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Bur Dubai, la città vecchia dove scoprire l’identità della metropoli

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Bur Dubai, la vecchia Dubai. L’anima autentica della città risiede all’ombra dei grattacieli, oltre la patina di opulenza che indora il vuoto del deserto. Il distretto storico di Al Fahidi, il brulicante quartiere di Deira e lo scorrere calmo delle acque del Dubai Creek, il canale dove circola ancora la linfa del commercio di questa città, rivelano tutta l’atmosfera mediorientale che la metropoli ha offuscato

La Dubai dei record, quella più conosciuta, appare come un mondo alieno, per certi versi quasi alienante rispetto alle nostre consuetudini. La città si erge dal deserto come uno stupefacente plastico architettonico in scala reale, un prodigio della tecnica ingegneristica che anticipa il futuro. Una ricerca ambiziosa che travalica gli obiettivi puntando ad un benessere idealizzato, a discapito dell’umanità. Foreste di cemento senza una fauna autoctona, expats che lavorano per proiettare la loro vita nei loro paesi natii, turisti ammaliati dall’eccesso e persone locali soggiogati dall’ostentazione del loro stesso ideale di ricchezza. Una realtà dal forte impatto visivo ma che rischia di lasciare dei vuoti esperienziali. Esiste ancora l’anima autentica di Dubai?

Bur Dubai, il quartiere storico di Al Fahidi

Per cercare la vera identità di Dubai bisogna scendere dalle altezze vertiginose dei grattacieli, uscire dai lussuosi mega mall della città nuova e addentrarsi nella Bur Dubai iniziando dal quartiere storico di Al Fahidi, un tempo noto come Bastakia Quarter. In questa parte della città si passeggia tra edifici antichi in gesso e corallo perfettamente restaurati, una riqualifica che non ha intaccato l’atmosfera suggestiva del luogo. Una realtà di bellezza originaria valorizzata dal bisogno di autenticità: vale l’esperienza perdersi tra i “sikka”, i vicoletti selciati che si snodano nel centro di Al Fahidi, salire le scalette che si insinuano fra edifici bassi e le imponenti “torri del vento”, costruite quasi un secolo fa da facoltosi mercanti persiani, oggi punti di riferimento nel dedalo color sabbia.

Dopo aver visto tante mega strutture, le case basse assumono una parvenza più umana e sembrano sbirciare i passanti con le loro finestrelle squadrate, mentre dalle piccole grate decorate con arabeschi e motivetti geometrici ben coordinati filtra l’anima profumata che aleggia per il quartiere, un mix di spezie con una nota di cardamomo, l’onnipresente della cucina tipica.

L’olfatto non ci inganna e ci riconduce a qualche caffè artistico o ristorantino poco distante incastonato in qualche cortile interno, dove servono portate succulente, bibite rinfrescanti a base di agrumi e l’immancabile tè alla menta servito caldo. Le parti interne e i giardini ospitano b&b, localini deliziosi dove scoprire la cucina tipica tra nuvole di vapore e profumo di shisa dei narghilè, oppure piccoli musei come quello del caffè, dei francobolli e delle monete o gallerie d’arte come l’Al Serkal Cultural Foundation o la Majlis Gallery. In questa parte della città vecchia scoprirete delle dimensioni intime da vivere con lentezza e meraviglia dietro ogni porta.

Di altre dimensioni il breve tratto dell’originaria cinta muraria di Dubai che risale al 1800 circa e l’imperdibile Dubai Museum nell’imponente struttura dell’Al Fahidi Fort. Questo edificio è il più antico della città e risale al 1787; in passato fu sede del governo e residenza dei sovrani. Oggi ospita un’accurata esposizione di reperti archeologici, fotografie e contenuti multimediali che descrivono l’evoluzione esponenziale di Dubai, da piccolo villaggio a metropoli.

Una visita al Dubai Museum è un’occasione per scoprire la storia di una città proiettata al futuro e le testimonianze che si descrivono quasi come un paradosso se confrontate all’attualità. Una parte del museo è dedicata alla cultura e ai metodi dell’antica tradizione della pesca delle perle. In mostra vari tipi di pesi, bilance e setacci per la raccolta dei preziosi doni del mare oltre all’accurata descrizione delle strategie dei suoi cercatori, motore di un mercato che accompagna sin dall’antichità quello dell’oro.

Una passeggiata lungo il Dubai Creek per poi salpare a bordo di un “abra”

Il Dubai Creek è il canale che attraversa la città e nell’area della Bur Dubai separa i quartieri di Al Fahidi e della Deira. Questa insenatura è di fondamentale importanza sin dal passato, attorno a cui si è originariamente sviluppata la vita economica di Dubai. Ancora oggi è un simbolo ancorato alle sue tradizioni come il ritmo lento ma costante delle tradizionali dhow, le imbarcazioni tipiche dei pescatori e mercanti che arrivano dal Golfo Persico. Questi sambuchi vengono utilizzati da secoli per il trasporto merci nelle aree del Golfo Arabo e del Mar Rosso e si caratterizzano per la loro struttura in legno lavorato dipinto di bianco e turchese. Un tempo rinomati per il trasporti di perle e spezie, oggi hanno ampliato il loro mercato trasportando qualsiasi genere di merce.

Un traffico intenso ma rilassato solca le acque del Creek. Ai mezzi adibiti al trasporto merci si alternano gli “abra” o taxi d’acqua che conducono dall’altra parte del canale oppure viaggiano lungo i 3,2 km del corso d’acqua, in alternativa alla mini crociere proposte dalle varie agenzie del turismo, che raggiungono la Business Bay, grazie alla recente struttura del Dubai Water Canal.

Prima di salpare dall’altra parte del Creek non perdete Al Seef, attrazione del Dubai Creek, con area pedonale che si estende per 1,8 km sulle rive del canale. Si tratta di un centro culturale dove è possibile scoprire le antiche tradizioni beduine e un racconto dello stile di vita delle generazioni passate. Un ulteriore viaggio nel tempo a testimonianza delle radici nascoste della città.

Il quartiere di Deira, l’anima mercantile del Bur

Approdati dall’altra parte del creek ci si immerge nell’affollato quartiere di Deira. Il brusio sussurrato dell’altra sponda vi sembrerà solo un ricordo, eppure il fil rouge con il passato non viene spezzato in questa parte della città, soprattutto nel suq. A pochi passi dalla stazione degli abra, si trova il mercato vecchio di Deira. Un brulicare di vita, il mix inebriate di colori e profumi uniti ad una buona dose di intraprendenza mercantile dei commerciati stordiscono il compassato turista occidentale. Il contrattare per i mercanti del suq è una scuola di vita, e per il turista un allenamento all’insistenza che alle volte travalica la sopportazione. Eppure tuffarsi in questa realtà è una delle esperienze più autentiche e paradossalmente entusiasmanti a Dubai, distante dal consumismo preconfezionato (e inaccessibile) dei mega mall della città nuova.

Spezie, tessuti, incensi, “oud”, il legno aromatico locale, artigianato di ogni sorta ma anche uno strabiliante mercato dell’oro ( dal contesto meno patinato ma anch’esso inaccessibile). Una parte del suq è riservato a centinaia di negozi di gioielli che espongono con orgoglio meraviglie tanto spettacolari quanto grottesche per il nostro stile più composto. Anche il fascino dell’eccesso fa parte di una cultura tutta da scoprire, oltre gli stereotipi. La città vecchia, il Bur Dubai incanta con un racconto autentico, un altro lato dell’ambita opulenza del medio oriente.

Immagine copertina: Dubai Creek.

Photo credits: Elena Bittante

 

 

 

Dubai: “At the top” del Burj Khalifa, il grattacielo dei record fiore del deserto

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L’icona di Dubai è nota per essere il grattacielo più alto del mondo, un edificio dalle dimensioni surreali a confronto dei giganti che s’innalzano nella giungla metropolitana di questo avveniristico angolo degli Emirati Arabi Uniti. Stiamo parlando del Burj Khalifa, il re indiscusso dell’edilizia moderna in tutto il mondo. Un’entità materiale dall’indiscutibile opulenza ostentata, consuetudine di questa città in divenire, eppure alla sua vista viene meno il pregiudizio: il Burj Khalifa è un gioiello della tecnica ingegneristica che testimonia il progresso dell’uomo. Indimenticabile la prima volta che appare nello skyline all’orizzonte, stupefacente quando ci troviamo ai suoi piedi con il naso all’insù mentre perdiamo le sue proporzioni ostinati nella ricerca della cima

Sheikh Zayed Road

Il Burj Khalifa: il progetto e qualche numero

Il Burj Khalifa è un progetto dello Studio Skidmore, Owings & Merrill LLP (SOM) con Adrian Smith FAIA. L’edificio misura 828 metri di altezza e conta 160 piani. Si distingue per le sue eleganti geometrie cartesiane in vetro e acciaio all’esterno e per i solidi muri e corridoi in calcestruzzo armato all’interno, studiati per sopportare i carichi di gravità e quelli laterali. Un gigante dalla struttura armonica che svetta con grazia verso il cielo per omaggio e necessità: le sue forme si ispirano al leggiadro Hymenocallis, il fiore tradizionale del deserto, e le differenti altezze della torre che lo delineano con eleganza sono una strategia per rompere il flusso omogeneo del vento. La costruzione iniziò nel gennaio 2004 per essere inaugurata nel gennaio del 2010. 2.194 giorni di lavoro giorno e notte, 13.000 lavoratori tra operai e tecnici di oltre 100 nazionalità diverse. Cifre da capogiro per un edificio dei record. Il suo interno è una vera e propria città verticale e ospita uffici, appartamenti residenziali e l’elegante Armani Hotel per soggiorni da mille e una notte in chiave moderna.

Espansione urbanistica verso il deserto

La visita panoramica del Burj Khalifa

Surreale dal basso, mozzafiato dall’alto. Vale il costo del biglietto una visita ai piani alti del grattacielo. L’entrata alla torre prevede due piattaforme di osservazione: il 124° piano dove si trova la prima terrazza panoramica a 456 metri da terra e il 148° piano (At the Top, Burj Khalifa SKY) a 555 metri da terra. Queste altezze da capogiro sono raggiungibili in pochi secondi grazie ad ascensori a due piani che viaggiano a 10 m al secondo. La seconda piattaforma è il punto di osservazione su torre più alto al mondo e regala una perfetta visuale a 360 gradi su Dubai: spiccano il Burj Al Arab, il complesso residenziale The World e la Sheikh Zayed Road per poi confondere lo sguardo sulla giungla di cemento vasta e amorfa dei “piccoli” grattacieli di contorno, sui grovigli ordinati delle superstrade per finire verso le lande desolate del deserto all’orizzonte.

E’ possibile acquistare il biglietto d’ingresso on-line o al piano terra della struttura, la visita dura 90 minuti. Per il 124° piano il costo è di 125 AED (circa €30). Per il 148° piano (con il quale potrai visitare anche il 125°) il costo è di AED 300 (circa €74).

Una visita alla torre è una sensazione appagante, gioca con l’emozione dell’altezza straordinaria ed evoca la suggestione di toccare il cielo con un dito. Infine osservare dall’alto il panorama può rivelarsi anche uno spunto di riflessione per comprendere l’ambizione dell’uomo: la conquista del deserto, un’espansione verso il “nulla”. La vista che si scorge dall’alto della torre è una considerazione tangibile degli interessi verso un territorio solo all’apparenza privo di potenzialità.

At the Top, vista dal 148° piano

Come raggiungere Dubai

Per volare a Dubai esistono diverse alternative, è possibile scegliere tra tutte le compagnie aeree di bandiera europee e mediorientali. Da Roma sono poco più di 5 ore di volo diretto con atterraggio all’aeroporto internazionale di Dubai. In alternativa è possibile atterrare ad Abu Dhabi: i due aeroporti distano poco più di 100 chilometri ed è possibile raggiungere Dubai con un’auto a noleggio, in taxi (anche se i prezzi sono piuttosto alti per la distanza) o con gli autobus di linea che collegano le due città. La terza opzione è l’aeroporto di Sharjah, il centro cittadino che rappresenta il prolungamento Nord di Dubai, a poco più di 15 km dal quartiere di Deira.

 

Lo spettacolo notturno del Burj Khalifa

Immagine copertina: vista dal 148° piano, “At the Top”, Burj Khalifa SKY.

Photo credits: Elena Bittante

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Dal 148° piano: il divenire nel deserto. Una visita “At the top” del @burjkhalifa è una sensazione appagante, gioca con l’emozione dell’altezza straordinaria ed evoca la suggestione di toccare il cielo con un dito. Infine osservare dall’alto il panorama può rivelarsi anche uno spunto di riflessione per comprendere l’ambizione dell’uomo: la conquista del deserto, un’espansione verso il “nulla”. La vista che si scorge dall’alto della torre è una considerazione tangibile degli interessi verso un territorio solo all’apparenza privo di potenzialità. Il mio articolo dal grattacielo con il punto panoramico più alto del mondo: http://www.europeanaffairs.it/roma/2018/08/09/il-punto-panoramico-piu-alto-del-mondo-at-the-top-del-burj-khalifa-il-grattacielo-dei-record-fiore-del-deserto/ 🇦🇪 . . . #burjkhalifa #dubai #emaar #picsdubai #dubailife #tallestbuildingintheworld #dubailifestyle #dubaicity #uae #dubaitag #ilovedubai

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