l’attenzione la solennità del Tempio di Atena Nike dedicato alla dea della vittoria nel 425 a.C., e l’Eretteo che deve il suo nome al mitico re di Atene. Questo capolavoro dell’architettura ionica, costruito tra il 421 e il 406 a.C., ostenta le protagoniste dell’architettura classica nel suo portico: le Cariatidi, intente a sorreggere il peso della storia e della cultura (le statue esposte sono una riproduzione delle donne di Karyai, le originali si trovano al museo dell’Acropoli).

Propileo all’entrata dell’Acropoli
Eretteo e loggetta della Cariatidi

All’ombra del Partenone possiamo ritagliare qualche attimo per rilassarci, riflettere e scrutare il panorama della metropoli odierna, una terrazza esclusiva che si affaccia sul divenire di una capitale dai tratti caotici. Il viaggio nella cultura classica prosegue “a valle”, al Museo dell’Acropoli, situato alle pendici meridionali dell’Areopago. L’interessante polo museale si distingue per la struttura moderna in vetro e acciaio e crea un ossimoro architettonico a confronto con le pietre compatte della cittadella del mito. Il museo custodisce tutti i reperti rinvenuti nel sito e spazia dal mondo arcaico a quello romano con cimeli inestimabili come le leggiadre korai, dalle elaborate acconciature a trecce del VI secolo, e il noto giovane con vitellino del 570 a.C. Un’ altra tappa da non perdere per un continuum nella storia ellenica è l’Antica Agorà, dove Socrate elaborò le sue brachilogie, conversazioni fondate su una logica ferrea al fine di educare l’individuo e la sua anima sul fondamento della verità. Qui si erge superstite il Tempio dorico di Efesto del 449 a.C., e il grande complesso a due piani della Stoà di Attalo originario del 138 a.C., ricostruito filologicamente dalla Scuola Americana di Archeologia. Le dimensioni colossali della storia antica sono tutt’ora testimoniate anche nel sito archeologico del Tempio di Zeus Olimpio, maestose rovine di un nucleo architettonico che richiese oltre sette secoli per la costruzione. Un esempio ante litteram di “edilizia posticipata” per mancanza di fondi, l’Olympieion venne ultimato dall’imperatore Adriano nel 131 d.C.

Museo dell’Acropoli

Dopo un tuffo nella storia, Atene offre un’immersione nel mare plumbeo del suo caotico centro non privo di atolli meravigliosi: tra gli edifici in calcestruzzo infatti sorgono le isole verdi della città. L’eden urbano dei Giardini Reali, una visione salvifica nella congestione della metropoli vicino a Piazza Syntagma dove si trova il Parlamento. Oggi questo eden aristocratico del 1840 è diventato uno spazio pubblico condiviso da milioni di cittadini e turisti diventando il Giardino Nazionale della città di Atene. 38 acri di verde e oltre 500 specie di piante rendono questo spicchio di città un tesoro di biodiversità, avvalorato da cimeli inestimabili che ricordano l’identità di Atene, indissolubilmente legata alla storia. In città i grandi polmoni verdi sono facilmente individuabili alzando semplicemente lo sguardo verso il cielo. Spiccano le pendici boscose del Licabetto sopra il quartiere di Kolonaki, dove si rincorrono miti e leggende, e la collina di Filopappo, descritta da Plutarco per le gesta di Teseo contro le Amazzoni. Quel che fu dello scontro anima solo la leggenda lasciando spazio alla pace in quest’oasi naturale da dove ammirare un panorama privilegiato sull’Acropoli, sull’Attica e sul Golfo di Salonicco per poi spaziare sino a dove arriva l’orizzonte. Passeggiare tra i vialetti ombrosi dei parchi di Atene è l’ideale per chi desidera rilassarsi dal traffico cittadino e ritrovare le idee, fermarsi e osservare il divenire dall’alto può rivelarsi una panacea temporanea, un’occasione per riflettere sui dogmi della vita quotidiana, oggi come allora.

Dopo un tuffo nella storia, Atene offre un’immersione nel mare plumbeo del suo caotico centro non privo di atolli meravigliosi: tra gli edifici in calcestruzzo infatti sorgono le isole verdi della città. L’eden urbano dei Giardini Reali, una visione salvifica nella congestione della metropoli vicino a Piazza Syntagma dove si trova il Parlamento. Oggi questo eden aristocratico del 1840 è diventato uno spazio pubblico condiviso da milioni di cittadini e turisti diventando il Giardino Nazionale della città di Atene. 38 acri di verde e oltre 500 specie di piante rendono questo spicchio di città un tesoro di biodiversità, avvalorato da cimeli inestimabili che ricordano l’identità di Atene, indissolubilmente legata alla storia. In città i grandi polmoni verdi sono facilmente individuabili alzando semplicemente lo sguardo verso il cielo. Spiccano le pendici boscose del Licabetto sopra il quartiere di Kolonaki, dove si rincorrono miti e leggende, e la collina di Filopappo, descritta da Plutarco per le gesta di Teseo contro le Amazzoni. Quel che fu dello scontro anima solo la leggenda lasciando spazio alla pace in quest’oasi naturale da dove ammirare un panorama privilegiato sull’Acropoli, sull’Attica e sul Golfo di Salonicco per poi spaziare sino a dove arriva l’orizzonte. Passeggiare tra i vialetti ombrosi dei parchi di Atene è l’ideale per chi desidera rilassarsi dal traffico cittadino e ritrovare le idee, fermarsi e osservare il divenire dall’alto può rivelarsi una panacea temporanea, un’occasione per riflettere sui dogmi della vita quotidiana, oggi come allora.

Atelier nel quartiere di Monastiraki
Il Licabetto
Vista dalla collina di Filopappo

Immagine copertina: vista sull’Acropoli dalla collina di Filopappo.

Photo credits: Elena Bittante

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Frammenti di mito e pezzi di intonaco, Atene è votata al passato, dagli albori della civiltà al racconto dell’ultimo decennio trascorso. Tutto sembra vissuto, a tratti usurato, non è la classica “bella città” ma gioca bene le sue carte con la complicità delle atmosfere suggestive e la luce avvolgente del Mediterraneo. Sorprende inaspettatamente chi si addentra nel dedalo del centro tra palazzi scrostati, gallerie d’arte e scorci sulla storia: da qualsiasi angolo si scorge l’Acropoli, fondamenta della cultura occidentale 🇬🇷 Atene è storia e smussa il peso della sua eredità nella leggerezza della quotidianità rivelandosi una metropoli viva e originale che bypassa le ombre della crisi a ritmo di sirtaki e spunti creativi. L’incontro nelle grandi piazze, la vivacità rilassata della gente, il profumo di basilico fresco dei piatti tradizionali e l’estro degli artisti moderni che omaggiano il glorioso passato sono solo alcuni spunti per viverla a pieno. E’ dalle radici che inizia un viaggio nella culla della civiltà occidentale, per poi divagare in una realtà pittoresca al passo con i tempi 🌺 Il mio articolo dedicato alla città dove tutto ebbe inizio: http://www.europeanaffairs.it/roma/2019/05/19/atene-le-origini-della-storia-occidentale-tra-pace-e-caos/ 🌺 . . . #athens #acropolis #greece #syntagma #ig_athens #athens_city #athensvoice #life_greece #in_athens #eyeofathens #athensview #visitathens #loveathens #greekhistory #travelandlife #traveldiaries #culturetrip #traveljournalist

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